venerdì 24 febbraio 2012

Artisti per Ippoasi

Oggi voglio informarvi di questa bella iniziativa.
Ippoasi è un'oasi vegan e ospita diversi animali salvati dal macello o da altre situazioni di profonda sofferenza.
Poichè provvedere alle cure veterinarie e mantenerli tutti è costoso, Troglodita Tribe chiede agli artisti ed alle artiste di donare una loro opera che rappresenti un animale. Va bene tutto, dal disegno a quello che vi viene in mente.
Dietro il vostro capolavoro potrete scrivere "donato da ... per Ippoasi".
Troglodita Tribe provvederà ad organizzare degli eventi per vendere questi oggetti e il ricavato andrà ad Ippoasi.
Le vostre opere vanno spedite a

Troglodita Tribe
Castel San Venanzo 33 bis Serrapetrona (MC)
Vi posto il loro volantino!

venerdì 17 febbraio 2012

Bugie d'artista


Cos’è che spinge a creare, a muovere le mani, a togliere tempo al sonno?
Cos’è che ci fa camminare sempre un po’ sulle nuvole, sempre un po’ distratti, come se questo mondo non ci appartenesse?
Sinceramente non lo so, non so dare una risposta universale a questo quesito.
Io non mi sento a mio agio in questo mondo, in questa città, in questa società. Io creo perché ho bisogno che qualcosa mi somigli, creo perché quello che vedo non mi piace. Non è una fuga dalla realtà, è più che altro un’affermazione di me. 
Creo quindi esisto.
Mi invento quello che non c’è, quello che mi piacerebbe vedere, quello che mi piacerebbe che ci fosse.
Vivere è spesso una forzatura, c’è chi si inventa una realtà e la racconta agli altri. Se lo male e gratuitamente pensiamo che sia un bugiardo; se lo fa bene è un artista.
Ognuno mente a modo suo, ognuno cerca un modo per sopravvivere. Quello che ci differenzia è la motivazione, ovvero il motivo per cui si mente. 
Una bugia, per me, è quando racconti qualcosa per far colpo sugli altri, una bugia è quando non dici la verità perché non hai il coraggio delle tue azioni e vuoi evitare problemi.
Anche gli artisti mentono?
Forse, a modo loro. Non per far colpo sugli altri, non perché non hanno il coraggio delle proprie azioni: mentono perché hanno  bisogno di esprimere il loro punto di vista su  ciò che vedono o sentono. E questa non è menzogna, è solo espressione del sé, della propria opinione.. che può tranquillamente non essere condivisa, può essere fraintesa, denigrata, maltrattata, manipolata, interpretata secondo un altro punto di vista, un’altra sensibilità.
Penso che creare, almeno per me, sia una grande valvola di sfogo, più ancora dello scrivere, sicuramente più del parlare.  Ho scelto il mio modo di comunicare col mondo. 
Il vostro qual è? 

lunedì 13 febbraio 2012

Anniversario!


Oggi è il nostro anniversario di matrimonio.
Non ho molto da dire, solo che risposerei mio marito con effetto retroattivo!
Vi posto il disegno che Abdelsalam s’è sforzato di fare col Paint
Ed è un grande risultato, visto che non sa disegnare e che col mouse non è facile.
Però è fatto con tanto amore!
Scusate se sono laconica ma, capirete.. c’ho da fa!

LA FOTO DEL MATRIMONIOOOOOOOOOO

venerdì 10 febbraio 2012

Io e Cezanne passando per il centro..


