venerdì 31 agosto 2012

Sapevo che sarebbe successo!


Lo sapevo che prima o poi sarebbe successo!

Ah se lo sapevo.. ma speravo che succedesse un giorno in cui sarei stata un po’ più bendisposta nei confronti del mio prossimo.

E invece no, è successo stamattina che c’ho un diavolo per capello perché le ferie ( se di ferie possiamo parlare ) sono finite e devo rientrare in ufficio.
Stamattina, che mi son pure venute le mestruazioni puntuali come una cartella esattoriale alla faccia delle mie speranze..
Stamattina, che appena ho messo piede fuori casa con il Signor Bi s’è messo a piovere ( ecchecazz.. son due mesi che non piove.. aspettavi proprio me? )
Comunque..
Arrivo al parco col Signor Bi, esaltatissimo dalla pioggia e dalla frescura dopo mesi di afa asfissiante.
Premetto che il Signor Bi è sempre libero perché è un cane molto tranquillo e rispettoso che non si stacca dal mio fianco e che, in quasi 19 anni, non ha mai litigato con nessuno. Neppure i vigili mi dicono nulla, lo conoscono bene.
Stava giocando con il suo amico Mirò quando all’orizzonte è apparsa una donna con un guinzaglio.
Mah, mi sono detta, la gente ha strane abitudini. D’altro canto son stranuccia pure io, quindi perché preoccuparmi se una vuole portar fuori il suo cane immaginario?
Comunque, la signora col guinzaglio ci ordina – si, ci ordina! – di legare i cani.
E neanche per favore.
Abbozzo, chiamo il Signor Bi che immediatamente si costituisce con una faccia così contrita da far piangere ( per lui essere legato è un’offesa gravissima  e, giustamente, non capiva ) e cerco di capire cosa stesse urlando la signora col guinzaglio.
In genere i padroni di cani, quando non si conoscono, fanno sempre la stessa domanda ?” per capire se c’è rischio di un’eventuale rissa.
“E’ maschio o femmina
La signora col guinzaglio invece ci ha chiesto
“Sono vaccinati?”
Ok ho capito signora col guinzaglio, hai con te un cucciolo che non si vede nell’erba alta.. ma sappi che se lo lasci grufolare corre gli stessi rischi di gastroenteriti varie che correrebbe facendolo annusare dai suoi simili. E anche su questo dovrei aprire una parentesi ma non lo farò per la vostra gioia :o)

Dall’erba alta spunta un Beagle. Cominciate a capire? V’illuminate d’immenso?

La signora col guinzaglio, incurante del fatto che il suo beagle
“…che ancora non ha completato il ciclo di vaccini”
 si stesse ingozzando di tutte le schifezze che trovava nel prato, visto che non accennavamo a chiedere nulla s’è sentita in dovere di precisare
“E’ un cucciolo di Grenelle…” e fa un broncio fragolino a metà fra il rattristato ed il furbetto in attesa di ricevere tutta la solidarietà che secondo lei le spetta di diritto..

E  lo sapevo!!!

Ora, io non ho nulla contro i cuccioli di Green Hill, mi fa solo incazzare da morire il fatto che migliaia di cani languono nei canili per anni e nessuno li adotta perché non hanno il pedigree, non sono di razza, non sono cuccioli, non sono famosi. Quanti appelli per canili sull’orlo del collasso, per cani disperati, feriti, malati, condannati a morte sono rimasti inascoltati?

Per i cuccioli di Green Hill ci sono state migliaia di richieste di adozione. Migliaia di famiglie che improvvisamente hanno sentito l’esigenza impellente di avere un cane.

