venerdì 15 giugno 2012

La mia bolla sul blog di Anna

Quando due sofferenze si incontrano può nascere un fiume di lacrime che devasta tutto ciò che trova sul suo cammino
oppure un'oasi nel deserto
inaspettata fonte che rinfresca l'anima
un balsamo che lenisce le ferite
un miracolo di condivisione.
Io parlo poco del mio dolore, e solo se me lo chiedono.
Sono madre fin nel midollo, ascolto le storie degli altri, spesso in silenzio.
Rispondo a domande. E' la mia natura di porcospino.
Avevo già parlato qui dei miei figli, nella spiaggia di Nina.
Ora l'ho fatto sul blog di un'altra donna che accoglie, che non giudica, che non emette sentenze, che non ha parole fuori luogo.

Questa donna è Anna.
Avrei preferito non conoscerla, perchè questo incontro vuol dire un'esperienza terribile che ci accomuna.
Ho pregato con tutte le mie forze che l'incubo non si ripetesse mai più, per me, per nessuna donna, nessun uomo, nessun essere vivente. Ma succede.
E non rimane che rintanarsi, leccarsi le ferite.
E se la tana non è vuota ci si può prendere cura a vicenda.
E' quello che stiamo facendo.
Questa è la mia bolla e qui ci sono le bellissime ed immeritate parole che Anna mi ha dedicato.


La bolla di Adelia
Ciao Anna
Per prima cosa vorrei ringraziarti per questo spazio di confronto e di conforto che ci offri.
Probabilmente qualcuna delle tue lettrici conosce già la mia storia, qualcuna forse no.
Ad ogni modo, se la mia triste esperienza - malgrado il dolore che provo ed il desiderio di mantenerlo intimo - può essere in qualche strano modo di aiuto ad altre donne e ad altri uomini, ben venga il continuare a parlarne.
Vorrei però cominciare, se mi permetti, con una poesia della mia amatissima Alda Merini, tratta da “La terra santa”.

“Pensiero, io non ho più parole.
Ma cosa sei tu in sostanza?
qualcosa che lacrima a volte,
e a volte dà luce.
Pensiero,dove hai le radici?
Nella mia anima folle
o nel mio grembo distrutto?
Sei così ardito vorace,
consumi ogni distanza;
dimmi che io mi ritorca
come ha già fatto Orfeo
guardando la sua Euridice,
e così possa perderti
nell'antro della follia.”

11 volte mi sono fatta culla, e 11 volte mi sono ritrovata bara.

Sono madre di 11 figli, ma nessuno è con me.
Non si può descrivere il dolore, è intimo, lacerante, devastante. Non c’è momento di tregua, non c’è nascondiglio. Mai. Da qualche parte nella mente un pensiero ti scopre ancora là, attonita, ferma a quell’istante che separa la gioia dell’attesa dal vuoto disperato di voci, suoni, immagini.
Ed è esattamente in quell’attimo di limbo che si vorrebbe restare, si vorrebbe non aver ascoltato, non aver capito, non essere ancora entrate nella stanza, sdraiate sul lettino. Un attimo prima, ancora con le mutandine addosso, il nostro pudore non stracciato, il nostro sogno ancora intatto.
Mi sento una culla vuota, mi sento una bara vuota.
Non ho un bambino da annusare, non ho una tomba su cui piangere.
Non ho neppure una spiegazione.
Come un animale mi sono aggirata furibonda in ogni più remota parte del mio cuore, ho graffiato, morso, fatto a pezzi, devastato ogni pezzetto della mia anima.
Come un animale ho deciso che continuerò a provarci ancora e ancora, finchè la morte non si arrenderà lasciando almeno uno dei miei figli con me, o finchè il mio corpo non si piegherà al passare del tempo.
Magari sarà la prossima volta, chi può dirlo?
E sarà il mio dodicesimo figlio.
Perché io sono già madre di 11 figli.
A volte mi sembra di vederli correre nel corridoio, li sento ridere nella loro stanza.
Apro la porta e non ci sono più.
Li guardo mentre loro guardano me la mattina, sull’autobus, figli di altre madri, luci di altri occhi.
Mi specchio negli occhi dei bambini che vengono a giocare con me al parco, saranno i miei capelli a rendermi irresistibile.
Il complimento più bello che ho ricevuto nella mia vita è stato da Hisham, che all’epoca aveva 8 anni e un futuro negato dalla burocrazia.
“Sei bella come un pagliaccio!”
Così m’ha detto.
Ed io sono stata il pagliaccio più felice del mondo.
Tornare a vivere, trovare un senso che non c’è.
Accogliermi ed accettarmi così come sono non è stato facile. Piano piano, continuando a camminare, costringendomi a gesti che per me ormai non significavano più nulla, un passo alla volta, un giorno alla volta.
I miei figli non si meritano una madre scheggiata, per le rughe non posso farci niente, il tempo è passato. Ma ho vissuto anche per loro, ho permesso loro di sorridere attraverso il mio sorriso, di abbracciare attraverso le mie braccia, di usare le mie mani.
Io sono loro e loro sono me.
Non siamo soli, mai.


6 commenti:

  1. sei un porcospino le cui punte non pungono mai.
    ti abbraccio.

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    1. pungo solo chi se lo merita!
      come stai cara?

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  2. Ci sono donne che sono madri indipendentemente dalla presenza di figli. Siete le madri più madri che io conosca.
    Una madre.

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    1. grazie Raffaella
      le tue parole sono un sorriso che arriva dritto all'anima

      Adelia

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  3. Riconosco nel tuo dolore un po' del mio dolore.
    Madri si e' di cuore, non solo di pancia..
    E tu sei una madre perfetta.

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    1. grazie.
      ti abbraccio e ti sono vicina.
      se e quando vuoi, sono qui

      Adelia

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grazie per avermi letto
mi spiace perchè, a causa della maleducazione di qualcuno, ho dovuto fare in modo che non si possa commentare in modo anonimo e che il tuo commento possa apparire solo dopo la moderazione.
perdonami e grazie ancora per la pazienza!
Adelia