venerdì 29 giugno 2012

io, Twitter e gli UFO


Dunque.. da dove comincio?
Facciamo un po’ di storia.

35 anni fa, l’Osservatorio Della Ohio State University captò il “Segnale Wow!”, un impulso radio di 72 secondi proveniente dalla Costellazione del Sagittario. Questo segnale, non ancora decodificato, era 30 volte più forte del rumore di fondo, quindi qualcosa o qualcuno doveva averlo provocato.
Che ci crediate o no, e al di là dei fenomeni più o meno folkloristici/pubblicitari/catastrofisti/deliranti su avvistamenti, complotti e quant’altro, quel segnale è un dato di fatto.
Io personalmente non credo che siamo soli nell’universo, quello che è accaduto sulla Terra ( e a maggior ragione se si crede in un intervento divino ) può benissimo essere accaduto altrove, magari anche prima e forse anche dopo.
Certo è che se gli alieni sono intelligenti se ne stanno alla larga da noi..
Ad ogni modo, dopo 35 anni è ora di rispondere, perciò su iniziativa del National Geographic dalla mezzanotte di oggi, venerdì 29 giugno, fino alle 7 del mattino di sabato 30 giugno, tutti i i tweet con hashtag '#ChasingUFOs’mandati in questo arco di tempo verranno riuniti in un unico messaggio e spediti il prossimo 15 agosto dal radiotelescopio di Arecibo, in Portorico.
Sono giorni che ci penso, io non uso particolarmente Twitter perché parlo poco.. ma quando decido di farlo non mi bastano i caratteri a disposizione..
Cosa posso dire agli UFO?
Tralasciando i buoni propositi tipo pace nel modo, cibo per tutti, basta malattie ecc. che ritengo siano gli argomenti più inflazionati dai falsobuonisti che predicano bene e razzolano (molto) male
Tralasciando pure le richieste personali tipo il segreto della felicità, come vincere la lotteria, come perdere 20 kg in 10 minuti ingozzandosi di nutella.. che tanto non si può, tocca stare a dieta, sgobbare e cercare di essere il meno infelici possibile..
Tralasciando pure le cattiverie personali tipo fate sparire il mio vicino di casa che mi butta sempre i mozziconi di sigaretta, e possibilmente anche il mio capo e tutti quelli che mi stanno sulle palle.. così alla fine sulla Terra non ci resta nessuno perché tanto tutti, compresa me, stiamo sulle palle a qualcuno e finisce che ci ritroviamo tutti insieme appassionatamente sul nuovo pianeta e ricominciamo a scannarci..
Tralasciando argomenti populisti del tipo tutti i politici a spalare merda galattica, i megamanager a pulire i vetri delle utilitarie con la lingua, le olgettine a darla via gratis ecc. che tanto non succederà mai
Insomma: che dico??
Dico semplicemente questo:

Ciao e benvenuti.
Se siete talmente evoluti da essere riusciti ad attraversare lo spazio per arrivare fino a noi, sarete sicuramente altrettanto evoluti per mostrarci come vivere in maniera civile.
Capisco che è un compito arduo ma se ci spiegate da dove si comincia forse riusciamo ad arrivarci da soli.
Magari ci state osservando da un po’ e vi state chiedendo se non sia il caso di girare i tacchi dell’astronave e abbandonarci al nostro destino, oppure sparare giù una tempesta di laser e bonificare questo pianeta dalla nostra indegna presenza.
Prima di farlo, però, vi prego di considerare che c’è sempre una speranza, anche per dei cretini come noi.

Ci sto nel tweet? Boh, ma almeno c’ho provato.

giovedì 28 giugno 2012

Giveaway creativo

ciao
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lunedì 18 giugno 2012

Raptores orbis. Io e Tacito.

Finita la scuola media, invece di fare il Liceo Artistico come avrei voluto, mi sono ritrovata coattamente iscritta al Liceo Classico.
Furibonda, decisi che non avrei aperto libro, fino a quando compresi di non avere vie d'uscita, o così o così, nessuna possibilità d'appello.
Mi misi a studiare solo per non essere bocciata, solo per non dover passare il resto della vita in quella stramaledetta scuola.
Poi un giorno scoprì che anche tra quei libri polverosi, anche tra quei damerini ingessati c'erano spunti di riflessione rivoluzionaria.
Nella fattispecie, Tacito. Pane al pane e vino al vino. Uno storico che ebbe il coraggio, dall'interno del sistema, di dire quello che pensava.
Chi non lo conoscesse può leggere il brano che all'epoca letteralmente mi folgorò per la sua attualità, la sua audacia, la sua lucidità.