Vi siete mai sentiti inadeguati?
Conoscete quella sensazione subdola, quel brivido che vi prende alle spalle e vi fa sentire più brutte e goffe di quanto in realtà non siate e che, inesorabilmente, vi da quella postura da burattino abbandonato e un passo da cammello zoppo?
Beh, io la conosco bene.
Ci sono dei momenti in cui, come forse ho già confessato, anche se sono da sola penso che siamo in troppi.
Oggi sono andata in centro. Le mie amiche sanno che per stanarmi ci vuole qualcosa di davvero bello, qualcosa per cui io so che vale la pena di forzare la mia natura da riccio timido a lasciare la tana.
Oggi il buon motivo era la mostra di Cezanne.ma della mostra vi parlerò dopo.
Cominciamo dall’inizio, facciamo le cose per benino, almeno per una volta.
Vi ho già detto che odio il centro? Odio mortalmente il centro di ogni città e sono certa che la cosa è reciproca. Odio quell’accozzaglia di palazzi alteri e di negozi alla moda, odio le persone spocchiose e le loro pellicce, odio che siano perfettamente truccate anche con 50 gradi all’ombra e strapettinate anche se c’è la tramontana. Odio i loro tacchi a spillo sulla neve.
L’ultima volta che sono andata in centro è stato l’anno scorso per la mostra di Dalì. E vabbè, c’ho la fissa, non è un delitto.
Allora. Un’altra cosa che non vi ho detto è che il complimento più lusinghiero che ho ricevuto in merito al mio look è stato quello di un mio amico che mi ha detto
“sembri una scappata di casa coi vestiti del fratello maggiore”
Ci siamo capite, no?
Poi mamma m’ha fatto sta massa di capelli rossi e riccissimi che mi rifiuto di tingere malgrado i primi capelli bianchi. Insomma, l’insieme non è proprio da atelier.. non c’ho il fisico.
C’ho pure gli anfibi, ma mica solo adesso che nevica..
Comunque, sono uscita dall’ufficio alle 13 e 13. Appuntamento alle 16 in Duomo. Allora ho deciso di andarci a piedi ( da Bande Nere.. le lettrici di Milano sanno che è un bel tragitto, dopo vi posto una mappa. sò 5,8 km..).
Prima tappa in Via Washington in un negozio perché dovevo prendere delle cose per fare una collana che mi hanno ordinato. Poi un lunghissimo giro alla Feltrinelli di P.zza Piemonte, diciamo che sono stata dentro un’ora. Poi m’è venuta fame e mi sono presa un hot dog. Ho avuto la faccia tosta di mangiarmelo per strada ( pare che a Milano non mangino mai, e men che meno per strada, qui si fanno solo happy hours!! ). Man mano camminavo inoltrandomi sempre più in territorio nemico!
Ci siamo.. il Duomo! Manco a dirlo che è tutto pulito e spalato, la neve ce la becchiamo solo in periferia! Ero in anticipo e tirava una tramontana pazzesca, così mi sono rifugiata nel primo posto aperto
Chettelodicoaffà? La Rinascente!
Volevo morire! Un’orda di donne più o meno belle ma tutte tiratissime, come uscite da un catalogo. Mi meraviglia che il National Geographic non abbia mai pensato di scattare delle foto a questa fauna: lì un gruppo di modelle appena uscite da una copertina, con quel broncetto fragolino che non so se ai maschi piaccia ma a me fa venir voglia di tirare un pugno e far sgorgare sangue! Là invece un capannello di anziane, pardon.. agè impettite e profumatissime, con quelle chiome azzurrine o violette di parrucchiere pardon coaffeur che ti senti subito Pinocchio e cerchi disperatamente di schiacciare il Grillo Parlante che ti canzona dicendoti con accento milanese
“Uè ti.. che ci fai qui? Va a ciapà i ratt!”
Sono uscita, meglio la tramontana. Però ho notato che la commessa solerte che insegue le vere signore per spruzzarle di un nuovo profumo o per truccarle a me non m’ha pensato proprio! Fortunatamente, sono una causa persa! Meno male.
Poi sono arrivata a Palazzo Reale e finalmente ho respirato. A noi due Cezanne. Grazie di aver regalato un pizzico del tuo genio al mondo!
Allora: posto che la mostra è piccina, circa 40 quadri in tutto perché in concomitanza a Parigi c’è una mostra grandiosa su Cezanne; posto che l’hanno allestita nelle stalle ( sic est.. amico mio.. eccheccazz, non c’era di meglio? ) e che quindi gli spazi sono un po’ angusti; posto che la politica organizzativa degli ultimi anni tende a ridurre la durata delle mostre e a far entrare un sacco di gente tutta assieme ( questo perché le compagnie assicurative hanno alzato molto i costi e quindi bisogna ammortizzare la spesa ) posto tutto questo..
La mostra è comunque ben congegnata, segue il percorso evolutivo del genio dai primi tentativi alla destrutturazione della realtà. Bella, andateci.

