venerdì 14 settembre 2012

A ruota libera


Ci risiamo. Per quanto io sia dotata di aculei pungenti e una buona dose di pulci, di tanto in tanto mi distraggo e scopro la gola. Non è così strano, in fondo. Sono un essere umano, seppure a tratti.
È risaputo che non ho un buon rapporto con la mia famiglia di origine o, meglio, con una parte. Diciamo la maggioranza. Cerco, faticosamente, di mantenere quello con mia madre. Lo faccio tra mille difficoltà, accettando compromessi avvilenti. Questo perché sono cosciente della sua fragilità, della sua assoluta mancanza di rispetto per se stessa, la sua impossibilità a difendersi dall’aggressività di suo marito – che poi, disgraziatamente, ha partecipato al mio corredo genetico con uno spermatozoo e tante, tante mazzate.
Ve l’ho detto: non ha gioco di polso, mia madre. E neppure polso.
Da quando ho memoria si trascina da un farmaco antidepressivo all’altro
En, Trittico, Prozac, Roipnol, Tavor, Serenase, Control.
Il Control è quello più longevo, lo prende a dir poco da 30 anni.
Quando avevo 10 anni era così intontita da tutta questa merda che mi bastava darle una Pallina Zigulì e dirle che era Tavor per farla calmare.
Stava bene solo a scuola, trai suoi bambini.
Lì era diversa, un piacere per gli occhi, amatissima, creativa, piena di vita. Era se stessa.
Appena tornava a casa scattava un interruttore nella sua testa.
Anni anni anni di sotterfugi, di silenzi, di lacrime.
Mia mamma tornava a casa con un dolcetto nella borsa e mi faceva un segno con la testa. Allora io andavo in bagno e lì lo mangiavo, di corsa, e mi lavavo i denti. Neppure il tempo di assaporarlo. Guai se mio padre se ne fosse accorto.
Lui diceva che la pizza, il gelato, le pastarelle, insomma tutto quello che si può comprare per strada era fatto nientepopodimeno che col grasso di balena. Lui però a spassarsela coi suoi amici -  e amichette – c’andava regolarmente… a lui, il grasso di balena non faceva mica male.
Allora mia mamma il sabato pomeriggio ci portava a fare un giro sulla Via Tiburtina, a guardare le vetrine, e ci comprava un gelatino da Gervasio ( il migliore sulla Via Tiburtina ) guardandosi intorno come se stesse commettendo un reato. Poi giravamo in una traversa e dovevamo ingozzarci velocemente, il tempo di fare il giro del palazzo, col timore di essere scoperte da lui o da uno dei suoi scagnozzi. E qualche volta è pure successo, non vi dico le mazzate.
Ora, la mia cara sorellina, nel sacro nome dell’eredità, nega che tutto questo sia successo.
Va bene, sono punti di vista. E forse è meglio per lei non ricordare, vive più serena.
Ho accettato, per il quieto vivere di mia madre, di non parlarne più, di non dire di non fare.
Per anni non ho incontrato  né lui né mia sorella, andavo a Roma, salutavo mia madre,  passavo la notte con lei, il giorno dopo ripartivo. Al telefono però ci sentivamo tutti i giorni. Ma non era abbastanza, no. Da qualche tempo il mio nome non deve neppure essere pronunciato, né ho il diritto di telefonare.
Ho una mamma part time, 2 volte al giorno il sabato e la domenica ( che i signori vanno nella villa al lago ), durante la settimana non si può, non è mai sola. A volte una chiamata furtiva se lui scende a prendere il latte, ma è rarissimo che trovi il coraggio di farlo.
Perché non vi ho detto che dal lunedì al venerdì mia madre sta da mia sorella a fare la sguattera baby sitter. Lava stira cucina sistema porta i bambini a scuola, li riprende.
Il venerdì pomeriggio mio padre, che non ha fatto una beata minchia tutta la settimana standosene bello tranquillo a casa sua, va con mia sorella a farsi il week end nella di lei villa con piscina.
Che, manco a dirlo, non so neppure dove sta.
Va bene. Abbozzo. Mi convinco che è meglio così e chissenefrega del part time.
Però oggi è venerdì.
Loro in genere nel pomeriggio mollano mia madre a casa e partono per il lago. Verso le 15.
Stamattina ero in ufficio e m’è squillato il cellulare.
Era mamma. Due squilli. Ok, via libera, richiamo.
Mi risponde con voce tremante
“Mi spiace, ha sbagliato numero”.
Ed ha messo giù.
Ok.. sono tornati indietro, magari s’erano dimenticati qualcosa.
Riprendo a lavorare nervosamente, perché non è stato piacevole. Ma vabbè. Chissenefrega.
La chiamata è arrivata alle 16.
Ora, va bene tutto, ma c’è un limite.
Rispondo e mia mamma mi dice:
“Ma che, non potevi parlare? Sono 10 minuti che ti chiamo e non rispondi… “
IO? A parte il fatto che il telefono non ha squillato
TU dici a ME che IO NON POSSO PARLARE?
COME SE IO FOSSI IL GENERE DI PERSONA CHE PUO’ ESSERE MESSA A TACERE!
E per quale motivo non potrei parlarti?
Sono io quella che ha il marito psicopatico?
Al mio paese si dice così:
vuoi mettere a me il tuo vestito?
Mi sta stretto, mamma, e non è la taglia che è sbagliata.
È la situazione, porco cazzo!
È delirante, è fuori dal mondo.
È allucinante che tu non conosca mio marito, la mia casa, la mia vita.
È allucinante che io non possa essere libera di parlarti, che tu non mi chieda mai come sto perché tu stai male e devi sfogarti di tutte le angherie che subisci ed io resto lì, muta, rabbiosa, perché tutte le volte che  sono venuta a Roma per spaccare la faccia a quei due stronzi e portarti via con me tu non sei venuta.
Mi verrebbe da dirti
FOTTITI
Io sto male, io ho bisogno, io sto scoppiando.
Tu non sai del mio dolore, tu non sai dei miei aborti, tu non sai delle mie gioie.
Io non posso mai parlarti. C’è sempre qualcosa di più importante, per te.
Invece ti dico
“Mamma mi spiace, forse non ho sentito il telefono”
Perché tu non mi vedi e non sai che io tutti i venerdì dalle 14.30 tengo il telefono in mano e controllo 10000 volte che sia acceso.
Vi ricordate l’Avvelenata di Guccini?
“Se io avessi previsto tutto questo
Dati causa e pretesto…
Forse farei lo stesso!”
Per me va sempre tutto bene, mi sento bene, ho mangiato, si sono stata in ufficio. Il tempo è bello.
Ho fatto la doccia, sono pulita. Nessun  problema.

