domenica 29 gennaio 2012

La spiaggia di Nina


Non sono una di quelle persone che si innamorano facilmente, anzi.
Somiglio più ad un bradipo che a Speedy Gonzales: penso, ripenso, valuto, ci ripenso, scappo e ritorno, me ne rivado poi torno sui miei passi, esito e poi, forse, mi lancio.
Non che io pensi di valere talmente tanto da non dovermi concedere, anzi. La maggior parte dei miei pensieri somiglia a “ma che ci troverà questa persona in me”?
Una volta l’ho chiesto anche a mia madre. Letteralmente le ho chiesto a bruciapelo:
Se io non fossi tua figlia tu mi vorresti bene lo stesso? Mi stimeresti? Mi vorresti accanto per libera scelta e non perché obbligata dalle convenzioni sociali?”
Mia mamma, povera crista, è scappata.
Ora, che la mia autostima sia sulla lista dei primi 10 latitanti dell’universo cosa risaputa. Però ogni tanto me ne arriva notizia, un po’ come le telefonate a “Chi l’ha visto?”
E allora, dopo lunghe riflessioni, ripensamenti e ritorni, posso affermare che sono davvero innamorata di una persona che, per di più, è anche un’ottima blogger.
Nina ha un blog che ormai è diventato una piacevole abitudine per me. L’ho seguita per mesi standomene zitta e buona, l’ho studiata, ho esitato e poi mi sono lasciata andare. Ho cominciato a scrivere qualche commento in punta di piedi, poi le ho mandato la mia conchiglia ( 2, a dire il vero ). L’ho fatto perché ho amato il suo modo di accogliere, di comprendere, di commentare, di  avere una parola per tutte e una pazienza che mi piace immaginare infinita.
Ho amato le sue cartonine, sisi, proprio cartonine: non è un errore di battitura.
E adesso che sta arrivando il mio turno, l’ora fatidica della mia conchiglia sgangherata, esito e vorrei scappare, ma stringo i denti e mi impedisco di mandarle una email per fermare tutto.
Grazie Nina, sei riuscita a tirarmi fuori parole che mi ero ripromessa di non pronunciare mai più, come diceva il buon Giovanni Lindo Ferretti ai tempi dei C.S.I ( Consorzio Suonatori  Indipendenti ) 

Blu

aspetta chi ha aspettato
che sia compiuta l'attesa di chi attende
non sono strutturato in modo di poter
reggere per molto tempo ancora
sotto la calma apparente
un assordante frastuono
dissonanze chiassose e confuse
armonie affannate sconnesse
leggere increspature agli orli

ho dato al mio dolore la forma di parole abusate
che mi prometto di non pronunciare mai più

alimentare catena implacabile
pause tranquille atte alla digestione
intransigenze mute
rabbiose devozioni
ho dato al mio dolore la forma di parole abusate
che mi prometto di non pronunciare mai più
ho dato al mio dolore la forma di abusate parole
lasciando perdere attese e ritorni
ho aperto gli occhi dall'orlo increspato
ho visto l'alba blu

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grazie per avermi letto
mi spiace perchè, a causa della maleducazione di qualcuno, ho dovuto fare in modo che non si possa commentare in modo anonimo e che il tuo commento possa apparire solo dopo la moderazione.
perdonami e grazie ancora per la pazienza!
Adelia