lunedì 6 febbraio 2012

La fuga in Egitto

“Oddio, mò pure il delirio mistico!”
Tranquilli, giù il telefono.. niente 113 per adesso!
Sono ancora lucida. ( entro i miei limiti, ovvio )
La nostra casa è in vendita. Anni di sacrifici e risparmi per metterci il famoso tetto sopra la testa, rinunce e privazioni in nome della sicurezza del mattone e poi.. la crisi.
Mio marito è senza lavoro, il mio stipendio non basta per andare avanti, il mutuo incombe, le spese pure.
Pur conducendo una vita low cost, davvero ai minimi termini ( niente shopping, niente cinema, niente spese extra, dispensa intelligente, no agli sprechi ) dal mio stipendio vanno detratti il mutuo  ( ancora 6 anni ), le spese condominiali, le bollette gas e luce ( il telefono non ce l’ho ), € 5 di ricarica cellulare al mese ( benedetto il piano tariffario che “più ti chiamano più ti ricaricano”.. ma tanto da giugno/luglio la pacchia è finita, sappiatelo: la normativa europea  dice che non si può più fare, però non obbliga i gestori ad abbassare le tariffe perché sono carissime rispetto all’Europa! ) noi non ce la facciamo più.
Abbiamo dato fondo a tutti i risparmi, alle riserve, alle riserve delle riserve.
Passo le notti senza chiudere occhio, e nemmeno lui dorme.
Questo non è il momento di vendere, lo so, i prezzi sono bassissimi.
Questo è il momento degli sciacalli, degli speculatori, di quelli che la mattina comprano a 1 e la sera vendono a 1000 (il senatore Riccardo Conti docet..), certo non di quell’esercito di poveri cristi che ha risparmiato una vita per comprarsi un buco in cui vivere.
E giusto per infierire, la Regione Lombardia è tra quelle che non consentono l’autocertificazione energetica  in classe G, per cui tocca chiamare un architetto/ingegnere/geometra abilitato a redigere le certificazioni energetiche e, per la modica cifra di un 500 euro sonanti, farci certificare la classe G, visto che non abbiamo accorgimenti tecnici, energie solari, pareti intelligenti, ma solo un piccolo buco di casa degli anni ’70 che se no non ci bastavano i soldi per comprarla e che abbiamo ristrutturato col sudore del “fai da te”.
Se mio marito trovasse lavoro sarebbe diverso. Ma chi assume un extracomunitario 44enne?
Finora ha lavorato per conto suo, poi la crisi e, soprattutto, troppi furbetti hanno imparato che anche se non ti pagano possono cavarsela, tu non puoi mica fare causa per prenderti i tuoi sudati 500 euro e pagarne 2000 ad un avvocato! Eh si, funziona così. Bisogna chiamare qualcuno, farlo lavorare stando attentissimo a non anticipare troppo per i materiali, poi alla fine, quando bisogna chiudere i conti.. usare un bel “non ti pago, fammi causa”. L’operaio che fa, ti mena? Non può, se no vai nei casini lui. Se chiama la polizia gli rispondono che deve sporgere denuncia e iniziare una causa, ovviamente dopo aver emesso fattura e pagando anche l’IVA sulla beffa. Il furbetto lo sa e ti sorride certo di restare impunito!
Un’altra tecnica è quella di frammentare i lavori ovvero: bisogna chiamare la prima ditta, far cominciare il lavoro dando un minimo acconto; appena la ditta chiede (giustamente, perché deve comprare altro materiale) di versare altri soldi, bisogna tergiversare, prendere tempo, non rispondere al cellulare; la ditta al 99% smette di lavorare, il furbetto non la paga per quello che ha fatto ( tanto non può fare causa per pochi soldi ) e ne chiama un’altra e ricomincia da capo. Se la ditta non se ne va, il furbetto si presenta in cantiere e trova mille difetti inesistenti, comincia a litigare e la manda via, tanto non gli fa causa per pochi soldi. E così un lavoro per il quale avrebbe dovuto pagare 10.000 euro, alla fine gliene costa al massimo 2.000! Capito il trucco?
Se penso che abbiamo circa centomila euro e dico centomila in mano a questa gente di merda…
Ad ogni modo.. pace. Chiusa la ditta.
Se riusciremo a vendere la casa dovremo giocare ad incastro
1. Trovare un posto dove vivere per qualche mese
2. Organizzare il trasferimento nostro e dei pelosi
3. Chiudere con il mio lavoro
4. Chiudere con la banca

