venerdì 10 febbraio 2012

Io e Cezanne passando per il centro..


Vi siete mai sentiti inadeguati?
Conoscete quella sensazione subdola, quel brivido che vi prende alle spalle e vi fa sentire più brutte e goffe di quanto in realtà non siate e che, inesorabilmente, vi da quella postura da burattino abbandonato e un passo da cammello zoppo?
Beh, io la conosco bene.
Ci sono dei momenti in cui, come forse ho già confessato, anche se sono da sola penso che siamo in troppi.
Oggi sono andata in centro. Le mie amiche sanno che per stanarmi ci vuole qualcosa di davvero bello, qualcosa per cui io so che vale la pena di forzare la mia natura da riccio timido a lasciare la tana.
Oggi il buon motivo era la mostra di Cezanne.ma della mostra vi parlerò dopo.
Cominciamo dall’inizio, facciamo le cose per benino, almeno per una volta.
Vi ho già detto che odio il centro? Odio mortalmente il centro di ogni città e sono certa che la cosa è reciproca. Odio quell’accozzaglia di palazzi alteri e di negozi alla moda, odio le persone spocchiose e le loro pellicce, odio che siano perfettamente truccate anche con 50 gradi all’ombra e strapettinate anche se c’è la tramontana. Odio i loro tacchi a spillo sulla neve.
L’ultima volta che sono andata in centro è stato l’anno scorso per la mostra di Dalì. E vabbè, c’ho la fissa, non è un delitto.
Allora. Un’altra cosa che non vi ho detto è che il complimento più lusinghiero che ho ricevuto in merito al mio look è stato quello di un mio amico che mi ha detto
“sembri una scappata di casa coi vestiti del fratello maggiore”
Ci siamo capite, no?
Poi mamma m’ha fatto sta massa di capelli rossi e riccissimi che mi rifiuto di tingere malgrado i primi capelli bianchi. Insomma, l’insieme non è proprio da atelier.. non c’ho il fisico.
C’ho pure gli anfibi, ma mica solo adesso che nevica..
Comunque, sono uscita dall’ufficio alle 13 e 13. Appuntamento alle 16 in Duomo. Allora ho deciso di andarci a piedi ( da Bande Nere.. le lettrici di Milano sanno che è un bel tragitto, dopo vi posto una mappa. sò 5,8 km..).
Prima tappa in Via Washington in un negozio perché dovevo prendere delle cose per fare una collana che mi hanno ordinato. Poi un lunghissimo giro alla Feltrinelli di P.zza Piemonte, diciamo che sono stata dentro un’ora. Poi m’è venuta fame e mi sono presa un hot dog. Ho avuto la faccia tosta di mangiarmelo per strada ( pare che a Milano non mangino mai, e men che meno per strada, qui si fanno solo happy hours!! ). Man mano camminavo inoltrandomi sempre più in territorio nemico!
Ci siamo.. il Duomo! Manco a dirlo che è tutto pulito e spalato, la neve ce la becchiamo solo in periferia! Ero in anticipo e tirava una tramontana pazzesca, così mi sono rifugiata nel primo posto aperto
Chettelodicoaffà? La Rinascente!
Volevo morire! Un’orda di donne più o meno belle ma tutte tiratissime, come uscite da un catalogo. Mi meraviglia che il National Geographic non abbia mai pensato di scattare delle foto a questa fauna: lì un gruppo di modelle appena uscite da una copertina, con quel broncetto fragolino che non so se ai maschi piaccia ma a me fa venir voglia di tirare un pugno e far sgorgare sangue! Là invece un capannello di anziane, pardon.. agè impettite e profumatissime, con quelle chiome azzurrine o violette di parrucchiere pardon coaffeur che ti senti subito Pinocchio e cerchi disperatamente di schiacciare il Grillo Parlante che ti canzona dicendoti con accento milanese
“Uè ti.. che ci fai qui? Va a ciapà i ratt!”
Sono uscita, meglio la tramontana. Però ho notato che la commessa solerte che insegue le vere signore per spruzzarle di un nuovo profumo o per truccarle a me non m’ha pensato proprio! Fortunatamente, sono una causa persa! Meno male.
Poi sono arrivata a Palazzo Reale e finalmente ho respirato. A noi due Cezanne. Grazie di aver regalato un pizzico del tuo genio al mondo!
Allora: posto che la mostra è piccina, circa 40 quadri in tutto perché in concomitanza a Parigi c’è una mostra grandiosa su Cezanne; posto che l’hanno allestita nelle stalle ( sic est.. amico mio.. eccheccazz, non c’era di meglio? ) e che quindi gli spazi sono un po’ angusti; posto che la politica organizzativa degli ultimi anni tende a ridurre la durata delle mostre e a far entrare un sacco di gente tutta assieme ( questo perché le compagnie assicurative hanno alzato molto i costi e quindi bisogna ammortizzare la spesa ) posto tutto questo..
La mostra è comunque ben congegnata, segue il percorso evolutivo del genio dai primi tentativi alla destrutturazione della realtà. Bella, andateci.

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grazie per avermi letto
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perdonami e grazie ancora per la pazienza!
Adelia