martedì 17 aprile 2012

Ricordati di santificare le feste....


Ricordati di santificare le feste…

Ciao
Come sapete, un po’ in tutto il mondo vige questa regola assurda che per far festa gli umani debbano a tutti i costi massacrare un animale.
Sembriamo totalmente incapaci di vivere senza far soffrire un altro essere vivente, incapaci di divertirci senza torturare.  

E questa cosa tira fuori il mio peggio, quindi dirò tutte le parolacce che mi pare e piace, e se qualcuno si offende sono contenta: se qualcuno può offendere il comune senso del rispetto e della civiltà allora io posso sacrificare  il comune senso dell’educazione, no?

Mi chiedo: cosa c’entra la corsa dei buoi con San Giorgio?
Aaaaaaaah, se pungolo a sangue il mio bue, quello corre più veloce e posso vincere un bel tarallone di formaggio che poi, udite udite, verrà esposto durante la processione di San Giorgio!
Che culo!
Tutto ciò avviene nientepopodimeno che a Chieuti, ameno paesino in provincia di Foggia, a 221 mt di altitudine su un colle che si affaccia sulle lunghe spiagge sabbiose dell’Adriatico.
Ora, questa bella località potrebbe essere ricordata per tanti motivi: sorge sul territorio dell’antica città di Cliternia Frentana, distrutta dai Goti nel 495 d.C., attorno al 1461 vi si stabilì una numerosa comunità albanese al seguito di Giorgio Castriota Skanderberg, intervenuto al fianco di Ferrante I di Aragona contro Giovanni d’Angiò. Potrebbe essere ricordata per le spiagge di Marina di Chieuti, per l’ottimo cibo, perché ha recentemente chiesto di tornare a far parte del Molise come nei bei tempi che furono…
E che dire del centro storico, dei suoi vicoli e degli scorci panoramici, della Torre Antica e della Chiesa Patronale che risale al XVIII secolo?

E invece no!
Chieuti è famosa per la corsa dei buoi!

Di tanto in tanto,.. evolviamoci, cazzo.

Sabato 21 o domenica 22 aprile si terrà questa barbarie, mi rifiuto di chiamarla festa!
Qui tutti i dettagli:



qui i filmati:

c’è anche un gruppo su face book

quello che vi chiedo è di bombardare di email di protesta  prima durante e dopo la corsa, preferibilmente personalizzando il testo. Evitate gli insulti.

1 - il Vescovo di San Severo, diocesi di Chieuti  - info@diocesisansevero.it


Egregio Sig. Vescovo,

anche quest'anno si terra' la corsa dei buoi in onore di San Giorgio a Chieuti; questa corsa si e' dimostrata piu' volte fonte di maltrattamenti, tanto che il parroco di Chieuti - assieme agli amministratori - ha dovuto affrontare un processo
Ritengo anch'io inammissibile che la Chiesa venga coinvolta in simili tradizioni che ben poco hanno di cristiano e molto invece di pagano.
Mi auguro che - tramite la Sua autorita' morale - voglia una volta per tutte far slegare la Chiesa locale da questo imbarazzante coinvolgimento.
Con i migliori saluti

firma - località

2 - il Direttore del distretto della ASL di cui sono competenti i Servizi Veterinari - dsssansevero@aslfg.it 

Egregio Direttore,

chiedo che i Servizi Veterinari del Suo distretto pongano la massima attenzione e quindi non concedano neanche questa volta l'autorizzazione alla corsa dei buoi di Chieuti, che si svolge su un percorso inadatto e che li vede documentatamente maltrattati, come ha riconosciuto la magistratura, pur non riuscendo ad identificare i colpevoli.
Le immagini del sangue di questi buoi derivanti dalle ferite inferte con i pungoli stanno circolando su internet e quindi ritengo anzi che i Servizi Veterinari dovrebbero attestare quanto accade per poter adeguatamente sanzionare i responsabili. 

Con i migliori saluti
   
firma - localita'

3 - il Presidente della Regione Puglia -
segreteria.presidente@regione.puglia.it

Egregio Presidente,
vorrei aggiungere la mia protesta per la corsa dei buoi che si tiene ogni anno in aprile a Chieuti (FG) in onore di San Giorgio Martire;  Dal filmato presentato nei procedimenti giudiziari in corso e da quello visibile in www.corsabuoi.org si  evince che i buoi vengono sottoposti a sevizie.
Ritengo che  queste sevizie non possano essere accettate in un paese civile e che oltretutto  danneggino l'immagine della Puglia all'estero, dato che alle proteste italiane si aggiungono - e giustamente - quelle delle associazioni in Europa e negli Stati Uniti.
Chiedo pertanto un Suo intervento presso il Comune di Chieuti. contro una corsa finita sotto processo
 
Cordiali saluti.
.
firma - localita'