C’è da avere paura, ma ho più paura a restare qui.

sabato 4 febbraio 2012

La mia mamma è un mito!

La mia mamma è un mito!
Si lo so che tutte le mamme lo sono per i loro figli, come dire.. "ogni scarrafone è bello a figlio suo"
Però la mia mamma è un mito davvero.
Ha insegnato per 40 anni nella scuola materna, dedicandosi anima e corpo ai suoi pulcini.
Mia mamma è una montessoriana e mi ha insegnato a manipolare, sperimentare, creare - malgrado mio padre, che non perdeva occasione per devastare le mie cose dicendo che non dovevo perdere tempo in quelle che, secondo lui, sono "cazzate".
E così mia mamma ha insegnato a centinaia di bambini che, senza accorgersene, arrivavano in prima elementare che già sapevano leggere e scrivere.
Questo vaso di fiori lo ha fatto una ventina di anni fa, quando ancora ci vedeva.



I fiori e le foglie sono in das, il vaso è stato creato sagomando del cartoncino ed incollandoci sopra pezzi di rafia, quella che si usa per fare i fiocchi ai pacchetti.
Pubblicare il suo lavoro è il mio ringraziamento per essere stata materna con tutti e mamma solo con me!

venerdì 3 febbraio 2012

Uccelli, Sibille e Porcospini


L’Indovina, accovacciata sulla soglia della caverna, ha atteso impaziente il passaggio delle ombre piumate. Il momento è propizio. Innalza il capo dolente – chino da lungo tempo su ingannevoli fondi di caffè – e allunga il collo ammirando scioccamente le spirali inconsapevoli delle creature che, di stagione in stagione, credono di raggiungere la felicità semplicemente allontanandosi dalla sofferenza.
Nel sottobosco, cumuli di spine osservano la scena.
Uccelli e porcospini vivono ai poli opposti, gli uni propensi all’illusione di una vita senza attimi di riflessione, gli altri intenti a scavarsi il cammino per osservarne i particolari; in mezzo stanno gli uomini, ma non è di loro che, adesso, si cura l’Indovina.
I porcospini sono creature consapevoli, affrontano la loro sofferenza prendendola per mano e sfidandola ogni istante, si nutrono di fame di luna ben sapendo che non potranno mai cavarsela,  eppure, continuano a tentare di raggiungere non il miraggio di luce nel cielo ma il lato oscuro, quello che non espone la propria bellezza al ludibrio delle altrui interpretazioni. Gli uccelli, invece, socchiudono gli occhi accontentandosi del calore distratto di un sole lontano.
Poli opposti – uccelli e porcospini, sole e luna, fenomeno e noumeno.
Se qualcuno etichettasse un porcospino come “creatura che non cava la fame di luna” egli ne morrebbe – pur essendo conscio dell’impossibilità di un simile prodigio; l’uccello, invece, non farebbe altro che scrollarsi le piume in segno di seccata noncuranza e spiccherebbe un  volo, tronfio della sua inutile possanza, verso la mèta più facile – un seme distratto o un ramo tollerante.
Gli uccelli guardano i porcospini dall’alto, illudendosi d’essere stati privilegiati da Madre Natura per il solo equivoco di avere le ali ( sommo delirio d’onnipotenza frammisto a millantato credito ); i porcospini osservano gli uccelli dal basso, contenti d’avere zampette lente ma forti abbastanza per continuare a camminare.
E, mentre di notte gli uccelli ciechi dormono, i porcospini muovono piccoli passi verso l’altra metà della luna senza rimpiangere né ali né indovine.