Purchè cucciolo, di razza e famoso.
Più richieste che cani! Mai vista una roba simile!
Scusate la stronzaggine: quanta voglia di riconoscimento sociale c’è dietro queste adozioni?
Quanto ha pesato il desiderio di essere riconosciuti come benefattori della caninità nell’essersi portati a casa un beagle di Green Hill?
Quanti di quelli che il beagle se lo sono comprati diranno che, invece, è stato adottato?
No, signora col guinzaglio, non ti dirò che sei stata tanto brava e generosa a prenderti un cucciolo di Green Hill. Lo saresti stata altrettanto, se non di più, se tu avessi portato a casa un meticcio sconosciuto col pedigree in bianco perché volevi dare e ricevere amore e non incassare complimenti che ti alzano l’autostima. Per quello sappi c’è il parrucchiere o la commessa della boutique. Oppure i gigolò, per casi gravi.
Quando l’eco della notizia non sarà più udibile, quando le luci della ribalta si spegneranno ed il sipario si chiuderà..
che ne farai del beagle di Grenelle? Improvvisamente ti renderai conto che non ti serve più come accessorio fashion, che c’ha un sacco di comportamenti strani ( ad es. fa la cacca e la pipì e vuole essere portato fuori almeno 3 volte al giorno ) e lo riporterai a qualche associazione?
Spero di no, ma non per te che non me ne frega niente.
Per il cucciolo.

p.s.

notizia dell'ultim'ora.. 
la restituzione è già cominciata!
con le scuse più fantasiose ed una crudissima spiegazione: 
non volevano un cane, volevano uno status symbol!

lunedì 27 agosto 2012

Mustafà


Aveva  preparato  di malavoglia una borsa, ammassando i vestiti senza alcuna accortezza.
Non aveva smania di partire, per niente. Era da un po’ che non aveva voglia di nulla.
“A che serve vivere in una città di mare se il mare non lo vedo mai?” erano le ultime parole che aveva detto a quello con cui, solo l’estate prima, era scappata in moto senza pensarci due volte.
E pensare che un tempo le piaceva. Anzi, a dirla tutta le piaceva l’idea di farselo piacere, perché lui non piaceva a nessuno, nemmeno a sua madre. E poi aveva una moto, ma non una moto di quelle tutte carenate e strombazzanti: più che una moto era un rottame da “antitetanica solo a guardarla”. Però,  inspiegabilmente, continuava a funzionare. Insomma, lui era uno sfigato. Lei gli aveva detto di si solo perché piangeva. All’epoca ancora non sapeva che avesse una  lacrima pronta ogni volta che beveva.
A questo pensava mentre preparava la borsa. E sbuffava.
Lui le aveva proposto una gita senza meta.
Partire senza sapere, fermarsi dove capita.. un tempo l’avrebbe resa felice.
Ma non ora. Ora la noia aveva il sopravvento su tutto.
Già visto, già fatto, già detto. Tappe bruciate.
Vabbè, ormai c’era. Si infilò i sandali senza lavarsi i piedi, anche se aveva camminato scalza tutto il giorno.
Salì sulla moto e lo abbracciò solo per non cadere.
Chilometri e chilometri, un paesino pulito e tranquillo.
“Fermati…”
Entrando nel piccolo bar, l’odore della candeggina le invase piacevolmente le narici. Respirò profondamente pulendosi l’anima.
Andò in bagno ed ordinò un caffè. Lui non era neppure sceso dalla moto.
Lo vedeva sbuffare sotto il casco. Decise che non le importava.
Si mise comoda a contemplare le pareti di un colore indefinito, le sedie di plastica intrecciata anni ’70, il barista centenario che, con gesti lenti, preparava il caffè col minore spreco possibile di miscela.
Lui si sbracciava per farle capire che voleva andarsene, lei decise di dare un’occhiata alla Gazzetta dello Sport, anche se di calcio non capiva niente e gliene importava ancora di meno.
Voleva solo farlo innervosire.
Si tolse le scarpe ed incrociò un piede sotto di sé, accoccolandosi come al solito.
Sentiva ancora la voce di sua madre che la chiamava
“Che fai?”
“Il gatto”
Faceva il gatto sulla sedia, sulla poltrona, sul divano. E come un gatto amava starsene in santa pace, senza far nulla, gli occhi socchiusi a contemplare il sole.
Adesso faceva il gatto nel bar.
Lui intanto era sceso dalla moto, s’era tolto il casco e sarebbe entrato se lei non lo avesse fulminato con un solo sguardo.
Lentamente si stiracchiò, piegò il giornale con una svogliatezza esasperante, bevve l’ultima goccia di caffè allungando la lingua nella tazzina per raccogliere lo zucchero sul fondo.
Si alzò ed uscì fuori.
Lui stava per risalire sulla moto quando, con la cosa dell’occhio, si accorse che lei s’era seduta a terra ad accarezzare un gattino.
“Lo porto a casa!”
“Non pensarci nemmeno. Siamo in moto e poi sai che sono allergico…”
Lei riprese a giocare col gattino, lasciandolo inveire tormentando l’accelleratore.
“Guarda che ti lascio qui!”
Un’alzata di spalle fu l’unica risposta che ottenne.
L’ultima.
Il vecchietto l’aveva osservata tutto il giorno mentre lei giocava col gattino, le aveva dato il latte fresco in un piattino che lei gli aveva chiesto. Non aveva potuto fare a meno di scuotere la testa ad ogni risata argentina per le moine del gattino. Strana ragazza, pensò, ma non dev’essere cattiva.
“Devo chiudere..”
Stava venendo buio quando lei si rese conto che non aveva mangiato nulla tutto il giorno.
“Posso avere prima un panino?”
“Non faccio panini, ma se ti fidi puoi venire a casa con me”
“Solo se posso portare anche Mustafà!”
Ed era balzata in piedi facendo attenzione a non  lasciar cadere il gattino addormentato.
Il vecchio capì che non poteva che accettare e si incamminò lentamente verso casa.
Aprì la porta e la fece entrare.
Lei si innamorò dell’odore del legno e di ricordi non suoi.
Mustafà cresceva affilandosi le unghie sul divano, lui sorrideva sotto i baffi facendo finta di arrabbiarsi.
Lei si alzava presto per aprire il bar, Mustafà sonnecchiava trai tavoli vuoti.
Il giorno in  cui non si svegliò lei tornò a casa in silenzio, prese la sua borsa e cominciò a riempirla a caso con i vestiti che trovava in giro.
Il vecchio aspettò inutilmente che lei lo guardasse e d’un tratto capì: era rimasta con lui solo per il cucciolo.

