venerdì 13 gennaio 2012

Io ricordo


Roma. 1972.
4 anni. È strano ricordare a quell’età e dopo così tanto tempo. Ma io ricordo.
Persone mi passano accanto senza accorgersi di me, sono lembi di stoffe in movimento, invernali e grigiastre. Accanto a me mia sorella. È più alta di me di una spanna ed ha i capelli neri, ma io vedo solo un cane di plastica bianca, con le orecchie grigie e la linguetta rossa a leccare un nasino ormai scrostato. È bello, quel cane, e sa di mamma e di bagnoschiuma “Fa”. Vorrei tenerlo un po’, ma mia sorella urla ed io lascio stare perché è più forte di me.
Sono stanca di aspettare in piedi ed ho caldo con il poncho di lana verde (.. “sta tanto bene coi capelli rossi!”) coi fiori all’uncinetto che mi ha fatto la mamma.
Metto un piede sul muro, qualcuno vede e mi arriva uno schiaffo. Mia sorella ride, io aspetto che la stoffa si allontani e rimetto il piede dov’era. Piano piano, impercettibilmente, comincio a muovermi. Il muro si sporca, le prenderò ancora ma continuo ostinatamente il mio disegno.
Sbatte una porta, le stoffe gridano. Qualcuno mi strattona portandomi via.
La porta si chiude.
Io sono fuori.
Il mio disegno resta dentro.

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grazie per avermi letto
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perdonami e grazie ancora per la pazienza!
Adelia