martedì 27 dicembre 2011

.. e vabbè!

e vabbè..
proprio non ti sei lasciato sfuggire nessun pacchetto, neanche uno.
Certo che sei uno precisino, caro Babbo Natale.
Se ti fosse caduto un pacchetto dalla slitta non avresti potuto consegnarlo così ammaccato, allora forse l'avresti dato ad una come me, che si contenta di poco e non bada alle apparenze.
Visto che la serenità è già stata consegnata tutta, non è che per caso t'è rimasto un pacchettino piccolo e malconfezionato di tranquillità?
Io aspetto.

venerdì 23 dicembre 2011

Preghierina per Babbo Natale

Si, lo so che l'erba voglio non cresce nemmeno nel giardino del re però..
Caro Babbo Natale,
tu lo sai che io non sono una persona esigente: non chiedo cose di lusso, non amo andar fuori a cena, non mi interessa vestire bene e non vado neppure dal parrucchiere.
Sai che non mi interessa avere tanti soldi o una bella macchina, sai che non mi importa di mangiare chissà quali prelibatezze.
Ricordi che anche da piccola non ho mai chiesto regali impossibili, che non ho mai preteso niente.
So bene che nel mondo ci sono persone che soffrono più di me però, se ti avanza un pochino di serenità, potresti per piacere regalarmene un pò?

lunedì 19 dicembre 2011

La bellezza di ritrovarsi

Finalmente mio marito è tornato. Quando l'ho visto uscire dal gate stavo per saltare le transenne!
bello bello bello!
E' ridotto male, molto provato dalla morte di sua madre, si vede che per una settimana non ha nè dormito nè mangiato, è quasi afono.
adesso è sul letto che dorme e io sto qui zitta zitta per non svegliarlo.
che dire, lo amo anche quando russa :o)

sabato 17 dicembre 2011

Il tempo che non passa mai!

Oggi sono 5 giorni e mezzo che mio marito è in Egitto, mi accingo a dormire per la sesta notte senza di lui.
E' triste, sono triste.
Non sono abituata e non mi ci viglio abituare.
Aspetto che arrivi lunedì mattina come una pianta assetata nel deserto aspetta la pioggia.
Lo so che a qualcuno può sembrare esagerato
ma ancora dopo tanti anni noi ci amiamo e abbiamo voglia di condividere ogni minuto della nostra vita.
Sono qui e aspetto e il telefono non mi basta, non ci basta.
Il tempo non passa mai.

giovedì 15 dicembre 2011

Mi sa che non ho capito niente... o no??

Stamattina sono uscita a fare un giro con il mio cagnone, un bel giretto nel quartiere.
Niente di particolare, solo un momento di frivolo relax, un giro in giro per curiosare nelle vetrine natalizie-
Passiamo davanti ad una gioielleria e stavo per andare oltre quando l'occhio m'è caduto su una cornice portafoto di argento. Premesso che preferisco cose più semplici e handmade, riconosco però la bellezza delle lavorazioni e la fatica che c'è dietro ad un pezzo di oreficeria. Ma quello che m'ha colpito non è stato tanto la cornice quanto la foto.
Incredula, mi sono chinata ed ho appiccicato il naso alla vetrina...
era proprio Ernesto Che Guevara, uno dei miei miti, nella classica foto col sigaro in bocca!
Ma che ci fa El Che nella vetrina di un'oreficeria???
In una cornice d'argento???
Penso che si rivolterà nella tomba.
Che dire? Non ho capito nulla io o, meglio, ha capito tutto la proprietaria dell'oreficeria che, con questa operazione di marketing ( discutibilissima! ) ha fatto fermare una come me davanti alla sua vetrina?
L'operazione è in parte fallita perchè non ho comprato nulla ma, giuro, se avessi avuto soldi da buttare me la sarei comprata quella cornice solo per rimediare allo scempio
e avrei aggiunto anche una mancia se la signora m'avesse promesso - croce sul cuore e giurin giuretto - di non mettere più El Che in una cornice d'argento!