«Quando rifletto sulle cause della guerra e sulla nostra terribile situazione, nutro la grande speranza che questo giorno, che vi vede concordi, segni per tutta la Britannia l’inizio della libertà. Sì, perché per voi tutti qui accorsi in massa, che non sapete cosa significhi servitù, non c’è altra terra oltre questa e neanche il mare è sicuro, da quando su di noi
incombe la flotta romana.

Perciò combattere con le armi in pugno, scelta gloriosa dei forti, è sicura difesa anche per i meno coraggiosi. I nostri compagni che si sono battuti prima d’ora con varia fortuna contro i Romani avevano nelle nostre braccia una speranza e un aiuto, perché noi, i più nobili di tutta la Britannia - perciò vi abitiamo proprio nel cuore, senza neanche vedere le coste dove risiede chi ha accettato la servitù - avevamo perfino gli occhi non contaminati dalla dominazione romana. Noi, al limite estremo del mondo e della libertà, siamo stati fino a oggi protetti dall’isolamento e dall’oscurità del nome. Ora si aprono i confini ultimi della Britannia e l’ignoto è un fascino: ma dopo di noi non ci sono più popoli, bensì solo scogli e onde e il flagello peggiore, i Romani, alla cui prepotenza non fanno difesa la sottomissione e l’umiltà.
Predatori del mondo intero, adesso che mancano terre alla loro sete di totale devastazione, vanno a frugare anche il mare: avidi se il nemico è ricco, arroganti se povero, genti che né l’oriente né l’occidente possono saziare; loro soli bramano possedere con pari smania ricchezze e miseria. Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove hanno fatto il deserto, quello chiamano pace.»

Tacito, "De Vita Agricolae"

Non vi sembra tremendamente attuale?


venerdì 15 giugno 2012

La mia bolla sul blog di Anna

Quando due sofferenze si incontrano può nascere un fiume di lacrime che devasta tutto ciò che trova sul suo cammino
oppure un'oasi nel deserto
inaspettata fonte che rinfresca l'anima
un balsamo che lenisce le ferite
un miracolo di condivisione.
Io parlo poco del mio dolore, e solo se me lo chiedono.
Sono madre fin nel midollo, ascolto le storie degli altri, spesso in silenzio.
Rispondo a domande. E' la mia natura di porcospino.
Avevo già parlato qui dei miei figli, nella spiaggia di Nina.
Ora l'ho fatto sul blog di un'altra donna che accoglie, che non giudica, che non emette sentenze, che non ha parole fuori luogo.

Questa donna è Anna.
Avrei preferito non conoscerla, perchè questo incontro vuol dire un'esperienza terribile che ci accomuna.
Ho pregato con tutte le mie forze che l'incubo non si ripetesse mai più, per me, per nessuna donna, nessun uomo, nessun essere vivente. Ma succede.
E non rimane che rintanarsi, leccarsi le ferite.
E se la tana non è vuota ci si può prendere cura a vicenda.
E' quello che stiamo facendo.
Questa è la mia bolla e qui ci sono le bellissime ed immeritate parole che Anna mi ha dedicato.


La bolla di Adelia
Ciao Anna
Per prima cosa vorrei ringraziarti per questo spazio di confronto e di conforto che ci offri.
Probabilmente qualcuna delle tue lettrici conosce già la mia storia, qualcuna forse no.
Ad ogni modo, se la mia triste esperienza - malgrado il dolore che provo ed il desiderio di mantenerlo intimo - può essere in qualche strano modo di aiuto ad altre donne e ad altri uomini, ben venga il continuare a parlarne.
Vorrei però cominciare, se mi permetti, con una poesia della mia amatissima Alda Merini, tratta da “La terra santa”.

“Pensiero, io non ho più parole.
Ma cosa sei tu in sostanza?
qualcosa che lacrima a volte,
e a volte dà luce.
Pensiero,dove hai le radici?
Nella mia anima folle
o nel mio grembo distrutto?
Sei così ardito vorace,
consumi ogni distanza;
dimmi che io mi ritorca
come ha già fatto Orfeo
guardando la sua Euridice,
e così possa perderti
nell'antro della follia.”

11 volte mi sono fatta culla, e 11 volte mi sono ritrovata bara.