4 - la Radio Vaticana per Benedetto XVI -
 sedoc@vatiradio.va

Preghiamo di girare a Sua Santita' Benedetto XVI il seguente messaggio:

Santita',
anche quest'anno a Chieuti (FG) si terra' la corsa dei buoi in onore di San Giorgio Martire; tale corsa assume un particolare significato religioso, stante l'appoggio sempre assicurato dagli esponenti ecclesiastici del paese.
Dal filmato presentato nei procedimenti giudiziari in corso si  evince che i buoi vengono sottoposti a sevizie, tanto che anche il parroco è stato chiamato in giudizio.
 Mi auguro che voglia manifestare il Suo dissenso per questa manifestazione finita sotto processo: nessuna sevizia puo' essere accettata dall'etica cristiana!

Cordiali saluti

firma - localita'


5 - il Sindaco di Chieuti -
comunedichieuti@virgilio.it

Egr. Sig. Sindaco,

 anche quest'anno si terra' la corsa dei buoi di Chieuti, che purtroppo associa il Suo Comune a immagini di violenza perpetrata nei confronti di questi animali.
Voglio aggiungere quindi la mia protesta e spingerLa a riflettere sull'evoluzione sociale che rende sempre meno accettabili da parte dell'opinione pubblica questi spettacoli.

 Distinti saluti

firma - localita'

6 – il Ministro del Turismo -  stampa.turismo@governo.it  info@lacoscienzadeglianimali.it

Gent.ma Ministra,
Vorrei aggiungere la mia protesta per la corsa dei buoi che si tiene ogni anno in aprile a Chieuti (FG) in onore di San Giorgio Martire; Dal filmato presentato nei procedimenti giudiziari in corso e da quello visibile in www.corsabuoi.org si evince che i buoi vengono sottoposti a sevizie.
Ritengo che queste sevizie non possano essere accettate in un paese civile e che danneggino la nostra immagine all'estero, dato che alle proteste italiane si aggiungono - e giustamente - quelle delle associazioni in Europa e negli Stati Uniti. 
Chiedo pertanto un Suo intervento presso il Comune di Chieuti. contro una corsa finita sotto processo.

Cordiali saluti.
firma - localita'


Facciamoci sentire!!!!
È un segno di civiltà!