martedì 13 dicembre 2011

Nahmat


È sempre difficile per me scrivere un post.
Mi sono ripromessa di non scrivere cose a casaccio, tanto per pubblicare qualcosa. Questo anche a costo di risultare “pesante”. Questo 2011 per me e mio marito è stato difficile e come dicono i saggi, la coda è sempre la più difficile da pelare.
È venuta a mancare Nahmat, la mamma di mio marito. Non la chiamo appositamente suocera, per me non lo è mai stata.
Nahmat era una seconda mamma, una persona buona.
So che, dopo che sono morti, di tutti si dice la stessa cosa: donne santissime e uomini probi, lavoratori instancabili e madri amatissime, padri esemplari e donne eccezionali.
Nahmat è una persona semplice, non istruita, vissuta sempre in un paesino dell’Egitto.
Ma è una donna con tutte le lettere maiuscole, il cardine della famiglia, la persona che ha saputo crescere 5 figli lavorando nei campi dalla mattina alla sera ed insegnando loro i veri valori della vita. È colei che ha fatto mio marito così com’è, e così come lo amo. È la donna che mi ha accolto come una figlia, senza pregiudizi e senza riserve.
Nahmat, pur essendo cresciuta in un paese in cui le donne per tradizione indossano il velo, non ha avuto niente da ridire sui miei capelli al vento, sul mio piercing al naso e la sigaretta in bocca. Anzi, è colei che, mettendo a tacere una vicina invidiosa del mio matrimonio, le ha risposto senza esitare: “sei tu che devi portare il velo perché hai qualcosa da nascondere” e si è tolta il velo anche lei.
Nahmat è colei che mi tiene stretta e mi accarezza i capelli e che mi ha parlato in arabo per ore pur sapendo che io capivo poche parole, ed erano dolci anche quelle che non capivo.
Nahmat è colei che, divenuta cieca, non ha detto niente a nessuno per giorni e giorni, per non disturbare. Ce ne siamo accorti perché furtivamente metteva un dito nella tazza per evitare che il thè traboccasse mentre lo versava. E quando le abbiamo chiesto “mamma, ma tu non ci vedi più?” ha risposto.. “un po’…” perché non voleva che ci preoccupassimo.
Mi accorgo che sto parlando di lei al presente. È giusto così.
Nahmat è.

domenica 11 dicembre 2011

Il mio inno

Non, rien de rien
Non, je ne regrette rien
Ni le bien qu'on m'a fait, ni le mal
Tout зa m'est bien йgal
Non, rien de rien
Non, je ne regrette rien
C'est payй, balayй, oubliй
Je me fous du passйAvec mes souvenirs
J'ai allumй le feu
Mes chagrins, mes plaisirs
Je n'ai plus besoin d'eux
Balayйs mes amours
Avec leurs trйmolos
Balayйs pour toujours
Je repars а zйro
Non, rien de rien
Non, je ne regrette rien
Ni le bien qu'on m'a fait, ni le mal
Tout зa m'est bien йgal
Non, rien de rien
Non, je ne regrette rien
Car ma vie
Car mes joies
Aujourd'hui
Зa commence avec toi

sabato 10 dicembre 2011

E' così che immaginavi la tua vita, Edna?