martedì 21 agosto 2012

Alberi e koala


Ci sono persone speciali
capaci di sfiorarci solo per un momento e rimanere per sempre nella nostra anima.
Sono persone belle, tanto belle che ci viene da chiederci come mai abbiano posato il loro benevolo sguardo  proprio su di noi, porcospini sgraziati e stizzosi.
Persone capaci di amare l’intero e non per sottrazione.  Capaci di accettarti così come sei e senza tagliarti gli aculei.
Amici veri, per i quali non è necessaria la quotidianità dei gesti perchè ti scaldano con una parola sola, a volte neppure pronunciata.
Amo la sua anima così delicata.
Sono anni che non ci vediamo ma non c’è bisogno. Noi ci siamo l’uno per l’altra.
Lui è il mio alberello paziente ed io il suo irrequieto koala.
Troppo spesso strazio le sue foglie e pianto le unghie nella sua corteccia gentile.
E – incurante della mia furia - permette alla mia voce “di fargli i ricci dentro”..  (quel messaggio non l’ho mai cancellato, così come gli altri…)
Ieri mi ha fatto capire che mi legge, in silenzio come sempre.
Ciao alberello
Questo è il mio modo goffo di dirti che sei sempre con me.

Albero

giovedì 16 agosto 2012

Le scimmie di mare!

Le scimmie di mare
Sono stata la più piccola della famiglia per molti anni. Questo, in situazioni normali, costituirebbe un enorme privilegio: decine di adulti o quasi che ti viziano e ti coccolano. E invece no.
Il mio unico privilegio era quello di poter leggere giornali e riviste che difficilmente sarebbero stati alla portata di una bambina, per di più femmina.
Uno di questi giornalini era l’Intrepido.
È sull’Intrepido che ho visto l’oggetto dei miei desideri, che ho capito quello che davvero volevo dalla vita: le Scimmie di mare!!
Ve la ricordate la pubblicità? All’epoca non c’erano problemi, ora come ora la ditta distributrice sarebbe stata condannata per pubblicità ingannevole.


