giovedì 12 aprile 2012

La mia intervista su Donne a Confronto / Dimensioni Diverse

Buongiorno a tutte!
Anche se in ritardo ( grazie Michela che mi hai dato una svegliata ) vi racconto la famigerata intervista.
Un giorno ero nella sede dell’Associazione “Dimensioni Diverse” con altre amiche e una di loro, Evi, mi ha chiesto se eventualmente sarei stata disponibile a fare una chiacchierata con lei sul matrimonio con un extracomunitario.
Devo dire che, pur avendo accettato pensando ad uno scherzo, sono stata dilaniata da seri dubbi:  sono restia a parlare in pubblico, inoltre l’argomento non avrebbe riguardato solo me ma anche mio marito. Non da ultimo, temevo di essere fraintesa, non volevo presentare né un matrimonio tutto rose e fiori né tantomeno scoraggiare qualcuno parlando delle difficoltà che derivano dalla convivenza.
Mi sono tranquillizzata, ho riflettuto e poi ho cominciato a parlare con Evi a ruota libera, senza pensare al fatto che comunque stavamo costruendo un’intervista.
Dopo uno scambio di email per concordare le domande che mi avrebbe fatto sul palco, è arrivato il fatidico giorno ( anzi.. sera.. )
Per l’occasione mi sono pure truccata (.. na botta de vita!). arrivata davanti alla biblioteca, me la sghignazzavo tra me e me pensando “tanto chi ci viene a ‘sta serata? Sò le 8.30, a quest’ora la gente cena!!”
E invece arrivavano, eccome.
Sgrunt.. speriamo che non funzionino i microfoni!
E invece funzionavano!
Vabbè, mi rassegno.. 
Introduzione di Liliana Moro ( che speravo non finisse mai! e invece ha finito!)
Evi mi chiama sul palco.
Respiro profondo, occhi chiusi.. saluto tutti e chiedo scusa anticipatamente per qualunque cosa, non sono abituata ad essere intervistata!
1 - Buonasera Adelia, ecco una breve presentazione che credo sottoscriverai:
Adelia è una donna sui quarant’anni, laureata in Antropologia, proviene dal Meridione d‘Italia.  Vive a Milano dal  2001  ed è sposata con Abdelsalam, coetaneo egiziano. E’ impiegata amministrativa della Provincia.
2- Raccontaci la tua storia..
Ho sempre amato l’Africa e la sua gente, tanto che ho deciso di laurearmi in Antropologia proprio per comprendere meglio la cultura africana.
Fin da piccola ero attirata da tutto ciò che oggi verrebbe definito “etnico”. Crescendo mi sono accorta che anche i miei gusti estetici in materia di ragazzi erano inesorabilmente “etnici”. Scherzando le mie amiche mi dicevano che io avevo in tasca una sorta di tintometro per verificare la quantità di melanina presente nei ragazzi che volevo frequentare.
Ho conosciuto Abdelsalam per caso, abitavamo nello stesso palazzo. Ovviamente, all’inizio si è trattato di pura attrazione fisica e abbiamo cominciato a frequentarci senza pensieri, come chiunque. Però Abdelsalam si è rivelato subito una persona speciale, profondamente onesta e gentile. E così, contro tutto e tutti, ci siamo sposati e non ne sono pentita. 
3- La tua è una situazione un po’ speciale, diciamo un po’inusuale.
Io non mi sento speciale, non credo di aver fatto una scelta particolarmente coraggiosa. Sono innamorata di mio marito, che sia egiziano è un dettaglio. Tutto quello che ho fatto e che faccio è solo per amore. Sto bene con lui, è il mio migliore amico, è la persona con cui prediligo stare. Sono stata molto fortunata, lo ammetto.
4- Quali difficoltà, quali pregiudizi ti sei trovata a dover fronteggiare?
Tante! Non ho più rapporti con la mia famiglia di origine, mio padre ha scatenato l’inferno quando ha saputo della mia relazione con un extracomunitario, mia sorella altrettanto. Ho rapporti telefonici clandestini con mia madre e una volta all’anno vado a trovarla. Per non parlare della burocrazia italiana, le leggi sull’immigrazione, i vincoli, le intolleranze, le discriminazioni che quotidianamente vivo, seppure di riflesso. Ho anche perso molte amicizie, anzi.. non ho perso niente perché sono stata io a troncare con queste persone, non meritavano la mia attenzione.
