martedì 13 dicembre 2011

Nahmat


È sempre difficile per me scrivere un post.
Mi sono ripromessa di non scrivere cose a casaccio, tanto per pubblicare qualcosa. Questo anche a costo di risultare “pesante”. Questo 2011 per me e mio marito è stato difficile e come dicono i saggi, la coda è sempre la più difficile da pelare.
È venuta a mancare Nahmat, la mamma di mio marito. Non la chiamo appositamente suocera, per me non lo è mai stata.
Nahmat era una seconda mamma, una persona buona.
So che, dopo che sono morti, di tutti si dice la stessa cosa: donne santissime e uomini probi, lavoratori instancabili e madri amatissime, padri esemplari e donne eccezionali.
Nahmat è una persona semplice, non istruita, vissuta sempre in un paesino dell’Egitto.
Ma è una donna con tutte le lettere maiuscole, il cardine della famiglia, la persona che ha saputo crescere 5 figli lavorando nei campi dalla mattina alla sera ed insegnando loro i veri valori della vita. È colei che ha fatto mio marito così com’è, e così come lo amo. È la donna che mi ha accolto come una figlia, senza pregiudizi e senza riserve.
Nahmat, pur essendo cresciuta in un paese in cui le donne per tradizione indossano il velo, non ha avuto niente da ridire sui miei capelli al vento, sul mio piercing al naso e la sigaretta in bocca. Anzi, è colei che, mettendo a tacere una vicina invidiosa del mio matrimonio, le ha risposto senza esitare: “sei tu che devi portare il velo perché hai qualcosa da nascondere” e si è tolta il velo anche lei.
Nahmat è colei che mi tiene stretta e mi accarezza i capelli e che mi ha parlato in arabo per ore pur sapendo che io capivo poche parole, ed erano dolci anche quelle che non capivo.
Nahmat è colei che, divenuta cieca, non ha detto niente a nessuno per giorni e giorni, per non disturbare. Ce ne siamo accorti perché furtivamente metteva un dito nella tazza per evitare che il thè traboccasse mentre lo versava. E quando le abbiamo chiesto “mamma, ma tu non ci vedi più?” ha risposto.. “un po’…” perché non voleva che ci preoccupassimo.
Mi accorgo che sto parlando di lei al presente. È giusto così.
Nahmat è.

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grazie per avermi letto
mi spiace perchè, a causa della maleducazione di qualcuno, ho dovuto fare in modo che non si possa commentare in modo anonimo e che il tuo commento possa apparire solo dopo la moderazione.
perdonami e grazie ancora per la pazienza!
Adelia