venerdì 3 agosto 2012

StravagantEstate ovvero.. la peggio notte della vita mia!


Grazie a questa bellissima idea  sto per raccontarvi la mia  tragicomica esperienza estiva su una barca. Giuro che è tutto vero!

Protagonisti:

Adelia, una che a 20 anni non era mai salita su una barca
MG, figlio del proprietario della barca, capitano improvvisato
MD, sedicente astronomo
RP, falso pescatore bulimico
FR, donna dal ciclo inopportuno
La nonna di Adelia, cinghiale occasionale
‘A mà  la mamma di Adelia, troppo buona e priva di gioco di polso.
Porto di Maratea, semplicemente Porto di Maratea
Mare Mediteraneo, ovvero Mare Mediterraneo

Nota
Siamo tutti originari dello stesso paese.
Parliamo vari idiomi perché siamo “oriundi” ( che all’epoca ci sembrava una parolaccia e forse lo è perché indica una persona dalle radici straziate dall’emigrazione ). Passo passo vi spiegherò l’intento con il quale si utilizzano i vari dialetti
Ad ogni modo.. per quelli nati fuori dal Regno ( delle Due Sicilie, ovvio ) tradurrò laddove necessario
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Dunque..sono passati 20 anni più o meno, ma certe cose non si scordano.
Tutto comincia in un noioso pomeriggio di montagna.

Esco in piazza per fare un giro e trovo MG, esaltatissimo perché suo padre ha appena comprato un gozzo    ( usato ma in ottime condizioni ) e gli ha dato il permesso di fare un giro.
Alla conversazione si uniscono subito MD ed RP - l’uno esaltato dal fatto di essere napoletano ( quindi naturalmente esperto di mare ) e di aver fatto un giro in barca col suo papà quando era molto piccolo, l’altro disoccupato perenne e muratore occasionale che aveva deciso ( da ben 5 minuti ) di diventare pescatore.

Non so bene perchè, accetto un appuntamento alle 20 per uscire in barca di notte a pescare totani  ( sic..).
Siccome non volevo andare da sola con 3 scalmanati, sessualmente innocui ma pur sempre maschietti scarsi in conversazione, chiamo FR, la mia migliore amica che, come Nosferatu, non esce mai da casa prima del tramonto.

Tutto concordato: FR entusiasta come una mummia senza il pannolone dopo 3000 anni, io esaltata come un babbuino perché in barca non ci sono mai stata.

Adelia “A mà.. torno verso le 2!” .. si sa che i totani sono nottambuli.
‘A mà Va bene figlia mia.. però.. mi raccomando.. chi c’è con te?”

Per precauzione non ceno, non si sa mai visto che soffro un po’ la macchina.

Alle 20 in punto scendo in piazza, siamo tutti lì con tanto di attrezzature.. FR non arriva.

Coro “Vabbuò, tant’ amma passà ‘nnanz’ ‘casa!”  ( Va bene, passiamo a prenderla a casa tanto è di strada”. Perché noi nelle situazioni in cui bisogna adattarsi parliamo lucano )

Ci apre la porta con la stessa rapidità di una mummia che, anche se le hanno tolto il pannolone, sò sempre 3000 anni che non si muove..

FR “Me sò venute.. sto a morì!”
Adelia “Ekkekaz.. ma non puoi prendere un buscopan?”
FR  “No.. sto a morì!”
Coro “Okkey va ttutto bbene”. ( .. perché noi per prendere decisioni difficili parliamo romano! )

Andiamo lo stesso.

Arrivati al Porto di Maratea cominciamo a scaricare tutte le attrezzature:

-     Totanara ( orrendo strumento di morte che consiste in un fuso di legno nel quale sono stati conficcati dei chiodi ad uncino. Non appena il totano s’avvinghia viene infilzato e tirato su )
-          Lampara
-          Coltelli e secchi vari
-          Ecoscandaglio ( ebbene si, residuato di qualche cantina )
-          Freselle, olio, origano e pomodorini ( eeeeeeeeeeeeeeh? Ricordate che il nostro pescatore è bulimico? Pesa circa 120 kg e sarà alto 1.50.. ). Per il sale c’è il mare, ovviamente.
-          Lardo. No, non è per il bulimico, si avvolge sulla totanara perché i totani sono ghiotti di lardo.
-          Una sola misera bottiglietta d’acqua.. solo io ho pensato che l’acqua di mare non si può bere?