Una famigliola felice, mamma papà e cuccioli, qualche bollicina e qualche pianta. Le scimmie di mare che possono essere addomesticate! Ci puoi giocare! Solo 1000 lire e ti arrivano a casa.
C’è da dire che all’epoca 1000 lire non erano poche, ma c’era anche un buono sconto!
L E VO G L I O!!!!!!!!!!!!
Non ci dormivo la notte, m’ero ritagliata il coupon e lo guardavo sospirante tutte le sere, in attesa del mio compleanno.
Mi vedevo già  sguazzare  con  le mie nuove amiche persino nella vasca da bagno, tanto sono docili e addomesticate e non fanno disastri!
Insomma.. mi faccio coraggio e vado da mamma con la boccuccia più fragolina che riesco a farmi venire
“Mammina.. io lo so quello che voglio per il mio compleanno!” e le metto in mano il coupon.
Mia mamma non fa una piega, prende il coupon e mi dice
“Vedremo..”
Ovviamente un “vedremo” è un si, nella mia testa!
Però per sicurezza intercetto un altro Intrepido e ritaglio un altro coupon e lo consegno a mio nonno.
“Vedremo!” … wow .. un altro si!
Ma siccome è meglio essere sicuri prendo un altro coupon e lo do a mio cugino grande.
“Vedremo!”
Manco a dirlo che le scimmie di mare non l’ho viste!
Dopo tanti anni, però, lo sfizio me lo dovevo togliere. Veloce ricerca su internet e cosa scopro??
Questo!
Le scimmie di mare sono dei graziosi crostacei! Trattasi di Artemia salina!
Non c’è mammabella, papàfigo, figlidolci!
Sono crostacei. Bellini e rispettabili, ma crostacei!


:o(





44 ... gatti!

Non sono impazzita..
sono diversamente giovane :o)



chissà quanti anni compio oggi..

il regalo che vorrei si sa

Adelia

venerdì 3 agosto 2012

StravagantEstate ovvero.. la peggio notte della vita mia!


Grazie a questa bellissima idea  sto per raccontarvi la mia  tragicomica esperienza estiva su una barca. Giuro che è tutto vero!

Protagonisti:

Adelia, una che a 20 anni non era mai salita su una barca
MG, figlio del proprietario della barca, capitano improvvisato
MD, sedicente astronomo
RP, falso pescatore bulimico
FR, donna dal ciclo inopportuno
La nonna di Adelia, cinghiale occasionale
‘A mà  la mamma di Adelia, troppo buona e priva di gioco di polso.
Porto di Maratea, semplicemente Porto di Maratea
Mare Mediteraneo, ovvero Mare Mediterraneo

Nota
Siamo tutti originari dello stesso paese.
Parliamo vari idiomi perché siamo “oriundi” ( che all’epoca ci sembrava una parolaccia e forse lo è perché indica una persona dalle radici straziate dall’emigrazione ). Passo passo vi spiegherò l’intento con il quale si utilizzano i vari dialetti
Ad ogni modo.. per quelli nati fuori dal Regno ( delle Due Sicilie, ovvio ) tradurrò laddove necessario
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Dunque..sono passati 20 anni più o meno, ma certe cose non si scordano.
Tutto comincia in un noioso pomeriggio di montagna.

Esco in piazza per fare un giro e trovo MG, esaltatissimo perché suo padre ha appena comprato un gozzo    ( usato ma in ottime condizioni ) e gli ha dato il permesso di fare un giro.
Alla conversazione si uniscono subito MD ed RP - l’uno esaltato dal fatto di essere napoletano ( quindi naturalmente esperto di mare ) e di aver fatto un giro in barca col suo papà quando era molto piccolo, l’altro disoccupato perenne e muratore occasionale che aveva deciso ( da ben 5 minuti ) di diventare pescatore.

Non so bene perchè, accetto un appuntamento alle 20 per uscire in barca di notte a pescare totani  ( sic..).
Siccome non volevo andare da sola con 3 scalmanati, sessualmente innocui ma pur sempre maschietti scarsi in conversazione, chiamo FR, la mia migliore amica che, come Nosferatu, non esce mai da casa prima del tramonto.

Tutto concordato: FR entusiasta come una mummia senza il pannolone dopo 3000 anni, io esaltata come un babbuino perché in barca non ci sono mai stata.

Adelia “A mà.. torno verso le 2!” .. si sa che i totani sono nottambuli.
‘A mà Va bene figlia mia.. però.. mi raccomando.. chi c’è con te?”