I pregiudizi sul nostro matrimonio sono tanti, sia da parte italiana che araba, con punti di vista diversi fra maschi e femmine: dall’italiana molto incuriosita dalla prestanza fisica degli arabi c(he mi interroga su presunte doti speciali ) alle donne arabe che mi vedono come un’intrusa , mal sopportano che l’uomo a loro vicino abbia scelto un’italiana; i maschi, oltre all’aspetto sessuale già menzionato,  generalmente pensano che mio marito mi abbia sposato per ottenere il permesso di soggiorno, per “sistemarsi”.
5 – Adelia, tu  rimandi un’immagine di donna forte, responsabile e decisionale che non si fa turbare né dai pregiudizi, né dal mondo maschilista. Pure sul piano personale, quali sono le differenze e come le superi.
Sul piano dell’accordo personale, non ho riscontrato grandi differenze tra le due culture, sicuramente l’essere cresciuta in una famiglia meridionale mi ha aiutato. Le differenze non interferiscono  negativamente ma al contrario arricchiscono il rapporto se fra le due persone  c’è la pratica dell’ascolto, se c’è il rispetto reciproco, se c’è l’intelligenza e la volontà di capirsi.
6 - Il racconto mette in luce una forte positività di questo rapporto dove i valori portati dall’uno vengono compresi e condivisi dall’altro, ad es. la gelosia..
Io sono una persona estremamente gelosa: ho una specie di clava telescopica in tasca, pronta all’uso. Siamo entrambi molto gelosi, ma non per mancanza di fiducia l’uno nell’altro: ci proteggiamo molto da intrusioni esterne. Io non penso che mio marito potrebbe tradirmi con un’altra donna, così come lui non pensa che io potrei tradirlo con un altro uomo, non è questo il punto. È un sentimento più atavico e profondo, quasi animalesco, direi: è attaccamento, appartenenza, protezione, dedizione. C’è uno spazio nostro e solo nostro, nessuno può entrare. Questo non vuol dire che non abbiamo una vita sociale, godiamo entrambi di piena indipendenza e autodeterminazione.
6 – Come valuti il ruolo femminile rispetto alla tua famiglia d’origine e l’ambiente di provenienza del tuo compagno?
Come dicevo, essere meridionale ha facilitato i nostri rapporti, le basi culturali sono le stesse. Il ruolo della donna è molto importante sia nel mondo tradizionale arabo che meridionale: tutta la gestione, compresa l’educazione dei figli, è in mani femminili e questo dà molto potere alla donna. Come soleva dire mia nonna “l’uomo propone e la donna dispone”. Occorre, infatti, scindere l’aspetto religioso dalla cultura tribale: il velo, la segregazione, gli abusi, l’infibulazione non sono assolutamente precetti del Corano ma solo espressione di una coltura maschilista millenaria. Io e Abdelsalam ci battiamo battiamo molto per diffondere questo messaggio: la donna non è un corollario dell’uomo.
7 – Torniamo sulle differenze culturali. Ma il vostro modo di vedere rispetto alla tradizione, mi sembra innovativo, forse rivoluzionario ?
Noi ci battiamo da anni in favore dell’emancipazione femminile dai vincoli tribali e contro l’infibulazione. Abdelsalam si è sempre dimostrato molto più severo con i maschi ed estremamente indulgente con le femmine. Nella sua famiglia le donne  hanno scelto liberamente chi sposare e quando sposarsi. C’è da dire che la famiglia di Abdelsalam, pur essendo inserita in un contesto tradizionale musulmano, è stata guidata da sua madre Nahmat, una donna non colta ma estremamente intelligente e saggia che ha insegnato ai suoi figli il rispetto per le donne e per la vita. Un esempio per tutti: quando sono andata per la prima volta in Egitto una vicina di casa ha fatto notare a Nahmat che io, la nuora italiana, avevo l’orecchino al naso, i capelli al vento e la sigaretta in bocca: Nahmat le ha risposto che sua nuora poteva andarsene in giro come e quando le pareva perché non aveva niente da nascondere, mentre chi è cattivo nell’anima fa bene a nascondersi.
Nahmat è venuta a mancare da poco e per tutta la sua vita non ha mai saputo né leggere né scrivere, né chi fosse il presidente né il valore dei soldi, eppure ha lasciato un vuoto incolmabile nella mia  vita perché non è mai stata una suocera ma una madre.
Racconto questo per dimostrare che non importa dove sei nato, che lingua parli e che studi hai fatto: ciò che conta è l’intelligenza, la sensibilità, la propensione all’ascolto ed alla condivisione. Il resto è pregiudizio.