Pensieri inconsulti


Sono un'anima migrante
Non possiedo nulla, nemmeno i miei vestiti.
Porto con me solamente secoli di fame e attese
E sconfitte dietro l'angolo.
I miei antenati sono emigrati in ogni terra promessa dai mercanti di speranze
Facce, suoni, colori di una Babele di miseria.
Incasso bene, ho memoria dei colpi ricevuti dai miei antenati.
È stato un buon affare, credo: a loro i lividi, a me la lezione.
Mangio un pane senza sapore guardando un cielo sconosciuto e mi confondo al primo refolo di vento.
Ma resto viva e imparo.
Imparo ancora.

mercoledì 1 febbraio 2012

Manuale di sopravvivenza

Ci sono tanti modi di stare con le persone, tanti comportamenti.
Purtroppo, possiamo sceglierci gli amici ma non la famiglia di origine e tantomeno i colleghi: eppure occupano una parte importante del nostro tempo e, di conseguenza, della nostra vita.
Perché dobbiamo essere costretti a “vivere” solo nelle poche ore che stiamo con chi ci piace davvero?
Lo so, pretendo troppo.
Già di questi tempi avere un lavoro è roba da baciare per terra per tutto il cammino di devozione verso Santiago de Compostela, figuriamoci avere anche il controllo sui colleghi! Roba da fantascienza!
Dunque, io non sono messa malissimo, diciamo che da me ci sono persone con cui, a mio personalissimo avviso,  è proprio bello confrontarsi.
Per il resto… bisogna sopravvivere, barcamenarsi tra personaggi vari che non voglio fare entrare nella mia sfera personale, persone che non mi hanno fatto nulla di male ma con le quali non saprei cosa condividere. Non è un giudizio di valore, è solo una predilezione per  alcuni rispetto ad altri..
Non amo l’ipocrisia, non riesco a gestire sorrisi di circostanza e rapporti di convenienza. Proprio non ce la faccio, non fa parte di me.
Però in ufficio non si può prescindere dal convivere con chi lavora con te, allora bisogna preservare la propria sanità mentale e la propria integrità morale.
Io di me parlo davvero poco, e solo con poche persone. Per il resto sono una di quelle palle da discoteca anni ’80, quelle “tuttetempestatedispecchi” che riflettono  le luci colorate sulla pista. Tamarra ma efficace!

1.      Atteggiamento “dark/punk/psycho”: vestire di nero mi aiuta, c’ho pure il piercing al naso ed il capello rosso riccio allo stato brado che ricorda tanto un’Erinni.. è un attimo aggirarmi con il volto rabbuiato del tipo “sono qui da 5 minuti e già vi odio! Quindi non chiedetemi niente che non sia attinente al lavoro perché il resto sono cazzi miei!”.
Attenzione: funziona fino a quando non si sparge la voce che in realtà non avete mai ucciso nessuno e che aiutate le vecchiette ad attraversare la strada.

2.      Atteggiamento “cosa nostra è”:  simile al dark/punk/psycho, funziona meglio con quelli che, sotto sotto, pensano che ci sia un po’ di mafia in ogni meridionale. Staranno bene attenti a non urtare la vostra sensibilità con conversazioni inutili. Consiste essenzialmente nel fissare dritto negli occhi il molestatore già mentre si avvicina; se è proprio un temerario, occorrerà rispondere a monosillabi: per il “no” provate qualcosa tipo uno “nzz” schioccato dal palato mentre la testa si muove strafottentemente all’insù; per un “si”, che deve risultare un atto di grande magnanimità e  concessione, non emettete suoni ma limitatevi a chiudere lentamente gli occhi mentre la testa si muove all’ingiù 1 sola volta, con fatica, come se il vostro assenso piovesse dal cielo.
Attenzione: non funziona se poi continuate a pronunciare i nomi propri di persona lasciandoli precedere dall’articolo ( Il Calogero non sarà mai e poi mai siciliano.. ) e le vocali come la rana dalla bocca larga!