Per precauzione non ceno, non si sa mai visto che soffro un po’ la macchina.

Alle 20 in punto scendo in piazza, siamo tutti lì con tanto di attrezzature.. FR non arriva.

Coro “Vabbuò, tant’ amma passà ‘nnanz’ ‘casa!”  ( Va bene, passiamo a prenderla a casa tanto è di strada”. Perché noi nelle situazioni in cui bisogna adattarsi parliamo lucano )

Ci apre la porta con la stessa rapidità di una mummia che, anche se le hanno tolto il pannolone, sò sempre 3000 anni che non si muove..

FR “Me sò venute.. sto a morì!”
Adelia “Ekkekaz.. ma non puoi prendere un buscopan?”
FR  “No.. sto a morì!”
Coro “Okkey va ttutto bbene”. ( .. perché noi per prendere decisioni difficili parliamo romano! )

Andiamo lo stesso.

Arrivati al Porto di Maratea cominciamo a scaricare tutte le attrezzature:

-     Totanara ( orrendo strumento di morte che consiste in un fuso di legno nel quale sono stati conficcati dei chiodi ad uncino. Non appena il totano s’avvinghia viene infilzato e tirato su )
-          Lampara
-          Coltelli e secchi vari
-          Ecoscandaglio ( ebbene si, residuato di qualche cantina )
-          Freselle, olio, origano e pomodorini ( eeeeeeeeeeeeeeh? Ricordate che il nostro pescatore è bulimico? Pesa circa 120 kg e sarà alto 1.50.. ). Per il sale c’è il mare, ovviamente.
-          Lardo. No, non è per il bulimico, si avvolge sulla totanara perché i totani sono ghiotti di lardo.
-          Una sola misera bottiglietta d’acqua.. solo io ho pensato che l’acqua di mare non si può bere?

Vabbè.. mezzoretta a cercare ‘sto gozzo perché noi, ovviamente, guardiamo solo le barche più belle. 
Alla fine, dopo aver camminato avanti e indietro sul pontile principale, ci dirigiamo verso quelli periferici.
Eccolo lì.
Un guscio di noce.
È uno scherzo?
No non è uno scherzo, c’è il nome della mamma di MG che ancora puzza di vernice fresca.

Coro “Ke ttene 'mport? Abbast’ che sta!” ( “cosa ti importa? basta che galleggia!” Perché noi, nelle situazioni in cui bisogna adattarsi, parliamo lucano )

Speriamo, penso in cuor mio.

Comunque salgo ( ho già detto che sono stupida? Un’altra se ne tornava a casa ), ci sistemiamo, molliamo gli ormeggi e olèèèèèèèèèèè, prendiamo il largo.

Tutti guardiamo RP, il marinaio, perché lui sa dove si nascondono i totani. RP continua a dire al capitano MG
“Accà… no..  allà… aspè.. bbuono!” ( “qua..  no .. là… aspetta.. fermati!” Perché noi nelle situazioni in cui bisogna avere pazienza parliamo lucano )

L’ecoscandaglio tace. Forse non funziona.

Alla fine, ci fermiamo in un posto qualsiasi in mezzo al nulla. Le luci del porto sono ormai praticamente invisibili. MD, l’astronomo, sonnecchia.

Per la centesima volta dico che voglio tenere io il filo della totanara. Loro  non lo sanno, ma io ho un piano diabolico: non appena sento i poveri totani abboccare resto ferma ferma e faccio finta di nulla, così mangiano senza infilzarsi… tiè! Io voglio solo andare in barca, mica partecipare ad un omicidio!

Piccolo problema. Finchè il guscio di noce è in movimento sto benissimo e sono contenta.
Dopo nemmeno 30 secondi da quando ci siamo fermati sento che mi affiora un ricordo

“Oddio, il latte di mia madre!!” ( perché noi quando abbiamo bisogno d’aiuto parliamo italiano così ci capiscono tutti )

I cretini ridacchiano mentre io cambio colore così velocemente da far impallidire un caleidoscopio.