Vabbè.. mezzoretta a cercare ‘sto gozzo perché noi, ovviamente, guardiamo solo le barche più belle. 
Alla fine, dopo aver camminato avanti e indietro sul pontile principale, ci dirigiamo verso quelli periferici.
Eccolo lì.
Un guscio di noce.
È uno scherzo?
No non è uno scherzo, c’è il nome della mamma di MG che ancora puzza di vernice fresca.

Coro “Ke ttene 'mport? Abbast’ che sta!” ( “cosa ti importa? basta che galleggia!” Perché noi, nelle situazioni in cui bisogna adattarsi, parliamo lucano )

Speriamo, penso in cuor mio.

Comunque salgo ( ho già detto che sono stupida? Un’altra se ne tornava a casa ), ci sistemiamo, molliamo gli ormeggi e olèèèèèèèèèèè, prendiamo il largo.

Tutti guardiamo RP, il marinaio, perché lui sa dove si nascondono i totani. RP continua a dire al capitano MG
“Accà… no..  allà… aspè.. bbuono!” ( “qua..  no .. là… aspetta.. fermati!” Perché noi nelle situazioni in cui bisogna avere pazienza parliamo lucano )

L’ecoscandaglio tace. Forse non funziona.

Alla fine, ci fermiamo in un posto qualsiasi in mezzo al nulla. Le luci del porto sono ormai praticamente invisibili. MD, l’astronomo, sonnecchia.

Per la centesima volta dico che voglio tenere io il filo della totanara. Loro  non lo sanno, ma io ho un piano diabolico: non appena sento i poveri totani abboccare resto ferma ferma e faccio finta di nulla, così mangiano senza infilzarsi… tiè! Io voglio solo andare in barca, mica partecipare ad un omicidio!

Piccolo problema. Finchè il guscio di noce è in movimento sto benissimo e sono contenta.
Dopo nemmeno 30 secondi da quando ci siamo fermati sento che mi affiora un ricordo

“Oddio, il latte di mia madre!!” ( perché noi quando abbiamo bisogno d’aiuto parliamo italiano così ci capiscono tutti )

I cretini ridacchiano mentre io cambio colore così velocemente da far impallidire un caleidoscopio.

Da qui inizia lo schifo. Semmai saltate qualche riga..
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WARNING

 MD s’è svegliato…  “Ma che stai male?” ( perché noi quando siamo preoccupati parliamo italiano così ci capiscono tutti )

RP  “Aoh.. dai.. continua che stai a pasturà pei pesci!” ( perché noi quando vogliamo fare gli stronzi parliamo romano ) e intanto, dall’altro lato del gozzo, stava già inzuppando le freselle nell’acqua di mare "così si salano pure"…

Me ne sto sdraiata più morta che viva, ogni tanto un singulto mi devasta.

La fresella è pronta, RP me la sbatte sotto al naso. 
“ ‘A vuò zica freseddha?” ( “vuoi un po’ di fresella?” perché noi quando vogliamo farci perdonare parliamo lucano )

Che, volendo,  sarebbe stato anche un pensiero carino, un atto gentile nei confronti di una signora (?) che non ha neppure cenato per salire su questo schifo di barca in compagnia di 3 trogloditi!
Invece no, è stato devastante.
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Sto così male che, impietosito, MG decide che è meglio se mi riportano a riva e magari li aspetto lì ( visto che sono io quella che guida.. ).

E vabbè.. accendiamo il motore.
Ho detto: accendiamo il motore!
Hey.. ACCENDIAMO IL MOTORE!!!!!!!!!!!!!!

Niente, uno sputacchio e niente. Il motore non motora, non si mette in moto. Niente. Morto. Senza benzina!