8 - Dunque questa famiglia, speciale per la diversità culturale al suo interno, sembra non presentare elementi di fragilità, spazi per divergenze. Cerco di provocarti per trovare qualche elemento di disarmonia..
Certo, in tutte le famiglie si discute e si litiga, però, ripeto, sono molto fortunata: mio marito è una persona speciale, è premuroso, mi aiuta in casa, cerchiamo di farci carico l’uno dell’altro e di sostenerci. Non abbiamo fatto accordi, viene naturale se ci si ama e se ci si rispetta. Credo che valga per tutte le situazioni, non solo per la mia.
9- Ho trovato un elemento che fa parte della cultura del Sud che può complicare la vostra vita: nessuno è ammesso dentro l’intimità della vostra casa senza la presenza dell’altro/a, il tempo libero è sempre trascorso insieme.
(Rido) Abbiamo già accennato all’argomento gelosia: non si tratta di favorire o meno incontri galeotti, che sarebbero possibili dovunque. Io ho un carissimo amico che considero come un fratello. È capitato spesso che venisse a casa nostra e che Abdelsalam, pur sapendo del suo arrivo, non fosse in casa, oppure che uscisse e ci lasciasse soli.
Ognuno ha i suoi spazi, la sua indipendenza. Noi stiamo molto assieme perché ci piace, non siamo costretti. Mi rendo conto che per te è difficile, proveniamo da culture diverse, ma io sono cresciuta così. Le nostre case sono concepite con una “zona pubblica” ed una privata. Oggi è difficile per questione di spazio, ma a me da enormemente fastidio che qualcuno, uomo o donna, entri nella nostra “zona privata”. Chiamala tana, chiamala cuccia, ma è nostra.
L’intimita’ e’ qualcosa di prezioso ed unico che ci unisce, non amiamo condividerla con altri. Potrebbero crearsi situazioni imbarazzanti ( come in effetti è successo ) proprio perché è questo il modo di vivere comune, almeno a certe latitudini. In un mondo in cui tutti sono cresciuti così, permettere a qualcuno di comportarsi diversamente con voi lo/la potrebbe convincere che avete altri scopi.
Poi sono seguite altre domande del pubblico, incentrate soprattutto sulla questione gelosia. Ed ho risposto più o meno così.
In un mondo di burka se esci con la minigonna tutti penseranno che sei una poco di buono. Sicuramente non è così, ma vallo a spiegare?!
In un mondo di minigonne se esci col burka tutti penseranno che sei una talebana. Sicuramente non è così ma vallo a spiegare?!
Non potremmo semplicemente essere liberi di metterci il burka o la minigonna ed essere considerati persone e basta?
Non mi sento limitata. Sono libera di vivere come ritengo giusto che sia.
Io evito i giudizi, proprio perché non amo essere giudicata.
Il tempo libero lo passiamo assieme perché, prima che essere marito e moglie, siamo amici.
Abdelsalam mi dice sempre che io per lui sono moglie, amica, amante, madre, sorella. Per me è lo stesso. Quindi quando abbiamo un momento libero non vediamo l’ora di condividerlo.
Spero di essermi spiegata meglio (spero)

4 commenti:

  1. :-) che bella intervista, che bello sentire la coppia in questo modo :-)
    davvero !

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  2. grazie grazie!
    e sono state anche carinissime, mi hanno regalato una dalia :o)

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  3. Che bello il vostro amore.
    Mi ricorda il nostro :D

    Ps sei stata molto brava a gestire certe domande, io non avrei proprio saputo cosa rispondere in certi casi, perché la risposta mi sarebbe sembrata troppo ovvia. Ma forse pecco di superbia? Complimenti!

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    1. il motivo per cui ho accettato l'intervista è stato proprio quello, ascoltare anche le domande "sceme" e cercare di gettare un semino di "intelligenza".
      fortunatamente, nessuno mi ha chiesto le misure :o)
      non credo che sarei rimasta calma

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grazie per avermi letto
mi spiace perchè, a causa della maleducazione di qualcuno, ho dovuto fare in modo che non si possa commentare in modo anonimo e che il tuo commento possa apparire solo dopo la moderazione.
perdonami e grazie ancora per la pazienza!
Adelia