Da qui inizia lo schifo. Semmai saltate qualche riga..
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WARNING

 MD s’è svegliato…  “Ma che stai male?” ( perché noi quando siamo preoccupati parliamo italiano così ci capiscono tutti )

RP  “Aoh.. dai.. continua che stai a pasturà pei pesci!” ( perché noi quando vogliamo fare gli stronzi parliamo romano ) e intanto, dall’altro lato del gozzo, stava già inzuppando le freselle nell’acqua di mare "così si salano pure"…

Me ne sto sdraiata più morta che viva, ogni tanto un singulto mi devasta.

La fresella è pronta, RP me la sbatte sotto al naso. 
“ ‘A vuò zica freseddha?” ( “vuoi un po’ di fresella?” perché noi quando vogliamo farci perdonare parliamo lucano )

Che, volendo,  sarebbe stato anche un pensiero carino, un atto gentile nei confronti di una signora (?) che non ha neppure cenato per salire su questo schifo di barca in compagnia di 3 trogloditi!
Invece no, è stato devastante.
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Sto così male che, impietosito, MG decide che è meglio se mi riportano a riva e magari li aspetto lì ( visto che sono io quella che guida.. ).

E vabbè.. accendiamo il motore.
Ho detto: accendiamo il motore!
Hey.. ACCENDIAMO IL MOTORE!!!!!!!!!!!!!!

Niente, uno sputacchio e niente. Il motore non motora, non si mette in moto. Niente. Morto. Senza benzina!

Io sto morendo e siamo alla deriva in mezzo al mare? Senza benzina. Senza radio. Senza razzi di segnalazione. Senza manco uno straccio di remo. E niente cellulare, che all’epoca forse nemmeno l’avevano inventato.

Approderemo in Libia, stando alla corrente!

MD, che è il più grande del gruppo, cerca di tranquillizzarmi.  
“Non ti preoccupare, da qui passano i pescatori, ci vedono e ci trainano in porto!” ( perché noi, quando vogliamo che gli altri ci credano, parliamo italiano)

Si, i pescatori libici. Verremo venduti a tranci al mercato del pesce come Fantozzi.

Un paio di volte tento di buttarmi in mare e farmela a nuoto. Mi tengono ferma, vigliacchi, ed io non ho la forza di lottare. Bevo acqua di mare solo per aver qualcosa da tirar fuori, lo stomaco mi si spacca a vuoto.
Il tempo non passa mai, io invece passo dall’isterismo dei conati ad un dormiveglia da moribonda.

Ad un certo punto mi sveglio ed è tutto buio, nemmeno una lucina piccola. Secondo voi un guscio di noce c’ha un’ancora degna di questo nome? Certo che no, la catena è corta e l'ancora non è mica sul fondo.. 

MD, che è astronomo di diritto perché una volta è stato in gita con la scuola all’Osservatorio di Capodimonte, fa la sua valutazione del tempo trascorso perché “E’ ancora presto, non sono nemmeno sorte le Pleiadi!” ( perché noi, quando vogliamo che gli altri ci credano, parliamo italiano)

Adelia “Kekkazzo sò 'ste pleiadi, brutto scemo..?!” ( perché noi, quando vogliamo insultare qualcuno, parliamo romano)

Nemmeno finito di spiegare che le Pleiadi sono un gruppo di stelle che, in estate,  sorge poco prima dell’alba che ecco..

È l’alba!!

Pure le Pleiadi sono andate a dormire e io sto qui che devo far pipì e figuriamoci se la faccio davanti a 3 cretini ( che, invece, non c’hanno pensato un secondo a metter mano al.. e non se le sono manco lavate )!

Comunque.. un miraggio.. un peschereccio.. come Fantozzi, l’avevo detto. E l’aveva detto pure MD, anche se mi secca ammettere che aveva ragione. Ma solo su quello, altro che Pleiadi!

Ci sbracciamo come ossessi, ci vedono per miracolo, si fanno una risata e ci sfottono quando sanno che   veniamo da un paesino di montagna!
Impietositi, ci rimorchiano!

Se avessi la forza urlerei “Terra!!!!”
Altro che Cristoforo Colombo!
Mi sdraio a terra, sul cemento.