Io sto morendo e siamo alla deriva in mezzo al mare? Senza benzina. Senza radio. Senza razzi di segnalazione. Senza manco uno straccio di remo. E niente cellulare, che all’epoca forse nemmeno l’avevano inventato.

Approderemo in Libia, stando alla corrente!

MD, che è il più grande del gruppo, cerca di tranquillizzarmi.  
“Non ti preoccupare, da qui passano i pescatori, ci vedono e ci trainano in porto!” ( perché noi, quando vogliamo che gli altri ci credano, parliamo italiano)

Si, i pescatori libici. Verremo venduti a tranci al mercato del pesce come Fantozzi.

Un paio di volte tento di buttarmi in mare e farmela a nuoto. Mi tengono ferma, vigliacchi, ed io non ho la forza di lottare. Bevo acqua di mare solo per aver qualcosa da tirar fuori, lo stomaco mi si spacca a vuoto.
Il tempo non passa mai, io invece passo dall’isterismo dei conati ad un dormiveglia da moribonda.

Ad un certo punto mi sveglio ed è tutto buio, nemmeno una lucina piccola. Secondo voi un guscio di noce c’ha un’ancora degna di questo nome? Certo che no, la catena è corta e l'ancora non è mica sul fondo.. 

MD, che è astronomo di diritto perché una volta è stato in gita con la scuola all’Osservatorio di Capodimonte, fa la sua valutazione del tempo trascorso perché “E’ ancora presto, non sono nemmeno sorte le Pleiadi!” ( perché noi, quando vogliamo che gli altri ci credano, parliamo italiano)

Adelia “Kekkazzo sò 'ste pleiadi, brutto scemo..?!” ( perché noi, quando vogliamo insultare qualcuno, parliamo romano)

Nemmeno finito di spiegare che le Pleiadi sono un gruppo di stelle che, in estate,  sorge poco prima dell’alba che ecco..

È l’alba!!

Pure le Pleiadi sono andate a dormire e io sto qui che devo far pipì e figuriamoci se la faccio davanti a 3 cretini ( che, invece, non c’hanno pensato un secondo a metter mano al.. e non se le sono manco lavate )!

Comunque.. un miraggio.. un peschereccio.. come Fantozzi, l’avevo detto. E l’aveva detto pure MD, anche se mi secca ammettere che aveva ragione. Ma solo su quello, altro che Pleiadi!

Ci sbracciamo come ossessi, ci vedono per miracolo, si fanno una risata e ci sfottono quando sanno che   veniamo da un paesino di montagna!
Impietositi, ci rimorchiano!

Se avessi la forza urlerei “Terra!!!!”
Altro che Cristoforo Colombo!
Mi sdraio a terra, sul cemento.

I 3 dementi c’hanno pure il coraggio di andare a fare colazione.
Loro. Io ancora ingoio fiele.
Salgo in macchina e, con la forza della disperazione, mi faccio ‘sti 20 km di tornanti di  montagna per salire al paesello.
Bestemmio frai denti  in tutte le lingue che conosco  (perchè noi, quando siamo incazzati, mischiamo tutto ) mentre loro russano. Eccerto, sò stanchi.

Decido che se una è nata sul cucuzzolo di una montagna un motivo ci deve essere, e il motivo è che soffre il mal di mare.

Scarico in una piazza ancora deserta e vado a casa.

Sogno un water e un letto, invece  trovo i miei bagagli fuori dalla porta.

Tempesto la povera porta di pugni, qualcuno ha messo il paletto rendendo impossibile entrare con le sole chiavi.

‘A mà - poverina - mi apre che sembra uno straccio, ha passato la notte in angoscia telefonando a 
"polizia / carabinieri / capitaneria di porto / ospedale / obitorio / protezione animali / esercito della salvezza / pizzeria da Totonno / dov’eri dov’eri / mi farai morire / pensavo che eri morta / Oddioddio / sia lodato Gesù Cristo / Madonna mia pensaci tu che io non so più che fare con questa qui / figlia mia  bella" ( seguono baci abbracci e tentativi di darmi uno schiaffo, ma non è capace, non ha gioco di polso, e poi io sono più alta di lei di almeno 20 cm.. )

È ( giustamente, ora posso capire ) fuori di sé.