“È così che immaginavi la tua vita, Edna?”
Non sono impazzita e non mi chiamo neppure Edna.
È una frase pronunciata in un episodio dei Simpsons.
Premetto che sono a casa dal lavoro per il ponte dell’Immacolata. Stare a casa è il sogno di ogni lavoratore, soprattutto quando si sveglia all’alba e fuori ancora è buio, c’è freddo, l’autobus è pieno e sa che lo aspettano 8 ore di fatica non sempre gratificante e gratificata. Io amo stare a casa, ho da fare tante cose, i miei attacchi creativi, gli amici, dormire..
E ogni tanto guardo i cartoni animati. Oggi, i Simpsons. E allora basta una frase, una musica, un piccolo spunto perché la mia mente parta per voli pindarici.
“È così che immaginavi la tua vita, Edna?”
Quando ero piccola sognavo tante cose. Prima di tutto volevo fare la veterinaria, amo tantissimo gli animali. Mio padre non ci ha mai permesso di averne uno, fatto salvo un paio di criceti che, però, erano causa continua di discussioni. Mia madre da piccola aveva un cane, lei ama gli animali e mi ha trasmesso questo amore. Comunque.. animali niente.
Ricordo che d’estate mia nonna materna dopo pranzo spruzzava il ddt in cucina per mandare via le mosche. Era necessario, secondo lei, perché in casa (in un delizioso paesino di montagna) ne giravano parecchie a causa dell’orto e delle galline. Quando tutti facevano la siesta, io entravo quatta quatta in cucina, senza osare aprire la portafinestra, e mi intossicavo cercando di salvare le povere malcapitate mosche dalla loro fine ormai segnata. Facevo l’ospedale delle mosche, le prendevo mentre, agonizzanti, ruotavano impazzite sulla schiena. Non sapevo come intervenire, le guardavo impotente e le consolavo.
Mi piaceva anche fare la maestra d’asilo, il lavoro di mia madre. Penso tutt’ora sia bellissimo essere circondati da bambini.
Mi piaceva anche tantissimo disegnare e dipingere, ma dovevo farlo di nascosto. Secondo mio padre non era una cosa seria, era solo perder tempo, roba da barboni e da drogati. Infatti quando ho espresso il desiderio di frequentare il liceo artistico mi son beccata due sberle e sono stata iscritta con forza al liceo classico.
Ho già detto che, pur di andarmene, avrei fatto la puttana all’inferno. Dopo il liceo ho frequentato la facoltà di Lettere, mi sono laureata e sono scappata via definitivamente.
Sicuramente avrei voluto dei figli da giovane, ero affascinata dalla mamma di una mia compagna d’asilo: sembravano sorelle, lei era rimasta incinta a 16 anni. Invidiavo la loro complicità, il loro entusiasmo. Casa mia era un lager, sarà per quello che ho imparato a sognare.
Non posso lamentarmi della mia vita. Ho una casa e un lavoro, ho un marito che mi ama e amici che mi vogliono bene, ho un cane e 3 gatti. Non ho figli però, anche se non mi arrendo.
“È così che immaginavi la tua vita, Edna?”
Non proprio. Ma ho ancora tempo.

venerdì 9 dicembre 2011

Il Natale delle pecore nere.


Ecco, ci risiamo.