Sono madre di 11 figli, ma nessuno è con me.
Non si può descrivere il dolore, è intimo, lacerante, devastante. Non c’è momento di tregua, non c’è nascondiglio. Mai. Da qualche parte nella mente un pensiero ti scopre ancora là, attonita, ferma a quell’istante che separa la gioia dell’attesa dal vuoto disperato di voci, suoni, immagini.
Ed è esattamente in quell’attimo di limbo che si vorrebbe restare, si vorrebbe non aver ascoltato, non aver capito, non essere ancora entrate nella stanza, sdraiate sul lettino. Un attimo prima, ancora con le mutandine addosso, il nostro pudore non stracciato, il nostro sogno ancora intatto.
Mi sento una culla vuota, mi sento una bara vuota.
Non ho un bambino da annusare, non ho una tomba su cui piangere.
Non ho neppure una spiegazione.
Come un animale mi sono aggirata furibonda in ogni più remota parte del mio cuore, ho graffiato, morso, fatto a pezzi, devastato ogni pezzetto della mia anima.
Come un animale ho deciso che continuerò a provarci ancora e ancora, finchè la morte non si arrenderà lasciando almeno uno dei miei figli con me, o finchè il mio corpo non si piegherà al passare del tempo.
Magari sarà la prossima volta, chi può dirlo?
E sarà il mio dodicesimo figlio.
Perché io sono già madre di 11 figli.
A volte mi sembra di vederli correre nel corridoio, li sento ridere nella loro stanza.
Apro la porta e non ci sono più.
Li guardo mentre loro guardano me la mattina, sull’autobus, figli di altre madri, luci di altri occhi.
Mi specchio negli occhi dei bambini che vengono a giocare con me al parco, saranno i miei capelli a rendermi irresistibile.
Il complimento più bello che ho ricevuto nella mia vita è stato da Hisham, che all’epoca aveva 8 anni e un futuro negato dalla burocrazia.
“Sei bella come un pagliaccio!”
Così m’ha detto.
Ed io sono stata il pagliaccio più felice del mondo.
Tornare a vivere, trovare un senso che non c’è.
Accogliermi ed accettarmi così come sono non è stato facile. Piano piano, continuando a camminare, costringendomi a gesti che per me ormai non significavano più nulla, un passo alla volta, un giorno alla volta.
I miei figli non si meritano una madre scheggiata, per le rughe non posso farci niente, il tempo è passato. Ma ho vissuto anche per loro, ho permesso loro di sorridere attraverso il mio sorriso, di abbracciare attraverso le mie braccia, di usare le mie mani.
Io sono loro e loro sono me.
Non siamo soli, mai.


giovedì 14 giugno 2012

Sdrammatizziamo un pò..

Ci sono giorni in cui, inaspettatamente, riusciamo anche a ridere delle nostre disgrazie.
oggi ho aperto il blog di Stefy, una blogger molto simpatica che mette a disposizione la sua esperienza e creatività nell'arte di risparmiare e non solo, e
malgrado le rosse in arrivo
malgrado i problemi economici che mi strangolano
malgrado il lavoro che sta diventando sempre più frustrante
malgrado le brutte notizie dal mondo

mi sono messa a ridere da sola



ed ho pensato: meno male che non sono andata per santuari, se no sai che rabbia? 

mercoledì 13 giugno 2012

(Brutte) Notizie dall'Egitto


Ciao
leggo sempre sgomenta le notizie che arrivano dal mio amatissimo Egitto, oggi più che mai.
Guardo e non riesco a spiegarmi come le speranze possano essere continuamente disilluse, come il desiderio di andare avanti venga sempre costretto a muoversi in tondo, come il progresso faccia inesorabilmente rima con regresso.
Nemmeno io so cosa fare mi brucia il sangue ma non posso fare altro che restare immobile.Per ora.
Paziente.
Per ora.
In attesa.
Per ora.
Ma non arresa.

Adelia

martedì 12 giugno 2012

Our Last Day

ciao
a seguito di questo post  vorrei lanciare ufficialmente la nostra fine del mondo
la giornata che decideremo di vivere come se fosse davvero l'ultima!
io proporrei il 15 luglio, che è domenica, ma potete farla quando più vi aggrada.
vorrei che davvero vi convinceste che il mondo sta per finire e che non c'è più tempo, giusto come promemoria delle cose che contano davvero nella vita!