Tento una battuta 
Adelia “A mà, t’avevo detto che tornavo alle 2, so appena le 8 … kevvvoi?” ( perché noi, quando vogliamo sdrammatizzare, parliamo romano )

Fortunatamente per me, ‘A mà non ha gioco di polso.

In un angolo vedo FR addormentata con la faccia sul tavolo, gli occhiali da sole. È strana alla luce del sole, sembra una medusa spiaggiata, un cammello al Polo Nord.
È stata convocata d’urgenza nel cuore della notte, è talmente preoccupata per me che dorme da ore e l’ordito della tovaglia le si è stampato su una guancia assieme al ricamo punto erba che non è riuscita a fumarsi.
FR si sveglia di soprassalto perché mia nonna arriva caricando come un cinghiale inferocito

La nonnaTua figlia… di giorno a mare no… ma la notte… uuuuuuuuuuuuuuh!” ( perché noi, quando vogliamo sottintendere, parliamo un misto fra l’italiano ed il cinghialesco)

Ora, non sono proprio esperta di linguaggio cinghialesco, ma sappiate che quell’uuuuuuuuuuh vuol dire tante cose, nessuna però è bella.

FR si dilegua, si sa che meduse e cinghiali non vanno d’accordo.

FR “Vabbuò, sei viva, vado a dormì che sto a morì!” ( perché noi, quando vogliamo che gli altri ci compatiscano, parliamo romano)
Forse intendeva morire nel sonno, ma sappiate che ancora adesso gode di perfetta salute.

Io, nel frattempo, ho ancora urgenza di fare pipì, per cui mi sono fatta coraggio e, tra una carica di cinghiale e l’altra, mi sono fatta strada fino all’agognato wc.

Chiudo la porta. Silenzio.
Riapro la porta. Cinghiale.
Dormo al bagno?
Mossa strategica! In qualche modo devo dormire!

Mi infilo nella vasca da bagno che, manco a dirlo, è di quelle corte in cui ci si siede.
Fa niente, dormo lo stesso.
Il cinghiale fuori è furioso, sbatte i pugni sulla porta senza rendersi conto che, nelle mie condizioni, mi fa da ninnananna ipnotica.

Verso le 13 ‘A mà  bussa delicatamente
“Lele, li vuoi due fusilli?” ( perché noi, quando vogliamo che gli altri ci aprano la porta, parliamo italiano e cuciniamo cose lucane )

La mia voce suona strana, sarà che c’ho la faccia spiaccicata contro la ceramica della vasca
“No ‘a mà… sto a morì!” ( perché noi, quando vogliamo che gli altri ci lascino in pace, parliamo romano )


Morale?

È bene che in una casa ci sia sempre un bagno di servizio.
E, possibilmente, una vasca da bagno normale.

6 commenti:

  1. grazie per aver participato e averci raccontato questa storia tanto ricca di voci nella sua incredibile tragedia, io odio andare in barca!!!
    ilaria frollini

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  2. Pura meraviglia, la narrazione intendo, con tutte queste voci. Bello, mi è piaciuto molto il tuo racconto, nonostante per te non sia stato affatto divertertente, io l'ho trovato comicissimo ;-)

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    1. meno male che almeno ogni tanto 2 risate ve le faccio fare :o)
      'a mà ancora se lo ricorda! :oD

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  3. Ah, ah, fantastica. Mi scendono giù le lacrime dal ridere!!

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    1. :o)
      vedi che ogni tanto a qualcosa servo?

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grazie per avermi letto
mi spiace perchè, a causa della maleducazione di qualcuno, ho dovuto fare in modo che non si possa commentare in modo anonimo e che il tuo commento possa apparire solo dopo la moderazione.
perdonami e grazie ancora per la pazienza!
Adelia