È di nuovo quasi Natale. Manca qualche giorno, è vero. Però la frenesia che si impossessa del genere umano è già qui. Detesto che si debba essere necessariamente felici, detesto dovermi stampare un sorriso sulla faccia che sembra quasi una paralisi o un botox riuscito male.
Sono a casa in ferie e alla tv non proiettano altro che film natalizi, film in cui tutti sono buoni e si vogliono bene e, malgrado le incomprensioni e le difficoltà della vita si abbracciano e si ritrovano, svaniscono le incomprensioni e tornano ad essere la famiglia felice che in realtà non avevano mai smesso di essere, solo che non se ne erano accorti.
Io questo bene non l’ho mai avuto. Non mi ricordo un Natale, o una qualsiasi festa, in cui a casa mia non ci fossero discussioni, liti, musi lunghi, aggressività malcelate. Anzi: le feste era no proprio il momento migliore per trovare nuovi pretesti per litigare.. sarà che si aveva più tempo libero – niente lavoro, niente scuola.
Non ricordo un abbraccio, se non quelli di mia madre, non ricordo una tavola imbandita con attorno amici e parenti. Mia madre ci provava tutti gli anni, ma inevitabilmente si creavano due distinte fazioni: prima mangiavano il Signor G e la sua adorata mammina, poi io mia madre e mia sorella.
Chi è il Signor G? Detto anche Norman Bates, trattasi di mio padre. Mammina sua ( ora defunta - con mia somma gioia - da qui il nome Norman Bates come il protagonista di Psicho ) è la causa principale delle turbe mentali del Signor G e di buona parte delle mie. Viveva con noi o, meglio, è andata anche in viaggio di nozze.. quindi era lì prima di me e c’è rimasta molto tempo anche dopo di me.
Tornando al Natale, poteva mai festeggiare una famiglia nella quale la mamma di Norman imperversava con la sua follia e la sua ignoranza, Norman imperversava col suo sadismo sul resto della famiglia per sfogare le sue frustrazioni ed eseguire gli ordini di mammina? Certo che no.
Ecco, io una famiglia non ce l’ho. Ho solo mia madre che ha sacrificato tutta la sua vita in nome di un matrimonio che lei sa essere stato un errore al quale però non è riuscita a rimediare.
Sono andata via prestissimo, era la sola cosa che potessi fare. Avrei fatto la puttana all’inferno pur di andarmene. La mia serenità m’è costata molto, ma in fondo trovo sia un prezzo equo, ho un marito che mi ama e non è da tutti.
Mi chiedo solo perché mi ritrovo con una sorella che è Norman con le tette ( Freud se non ricordo male parlava di 3 generazioni schizofreniche ), una madre che ancora oggi non ha la forza di mollare tutto e venire a stare con me.
Ricordo che con mia sorella mettevamo fuori dall’armadio tutti i vestitini e poi giocavamo al negozio, scambiandoci i ruoli di commessa e cliente. Mi chiedo dov’è rimasta incastrata quella bambina: la donna che ho di fronte ora è fredda e ostile, teme la mia presenza non perché io rappresenti la sua coscienza, come il Grillo Parlante di Pinocchio, ma perché costituisco una minaccia alla sua eredità.
Si, perché Norman come regalo di Natale m’ha diseredato, ha donato tutto ai suoi nipoti e ha costretto mia madre a firmare una carta in cui dichiara la stessa volontà. Non parlatemi di legittima, non potrei mai fare causa ai miei nipotini.
Esiste un bene “genetico”, almeno per me. In un bellissimo libro di ‘Ala Al-Aswani, Palazzo Yacoubian, si legge “i fratelli bisticciano ma non si odiano”. Mi piacerebbe potergli dare ragione.
Quel libro l’ho comprato per affrontare il viaggio che ho fatto il 1 ottobre per andare a Roma da mia madre. È un intreccio di storie in un palazzo de Il Cairo. C’è il giornalista omosessuale che intreccia una relazione con un uomo sposato, c’è una ragazza orfana che cerca di sopravvivere alle avversità, c’è un commerciante avido e scaltro che si impossessa della terrazza comune, c’è l’uomo d’affari che si compra l’ingresso in politica e si compra una seconda moglie giovane e bella con la quale stabilisce un patto: niente figli. Lei però resta incinta e lui la costringe ad abortire. E c’è un vecchio che vive al di fuori delle regole della società, un esteta fragile alla ricerca dell’amore e della felicità. Sua sorella lo sbatte fuori di casa per ereditare tutto, lui non ha figli e comunque sarà lei ad ereditare il patrimonio ma non le basta, vuole tutto e subito.
Beh, l’ho letto nelle 4 ore di viaggio e quando sono arrivata a casa.. sorpresa: il Signor G mi ha diseredato, mia sorella nemmeno s’è fatta vedere, ha dato ordine ai bambini di stare lontani da me ( l’ho visti per 5 minuti, il tempo di dar loro i regali ). Ero pure incinta, ma ancora non lo sapevo. Inutile dire che ho perso il bambino anche questa volta. Un libro, una profezia.
Sono la pecora nera., l’incarnazione stessa del male: sono comunista, ho sposato un egiziano, sono fuori dalle regole del Signor G/Norman.
Perché scrivo tutto questo?
Io non posso parlare con mia sorella, non posso parlare con i miei nipoti, parlo di nascosto con mia madre. Spero che mia sorella legga queste righe ( so che mi spia.. )
Io non ti odio. Sei mia sorella.
Non odio nemmeno il Signor G. E’ comunque mio padre.
Sono solo profondamente delusa, ma non da lui: sono delusa da te che m’hai venduta per impossessarti di quattro soldi. Spero che questo plachi la tua avidità e che ti consenta finalmente di riflettere.
Io sono qui. Buon Natale.

Il perchè delle mie ragioni.

questo blog nasce dalla necessità di avere uno spazio per scrivere.
da qualche tempo sul mio blog creativo www.artedellapazienza.blogspot.com  postavo anche i miei pensieri e non va bene. quello è un blog creativo, non c'è spazio per la tristezza e le riflessioni.
quindi ricomincio da qui.