venerdì 9 dicembre 2011

Il Natale delle pecore nere.


Ecco, ci risiamo.

È di nuovo quasi Natale. Manca qualche giorno, è vero. Però la frenesia che si impossessa del genere umano è già qui. Detesto che si debba essere necessariamente felici, detesto dovermi stampare un sorriso sulla faccia che sembra quasi una paralisi o un botox riuscito male.
Sono a casa in ferie e alla tv non proiettano altro che film natalizi, film in cui tutti sono buoni e si vogliono bene e, malgrado le incomprensioni e le difficoltà della vita si abbracciano e si ritrovano, svaniscono le incomprensioni e tornano ad essere la famiglia felice che in realtà non avevano mai smesso di essere, solo che non se ne erano accorti.
Io questo bene non l’ho mai avuto. Non mi ricordo un Natale, o una qualsiasi festa, in cui a casa mia non ci fossero discussioni, liti, musi lunghi, aggressività malcelate. Anzi: le feste era no proprio il momento migliore per trovare nuovi pretesti per litigare.. sarà che si aveva più tempo libero – niente lavoro, niente scuola.
Non ricordo un abbraccio, se non quelli di mia madre, non ricordo una tavola imbandita con attorno amici e parenti. Mia madre ci provava tutti gli anni, ma inevitabilmente si creavano due distinte fazioni: prima mangiavano il Signor G e la sua adorata mammina, poi io mia madre e mia sorella.
Chi è il Signor G? Detto anche Norman Bates, trattasi di mio padre. Mammina sua ( ora defunta - con mia somma gioia - da qui il nome Norman Bates come il protagonista di Psicho ) è la causa principale delle turbe mentali del Signor G e di buona parte delle mie. Viveva con noi o, meglio, è andata anche in viaggio di nozze.. quindi era lì prima di me e c’è rimasta molto tempo anche dopo di me.
Tornando al Natale, poteva mai festeggiare una famiglia nella quale la mamma di Norman imperversava con la sua follia e la sua ignoranza, Norman imperversava col suo sadismo sul resto della famiglia per sfogare le sue frustrazioni ed eseguire gli ordini di mammina? Certo che no.
Ecco, io una famiglia non ce l’ho. Ho solo mia madre che ha sacrificato tutta la sua vita in nome di un matrimonio che lei sa essere stato un errore al quale però non è riuscita a rimediare.
Sono andata via prestissimo, era la sola cosa che potessi fare. Avrei fatto la puttana all’inferno pur di andarmene. La mia serenità m’è costata molto, ma in fondo trovo sia un prezzo equo, ho un marito che mi ama e non è da tutti.
Mi chiedo solo perché mi ritrovo con una sorella che è Norman con le tette ( Freud se non ricordo male parlava di 3 generazioni schizofreniche ), una madre che ancora oggi non ha la forza di mollare tutto e venire a stare con me.
Ricordo che con mia sorella mettevamo fuori dall’armadio tutti i vestitini e poi giocavamo al negozio, scambiandoci i ruoli di commessa e cliente. Mi chiedo dov’è rimasta incastrata quella bambina: la donna che ho di fronte ora è fredda e ostile, teme la mia presenza non perché io rappresenti la sua coscienza, come il Grillo Parlante di Pinocchio, ma perché costituisco una minaccia alla sua eredità.
Si, perché Norman come regalo di Natale m’ha diseredato, ha donato tutto ai suoi nipoti e ha costretto mia madre a firmare una carta in cui dichiara la stessa volontà. Non parlatemi di legittima, non potrei mai fare causa ai miei nipotini.
Esiste un bene “genetico”, almeno per me. In un bellissimo libro di ‘Ala Al-Aswani, Palazzo Yacoubian, si legge “i fratelli bisticciano ma non si odiano”. Mi piacerebbe potergli dare ragione.
Quel libro l’ho comprato per affrontare il viaggio che ho fatto il 1 ottobre per andare a Roma da mia madre. È un intreccio di storie in un palazzo de Il Cairo. C’è il giornalista omosessuale che intreccia una relazione con un uomo sposato, c’è una ragazza orfana che cerca di sopravvivere alle avversità, c’è un commerciante avido e scaltro che si impossessa della terrazza comune, c’è l’uomo d’affari che si compra l’ingresso in politica e si compra una seconda moglie giovane e bella con la quale stabilisce un patto: niente figli. Lei però resta incinta e lui la costringe ad abortire. E c’è un vecchio che vive al di fuori delle regole della società, un esteta fragile alla ricerca dell’amore e della felicità. Sua sorella lo sbatte fuori di casa per ereditare tutto, lui non ha figli e comunque sarà lei ad ereditare il patrimonio ma non le basta, vuole tutto e subito.
Beh, l’ho letto nelle 4 ore di viaggio e quando sono arrivata a casa.. sorpresa: il Signor G mi ha diseredato, mia sorella nemmeno s’è fatta vedere, ha dato ordine ai bambini di stare lontani da me ( l’ho visti per 5 minuti, il tempo di dar loro i regali ). Ero pure incinta, ma ancora non lo sapevo. Inutile dire che ho perso il bambino anche questa volta. Un libro, una profezia.
Sono la pecora nera., l’incarnazione stessa del male: sono comunista, ho sposato un egiziano, sono fuori dalle regole del Signor G/Norman.
Perché scrivo tutto questo?
Io non posso parlare con mia sorella, non posso parlare con i miei nipoti, parlo di nascosto con mia madre. Spero che mia sorella legga queste righe ( so che mi spia.. )
Io non ti odio. Sei mia sorella.
Non odio nemmeno il Signor G. E’ comunque mio padre.
Sono solo profondamente delusa, ma non da lui: sono delusa da te che m’hai venduta per impossessarti di quattro soldi. Spero che questo plachi la tua avidità e che ti consenta finalmente di riflettere.
Io sono qui. Buon Natale.

Nessun commento:

Posta un commento

grazie per avermi letto
mi spiace perchè, a causa della maleducazione di qualcuno, ho dovuto fare in modo che non si possa commentare in modo anonimo e che il tuo commento possa apparire solo dopo la moderazione.
perdonami e grazie ancora per la pazienza!
Adelia