poi vorrei che mi mandaste il racconto via email e sarò lieta di pubblicare le nostre esperienze

un abbraccio a tutte

Adelia

venerdì 8 giugno 2012

La fine del mondo

Mi piace sperimentare, mi piace mettermi alla prova.
Saprete tutti che da mesi ormai si discute dell'imminente fine del mondo profetizzata dai Maya un'eminente archeologa di nome Maria Longhena.
E se il 21 dicembre vi sembrava una data troppo vicina per riuscire a conciliare i  numerosissimi impegni con una sacrosanta attività ludica, figuriamoci se arriva una che dice..
"Scusate, ci siamo sbagliati, in realtà la data è il 5 giugno!"
Ma come????
Si rubano così 6 mesi di vita all'intera popolazione mondiale?
Così ho deciso di passare il 4 giugno, ipotetico ultimo giorno del mondo, come se fosse davvero l'ultimo.
E ho coinvolto anche quell'uomo infinitamente paziente che è mio marito.
C'ho pensato per giorni, ho stabilito delle priorità, mi sono messa in ferie, perchè certamente non avevo intenzione di morire lontano dalla mia famiglia.
Nessuna superstizione e nessuna paura. Un puro e semplice esercizio spirituale.
Autoconvincersi che non abbiamo più tempo fa bene, schiarisce le idee, a patto di non lasciarsi prendere dal panico.
Abbiamo vissuto 24 ore esattamente come se da un momento all'altro potesse avvenire la catastrofe.
Ci siamo detti tutto quello che sentivamo di doverci dire, abbiamo assaporato e condiviso ogni momento più che mai, abbiamo smesso di preoccuparci per cose inutili ( beh, c'è da dire che già normalmente non lo facciamo.. )
Fa davvero bene, sapete?
Fa riscoprire il gusto di essere vivi, se mai ce lo fossimo dimenticato.
Comunque, a mezzanotte in  punto siamo andati a dormire abbracciati come sempre, senza dimenticare il bacio della buonanotte che per noi non è solo un rito, ma una necessità.
quella di dirci

"Buonanotte amore, ci vediamo domattina"





sabato 2 giugno 2012

Lezioni di vita: il Curiosus Pettegulus Invadens


Ecco, è successo di nuovo.
Non appena avete messo il naso fuori, non appena vi siete convinti ad uscire fuori dal guscio avete trovato predatore ad attendervi. Ed è un predatore di quelli della peggiore specie: il Curiosus Pettegulus Invadens.
Eh lo so, usando il nome scientifico sembra quasi un animaletto simpatico, un piccolo roditore col naso fremente che sniffa anfratti  alla ricerca di un semino succulento o un uccellino goffo e maldestro a caccia di vermini da mangiare.
Invece no. Il Curiosus Pettegulus Invadens è davvero un predatore. Può attendere anni ed anni un vostro piccolo cedimento, uno spiraglio impercettibile della vostra corazza e ZAC! Ci infila dentro la lingua biforcuta e inizia a scavare, a farsi spazio, ad infierire sulla vostra debolezza.
Gli basta assaggiare una sola minuscola particella dei fatti vostri per immaginare un lauto pasto, apparecchiare la tavola, organizzare un vero e proprio party radunando quanti più commensali possibili, a patto che portino una spezia per condirsi la pietanza come meglio gradiscono.
E così la vostra sola minuscola particella diventa sale, pane, olio, carne, pasta, zucchero, vino e tutti gli invitati ne mangiano e bevono a sazietà, contenti di essersi preparati il pasto proprio come piace a loro, appagati dalla quantità, dalla varietà  e dalla succulenza delle portate.  
Il pettegolezzo è proprio questo, un ingrediente misterioso col quale si può preparare il piatto preferito: nessuno sa se questo ingrediente segreto sia salato o dolce, se serva per un primo o un secondo o un contorno, e comunque non ha importanza se tanto risponde ai propri desideri.
Ecco, il Curiosus Pettegulus Invadens è bravissimo a scovare l’ingrediente segreto e fin qui va tutto bene, ci può stare, è una dote. Il problema è la sua incontenibile necessità di condividerlo, di distribuirlo fino a quando gli sfugge di mano, non lo riconosce quasi più nella tavola imbandita.
Ed è allora che si fa ancora più pericoloso: quando sgrana gli occhioni guardandovi con aria innocente e dicendovi che non è lui l’organizzatore della festa. E voi naturalmente gli credete. Ogni volta.
Non c’è via di fuga, non c’è redenzione: vi troverà dovunque, vi scruterà, farà supposizioni che a volte coglieranno nel segno. Rimane un solo modo per difendersi dal Curiosus Pettegulus Invadens: dargli periodicamente in pasto una bugia, così che non si sazi della vostra carne ma solo della vostra beffa.
E voi vivrete sereni e al sicuro.