giovedì 12 aprile 2012

La mia intervista su Donne a Confronto / Dimensioni Diverse

Buongiorno a tutte!
Anche se in ritardo ( grazie Michela che mi hai dato una svegliata ) vi racconto la famigerata intervista.
Un giorno ero nella sede dell’Associazione “Dimensioni Diverse” con altre amiche e una di loro, Evi, mi ha chiesto se eventualmente sarei stata disponibile a fare una chiacchierata con lei sul matrimonio con un extracomunitario.
Devo dire che, pur avendo accettato pensando ad uno scherzo, sono stata dilaniata da seri dubbi:  sono restia a parlare in pubblico, inoltre l’argomento non avrebbe riguardato solo me ma anche mio marito. Non da ultimo, temevo di essere fraintesa, non volevo presentare né un matrimonio tutto rose e fiori né tantomeno scoraggiare qualcuno parlando delle difficoltà che derivano dalla convivenza.
Mi sono tranquillizzata, ho riflettuto e poi ho cominciato a parlare con Evi a ruota libera, senza pensare al fatto che comunque stavamo costruendo un’intervista.
Dopo uno scambio di email per concordare le domande che mi avrebbe fatto sul palco, è arrivato il fatidico giorno ( anzi.. sera.. )
Per l’occasione mi sono pure truccata (.. na botta de vita!). arrivata davanti alla biblioteca, me la sghignazzavo tra me e me pensando “tanto chi ci viene a ‘sta serata? Sò le 8.30, a quest’ora la gente cena!!”
E invece arrivavano, eccome.
Sgrunt.. speriamo che non funzionino i microfoni!
E invece funzionavano!
Vabbè, mi rassegno.. 
Introduzione di Liliana Moro ( che speravo non finisse mai! e invece ha finito!)
Evi mi chiama sul palco.
Respiro profondo, occhi chiusi.. saluto tutti e chiedo scusa anticipatamente per qualunque cosa, non sono abituata ad essere intervistata!
1 - Buonasera Adelia, ecco una breve presentazione che credo sottoscriverai:
Adelia è una donna sui quarant’anni, laureata in Antropologia, proviene dal Meridione d‘Italia.  Vive a Milano dal  2001  ed è sposata con Abdelsalam, coetaneo egiziano. E’ impiegata amministrativa della Provincia.
2- Raccontaci la tua storia..
Ho sempre amato l’Africa e la sua gente, tanto che ho deciso di laurearmi in Antropologia proprio per comprendere meglio la cultura africana.
Fin da piccola ero attirata da tutto ciò che oggi verrebbe definito “etnico”. Crescendo mi sono accorta che anche i miei gusti estetici in materia di ragazzi erano inesorabilmente “etnici”. Scherzando le mie amiche mi dicevano che io avevo in tasca una sorta di tintometro per verificare la quantità di melanina presente nei ragazzi che volevo frequentare.
Ho conosciuto Abdelsalam per caso, abitavamo nello stesso palazzo. Ovviamente, all’inizio si è trattato di pura attrazione fisica e abbiamo cominciato a frequentarci senza pensieri, come chiunque. Però Abdelsalam si è rivelato subito una persona speciale, profondamente onesta e gentile. E così, contro tutto e tutti, ci siamo sposati e non ne sono pentita. 
3- La tua è una situazione un po’ speciale, diciamo un po’inusuale.
Io non mi sento speciale, non credo di aver fatto una scelta particolarmente coraggiosa. Sono innamorata di mio marito, che sia egiziano è un dettaglio. Tutto quello che ho fatto e che faccio è solo per amore. Sto bene con lui, è il mio migliore amico, è la persona con cui prediligo stare. Sono stata molto fortunata, lo ammetto.
4- Quali difficoltà, quali pregiudizi ti sei trovata a dover fronteggiare?
Tante! Non ho più rapporti con la mia famiglia di origine, mio padre ha scatenato l’inferno quando ha saputo della mia relazione con un extracomunitario, mia sorella altrettanto. Ho rapporti telefonici clandestini con mia madre e una volta all’anno vado a trovarla. Per non parlare della burocrazia italiana, le leggi sull’immigrazione, i vincoli, le intolleranze, le discriminazioni che quotidianamente vivo, seppure di riflesso. Ho anche perso molte amicizie, anzi.. non ho perso niente perché sono stata io a troncare con queste persone, non meritavano la mia attenzione.
I pregiudizi sul nostro matrimonio sono tanti, sia da parte italiana che araba, con punti di vista diversi fra maschi e femmine: dall’italiana molto incuriosita dalla prestanza fisica degli arabi c(he mi interroga su presunte doti speciali ) alle donne arabe che mi vedono come un’intrusa , mal sopportano che l’uomo a loro vicino abbia scelto un’italiana; i maschi, oltre all’aspetto sessuale già menzionato,  generalmente pensano che mio marito mi abbia sposato per ottenere il permesso di soggiorno, per “sistemarsi”.
5 – Adelia, tu  rimandi un’immagine di donna forte, responsabile e decisionale che non si fa turbare né dai pregiudizi, né dal mondo maschilista. Pure sul piano personale, quali sono le differenze e come le superi.
Sul piano dell’accordo personale, non ho riscontrato grandi differenze tra le due culture, sicuramente l’essere cresciuta in una famiglia meridionale mi ha aiutato. Le differenze non interferiscono  negativamente ma al contrario arricchiscono il rapporto se fra le due persone  c’è la pratica dell’ascolto, se c’è il rispetto reciproco, se c’è l’intelligenza e la volontà di capirsi.
6 - Il racconto mette in luce una forte positività di questo rapporto dove i valori portati dall’uno vengono compresi e condivisi dall’altro, ad es. la gelosia..
Io sono una persona estremamente gelosa: ho una specie di clava telescopica in tasca, pronta all’uso. Siamo entrambi molto gelosi, ma non per mancanza di fiducia l’uno nell’altro: ci proteggiamo molto da intrusioni esterne. Io non penso che mio marito potrebbe tradirmi con un’altra donna, così come lui non pensa che io potrei tradirlo con un altro uomo, non è questo il punto. È un sentimento più atavico e profondo, quasi animalesco, direi: è attaccamento, appartenenza, protezione, dedizione. C’è uno spazio nostro e solo nostro, nessuno può entrare. Questo non vuol dire che non abbiamo una vita sociale, godiamo entrambi di piena indipendenza e autodeterminazione.