3.      Atteggiamento “le tre scimmiette”: non vedo non sento non parlo. È una buona strategia, a patto di non avere di fronte un solipsista logorroico che non si cura del vostro atteggiamento autistico. . anzi: un tipo così tenderà a molestarvi ripetutamente perché il vostro silenzio non interrompe il flusso delle sue esternazioni. Funziona invece benissimo con quelli della categoria “pizzi e merletti” perché cercano l’approvazione del popolo, quindi se non date loro l’attenzione che pretendono dopo un po’ vi lasceranno stare.
Attenzione: non funziona con egocentrici, depressi cronici, personaggi in cerca di autore che potrebbero scambiare il vostro silenzio per incommensurabile interesse anziché resistenza passiva.

4.      Atteggiamento “parlo parlo parlo da capogiro!” : è l’ultima spiaggia! Se niente più funziona e vi trovate circondati dal nemico aprite la bocca e …parlate! Parlate di tutto a perdifiato, dalla metafisica dello stuzzicadenti al colore delle feci del vostro criceto: basta che parliate a vuoto! È un modo perfetto per contrastare sia i logorroici che quelli che si sentono “tre metri sopra il cielo”: i primi, non avendo spazio per esprimersi, vi eviteranno; i secondi resteranno talmente scioccati dalla vostra inutilità che scapperanno verso lidi più eleganti! Ovviamente, reciterete a canovaccio: ovvero, parlate di cose stupide sempre ma adattate l’argomento a chi vi sta di fronte. Esempi: se avete di fronte un superstizioso parlate di disgrazie, se invece il vostro nemico è un filosofo incompreso parlate di qualcosa di davvero trash, chennesò.. Maria De Filippi. L’unico neo di questo atteggiamento è che sfinisce anche voi, dovete forzare la vostra vera natura fino allo spasmo, supplire alla mancanza di una reale conoscenza del trash con una fervida fantasia. Se proprio non ce la fate tenetevi bassi e datevi all’Amarcord: un po’ di rimembranze adolescenziali rinfrescheranno la vostra memoria e ammorberanno l’avversario! Oppure tempestatelo di domande, Va bene anche un “che ti sei mangiato ieri sera? Ah buoooooooona la paste e fagioliiii!Ma c’hai messo l’aglioooo??Ahhhhhhhh l’aglio è la morte suaaaa!E che tipo di pasta hai usatooo?Aaaaaaaaah la mista?Siiii pure la mia mamma la faceva così, poi ci metteva il peperoncino e  ci metteva un battuto di aglio cipolla scalogno mele cotogne zenzero pepe bianco pepe nero pepe rosa pomodoro basilico sedano rape cozze calamariiiiiiii e lardo di colonnata e caponataaaa! Tu ce l’hai messo il peperoncinoooo??Ahh c’hai messo il curryyyy? Aaaaah io il curry non lo digerisco, troppo pesanteeeee!”
Insomma.. capito no? Procedete così con voce stridula e vediamo se domattina torna ancora a molestarvi!
Attenzione: funziona con tutti, basta trovare l’argomento che davvero disturba l’avversario! Però vi sfinisce, quindi fate una buona colazione prima di andare in ufficio.

E se tutte queste strategie non dovessero funzionare?
Resta sempre il solito vecchio ma efficace vaffanculo democratico, quello che “quanno ce vò ce vò!”, il passepartout della vostra felicità!

p.s.

immagino già la faccia delle persone che mi conoscono. Un dubbio amletico s’è ormai impadronito della loro mente ed ne indebolisce lo spirito. Il tragico veleno del sospetto irrompe già nelle vene e fiacca ogni resistenza, travolge ogni baluardo d’orgoglio.. una domanda si insinua feroce tra gli interstizi neuronali..

“Ma.. l’ha fatto anche con me?”
La risposta è..
         La risposta è…
                    La risposta è……

Si!
1000 volte! E lo rifarò!