sabato 10 dicembre 2011

E' così che immaginavi la tua vita, Edna?


“È così che immaginavi la tua vita, Edna?”
Non sono impazzita e non mi chiamo neppure Edna.
È una frase pronunciata in un episodio dei Simpsons.
Premetto che sono a casa dal lavoro per il ponte dell’Immacolata. Stare a casa è il sogno di ogni lavoratore, soprattutto quando si sveglia all’alba e fuori ancora è buio, c’è freddo, l’autobus è pieno e sa che lo aspettano 8 ore di fatica non sempre gratificante e gratificata. Io amo stare a casa, ho da fare tante cose, i miei attacchi creativi, gli amici, dormire..
E ogni tanto guardo i cartoni animati. Oggi, i Simpsons. E allora basta una frase, una musica, un piccolo spunto perché la mia mente parta per voli pindarici.
“È così che immaginavi la tua vita, Edna?”
Quando ero piccola sognavo tante cose. Prima di tutto volevo fare la veterinaria, amo tantissimo gli animali. Mio padre non ci ha mai permesso di averne uno, fatto salvo un paio di criceti che, però, erano causa continua di discussioni. Mia madre da piccola aveva un cane, lei ama gli animali e mi ha trasmesso questo amore. Comunque.. animali niente.
Ricordo che d’estate mia nonna materna dopo pranzo spruzzava il ddt in cucina per mandare via le mosche. Era necessario, secondo lei, perché in casa (in un delizioso paesino di montagna) ne giravano parecchie a causa dell’orto e delle galline. Quando tutti facevano la siesta, io entravo quatta quatta in cucina, senza osare aprire la portafinestra, e mi intossicavo cercando di salvare le povere malcapitate mosche dalla loro fine ormai segnata. Facevo l’ospedale delle mosche, le prendevo mentre, agonizzanti, ruotavano impazzite sulla schiena. Non sapevo come intervenire, le guardavo impotente e le consolavo.
Mi piaceva anche fare la maestra d’asilo, il lavoro di mia madre. Penso tutt’ora sia bellissimo essere circondati da bambini.
Mi piaceva anche tantissimo disegnare e dipingere, ma dovevo farlo di nascosto. Secondo mio padre non era una cosa seria, era solo perder tempo, roba da barboni e da drogati. Infatti quando ho espresso il desiderio di frequentare il liceo artistico mi son beccata due sberle e sono stata iscritta con forza al liceo classico.
Ho già detto che, pur di andarmene, avrei fatto la puttana all’inferno. Dopo il liceo ho frequentato la facoltà di Lettere, mi sono laureata e sono scappata via definitivamente.
Sicuramente avrei voluto dei figli da giovane, ero affascinata dalla mamma di una mia compagna d’asilo: sembravano sorelle, lei era rimasta incinta a 16 anni. Invidiavo la loro complicità, il loro entusiasmo. Casa mia era un lager, sarà per quello che ho imparato a sognare.
Non posso lamentarmi della mia vita. Ho una casa e un lavoro, ho un marito che mi ama e amici che mi vogliono bene, ho un cane e 3 gatti. Non ho figli però, anche se non mi arrendo.
“È così che immaginavi la tua vita, Edna?”
Non proprio. Ma ho ancora tempo.

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mi spiace perchè, a causa della maleducazione di qualcuno, ho dovuto fare in modo che non si possa commentare in modo anonimo e che il tuo commento possa apparire solo dopo la moderazione.
perdonami e grazie ancora per la pazienza!
Adelia