I 3 dementi c’hanno pure il coraggio di andare a fare colazione.
Loro. Io ancora ingoio fiele.
Salgo in macchina e, con la forza della disperazione, mi faccio ‘sti 20 km di tornanti di  montagna per salire al paesello.
Bestemmio frai denti  in tutte le lingue che conosco  (perchè noi, quando siamo incazzati, mischiamo tutto ) mentre loro russano. Eccerto, sò stanchi.

Decido che se una è nata sul cucuzzolo di una montagna un motivo ci deve essere, e il motivo è che soffre il mal di mare.

Scarico in una piazza ancora deserta e vado a casa.

Sogno un water e un letto, invece  trovo i miei bagagli fuori dalla porta.

Tempesto la povera porta di pugni, qualcuno ha messo il paletto rendendo impossibile entrare con le sole chiavi.

‘A mà - poverina - mi apre che sembra uno straccio, ha passato la notte in angoscia telefonando a 
"polizia / carabinieri / capitaneria di porto / ospedale / obitorio / protezione animali / esercito della salvezza / pizzeria da Totonno / dov’eri dov’eri / mi farai morire / pensavo che eri morta / Oddioddio / sia lodato Gesù Cristo / Madonna mia pensaci tu che io non so più che fare con questa qui / figlia mia  bella" ( seguono baci abbracci e tentativi di darmi uno schiaffo, ma non è capace, non ha gioco di polso, e poi io sono più alta di lei di almeno 20 cm.. )

È ( giustamente, ora posso capire ) fuori di sé.

Tento una battuta 
Adelia “A mà, t’avevo detto che tornavo alle 2, so appena le 8 … kevvvoi?” ( perché noi, quando vogliamo sdrammatizzare, parliamo romano )

Fortunatamente per me, ‘A mà non ha gioco di polso.

In un angolo vedo FR addormentata con la faccia sul tavolo, gli occhiali da sole. È strana alla luce del sole, sembra una medusa spiaggiata, un cammello al Polo Nord.
È stata convocata d’urgenza nel cuore della notte, è talmente preoccupata per me che dorme da ore e l’ordito della tovaglia le si è stampato su una guancia assieme al ricamo punto erba che non è riuscita a fumarsi.
FR si sveglia di soprassalto perché mia nonna arriva caricando come un cinghiale inferocito

La nonnaTua figlia… di giorno a mare no… ma la notte… uuuuuuuuuuuuuuh!” ( perché noi, quando vogliamo sottintendere, parliamo un misto fra l’italiano ed il cinghialesco)

Ora, non sono proprio esperta di linguaggio cinghialesco, ma sappiate che quell’uuuuuuuuuuh vuol dire tante cose, nessuna però è bella.

FR si dilegua, si sa che meduse e cinghiali non vanno d’accordo.

FR “Vabbuò, sei viva, vado a dormì che sto a morì!” ( perché noi, quando vogliamo che gli altri ci compatiscano, parliamo romano)
Forse intendeva morire nel sonno, ma sappiate che ancora adesso gode di perfetta salute.

Io, nel frattempo, ho ancora urgenza di fare pipì, per cui mi sono fatta coraggio e, tra una carica di cinghiale e l’altra, mi sono fatta strada fino all’agognato wc.

Chiudo la porta. Silenzio.
Riapro la porta. Cinghiale.
Dormo al bagno?
Mossa strategica! In qualche modo devo dormire!

Mi infilo nella vasca da bagno che, manco a dirlo, è di quelle corte in cui ci si siede.
Fa niente, dormo lo stesso.
Il cinghiale fuori è furioso, sbatte i pugni sulla porta senza rendersi conto che, nelle mie condizioni, mi fa da ninnananna ipnotica.

Verso le 13 ‘A mà  bussa delicatamente
“Lele, li vuoi due fusilli?” ( perché noi, quando vogliamo che gli altri ci aprano la porta, parliamo italiano e cuciniamo cose lucane )

La mia voce suona strana, sarà che c’ho la faccia spiaccicata contro la ceramica della vasca
“No ‘a mà… sto a morì!” ( perché noi, quando vogliamo che gli altri ci lascino in pace, parliamo romano )


Morale?

È bene che in una casa ci sia sempre un bagno di servizio.
E, possibilmente, una vasca da bagno normale.