6 – Come valuti il ruolo femminile rispetto alla tua famiglia d’origine e l’ambiente di provenienza del tuo compagno?
Come dicevo, essere meridionale ha facilitato i nostri rapporti, le basi culturali sono le stesse. Il ruolo della donna è molto importante sia nel mondo tradizionale arabo che meridionale: tutta la gestione, compresa l’educazione dei figli, è in mani femminili e questo dà molto potere alla donna. Come soleva dire mia nonna “l’uomo propone e la donna dispone”. Occorre, infatti, scindere l’aspetto religioso dalla cultura tribale: il velo, la segregazione, gli abusi, l’infibulazione non sono assolutamente precetti del Corano ma solo espressione di una coltura maschilista millenaria. Io e Abdelsalam ci battiamo battiamo molto per diffondere questo messaggio: la donna non è un corollario dell’uomo.
7 – Torniamo sulle differenze culturali. Ma il vostro modo di vedere rispetto alla tradizione, mi sembra innovativo, forse rivoluzionario ?
Noi ci battiamo da anni in favore dell’emancipazione femminile dai vincoli tribali e contro l’infibulazione. Abdelsalam si è sempre dimostrato molto più severo con i maschi ed estremamente indulgente con le femmine. Nella sua famiglia le donne  hanno scelto liberamente chi sposare e quando sposarsi. C’è da dire che la famiglia di Abdelsalam, pur essendo inserita in un contesto tradizionale musulmano, è stata guidata da sua madre Nahmat, una donna non colta ma estremamente intelligente e saggia che ha insegnato ai suoi figli il rispetto per le donne e per la vita. Un esempio per tutti: quando sono andata per la prima volta in Egitto una vicina di casa ha fatto notare a Nahmat che io, la nuora italiana, avevo l’orecchino al naso, i capelli al vento e la sigaretta in bocca: Nahmat le ha risposto che sua nuora poteva andarsene in giro come e quando le pareva perché non aveva niente da nascondere, mentre chi è cattivo nell’anima fa bene a nascondersi.
Nahmat è venuta a mancare da poco e per tutta la sua vita non ha mai saputo né leggere né scrivere, né chi fosse il presidente né il valore dei soldi, eppure ha lasciato un vuoto incolmabile nella mia  vita perché non è mai stata una suocera ma una madre.
Racconto questo per dimostrare che non importa dove sei nato, che lingua parli e che studi hai fatto: ciò che conta è l’intelligenza, la sensibilità, la propensione all’ascolto ed alla condivisione. Il resto è pregiudizio.
8 - Dunque questa famiglia, speciale per la diversità culturale al suo interno, sembra non presentare elementi di fragilità, spazi per divergenze. Cerco di provocarti per trovare qualche elemento di disarmonia..
Certo, in tutte le famiglie si discute e si litiga, però, ripeto, sono molto fortunata: mio marito è una persona speciale, è premuroso, mi aiuta in casa, cerchiamo di farci carico l’uno dell’altro e di sostenerci. Non abbiamo fatto accordi, viene naturale se ci si ama e se ci si rispetta. Credo che valga per tutte le situazioni, non solo per la mia.
9- Ho trovato un elemento che fa parte della cultura del Sud che può complicare la vostra vita: nessuno è ammesso dentro l’intimità della vostra casa senza la presenza dell’altro/a, il tempo libero è sempre trascorso insieme.
(Rido) Abbiamo già accennato all’argomento gelosia: non si tratta di favorire o meno incontri galeotti, che sarebbero possibili dovunque. Io ho un carissimo amico che considero come un fratello. È capitato spesso che venisse a casa nostra e che Abdelsalam, pur sapendo del suo arrivo, non fosse in casa, oppure che uscisse e ci lasciasse soli.
Ognuno ha i suoi spazi, la sua indipendenza. Noi stiamo molto assieme perché ci piace, non siamo costretti. Mi rendo conto che per te è difficile, proveniamo da culture diverse, ma io sono cresciuta così. Le nostre case sono concepite con una “zona pubblica” ed una privata. Oggi è difficile per questione di spazio, ma a me da enormemente fastidio che qualcuno, uomo o donna, entri nella nostra “zona privata”. Chiamala tana, chiamala cuccia, ma è nostra.
L’intimita’ e’ qualcosa di prezioso ed unico che ci unisce, non amiamo condividerla con altri. Potrebbero crearsi situazioni imbarazzanti ( come in effetti è successo ) proprio perché è questo il modo di vivere comune, almeno a certe latitudini. In un mondo in cui tutti sono cresciuti così, permettere a qualcuno di comportarsi diversamente con voi lo/la potrebbe convincere che avete altri scopi.
Poi sono seguite altre domande del pubblico, incentrate soprattutto sulla questione gelosia. Ed ho risposto più o meno così.
In un mondo di burka se esci con la minigonna tutti penseranno che sei una poco di buono. Sicuramente non è così, ma vallo a spiegare?!
In un mondo di minigonne se esci col burka tutti penseranno che sei una talebana. Sicuramente non è così ma vallo a spiegare?!
Non potremmo semplicemente essere liberi di metterci il burka o la minigonna ed essere considerati persone e basta?
Non mi sento limitata. Sono libera di vivere come ritengo giusto che sia.
Io evito i giudizi, proprio perché non amo essere giudicata.
Il tempo libero lo passiamo assieme perché, prima che essere marito e moglie, siamo amici.
Abdelsalam mi dice sempre che io per lui sono moglie, amica, amante, madre, sorella. Per me è lo stesso. Quindi quando abbiamo un momento libero non vediamo l’ora di condividerlo.
Spero di essermi spiegata meglio (spero)