venerdì 3 febbraio 2012

Uccelli, Sibille e Porcospini


L’Indovina, accovacciata sulla soglia della caverna, ha atteso impaziente il passaggio delle ombre piumate. Il momento è propizio. Innalza il capo dolente – chino da lungo tempo su ingannevoli fondi di caffè – e allunga il collo ammirando scioccamente le spirali inconsapevoli delle creature che, di stagione in stagione, credono di raggiungere la felicità semplicemente allontanandosi dalla sofferenza.
Nel sottobosco, cumuli di spine osservano la scena.
Uccelli e porcospini vivono ai poli opposti, gli uni propensi all’illusione di una vita senza attimi di riflessione, gli altri intenti a scavarsi il cammino per osservarne i particolari; in mezzo stanno gli uomini, ma non è di loro che, adesso, si cura l’Indovina.
I porcospini sono creature consapevoli, affrontano la loro sofferenza prendendola per mano e sfidandola ogni istante, si nutrono di fame di luna ben sapendo che non potranno mai cavarsela,  eppure, continuano a tentare di raggiungere non il miraggio di luce nel cielo ma il lato oscuro, quello che non espone la propria bellezza al ludibrio delle altrui interpretazioni. Gli uccelli, invece, socchiudono gli occhi accontentandosi del calore distratto di un sole lontano.
Poli opposti – uccelli e porcospini, sole e luna, fenomeno e noumeno.
Se qualcuno etichettasse un porcospino come “creatura che non cava la fame di luna” egli ne morrebbe – pur essendo conscio dell’impossibilità di un simile prodigio; l’uccello, invece, non farebbe altro che scrollarsi le piume in segno di seccata noncuranza e spiccherebbe un  volo, tronfio della sua inutile possanza, verso la mèta più facile – un seme distratto o un ramo tollerante.
Gli uccelli guardano i porcospini dall’alto, illudendosi d’essere stati privilegiati da Madre Natura per il solo equivoco di avere le ali ( sommo delirio d’onnipotenza frammisto a millantato credito ); i porcospini osservano gli uccelli dal basso, contenti d’avere zampette lente ma forti abbastanza per continuare a camminare.
E, mentre di notte gli uccelli ciechi dormono, i porcospini muovono piccoli passi verso l’altra metà della luna senza rimpiangere né ali né indovine.

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grazie per avermi letto
mi spiace perchè, a causa della maleducazione di qualcuno, ho dovuto fare in modo che non si possa commentare in modo anonimo e che il tuo commento possa apparire solo dopo la moderazione.
perdonami e grazie ancora per la pazienza!
Adelia