p.s.

e tra un pò è un anno che non la vedo.
e sarà di nuovo natale...

http://dissonanzeassonnate.blogspot.it/2011/12/il-natale-delle-pecore-nere.html 

8 commenti:

  1. Diglielo, figlielo esattamente come lo stai dicendo qui. Non puoi essere sua madre perchè lei non è in grado, non puoi proteggere anche lei. Impossibile proteggerla da se stessa. Forse se sapesse, forse se sapesse che la sua roccia è fragile come un giunco ma di un altruismo infinito, forse capirebbe i suoi errori e riuscirebe a prendere un dannato treno.
    Vorrei essere tua nadre e accarezarti ogni tuo riccio dicendoti che andrà tutto bene.
    Infinito sntimento per te.
    Raffaella

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie per la tua dolcezza, Raffaella.
      ma non posso, non posso parlarle così.
      è prigioniera della stessa prigione che ha contribuito a costruire assecondando i suoi carnefici.
      non posso, non posso parlarle.
      ho provato per anni a spiegarle come avrebbe potuto liberarsi, ma non ce n'è.
      tanti pomeriggi passati in giro per roma, col caldo asfissiante, col freddo pungente. solo un paio di mutande nella borsa e qualche soldino. ci credevo, sai, che saremmo andate via, ci credevo fino alle 18. poi lei diceva
      "torniamo a casa che se se ne accorge..."
      io posso sfogarmi altrove, lei no.
      non posso, Raffaella.
      lei mi ha dato tanto, prima. ora è il mio turno.
      devo sopportare.
      un abbraccio
      Adelia

      Elimina
  2. Ade, sei tanto bella tanto bella tanto bella.., a volte la vita è strana, io non ti do consigli, non sono in grado di dartene, faccio quello di cui sono capace, dico una preghiera per te, per Voi! e ti abbraccio !

    RispondiElimina
    Risposte
    1. .. è che non ho scelta
      la vita fuori dal branco può essere davvero dura.
      un abbraccio forte

      Adelia

      Elimina
  3. Ho capito. Tu sai quello che devi fare allora. Mi dispiace tanto per te e per lei e per quello che potenzialmente poteva essere. Auguro ai due carnefici, solo cose brutte. E se c'è una giustizia sarà così.
    Ti abbarccio
    Raffaella

    RispondiElimina
    Risposte
    1. mi dispiace che ogni tanto sclero
      e rattristo anche voi, che non c'entrate..

      un abbraccio

      Elimina
  4. Cara Adelia, ognuno vive come vuole o come puo`. Quando chi ci e` molto vicino vive male vorremmo fare di tutto per alleviare la sua sofferenza e la suo situazione, ma se la persona interessata rimane li` a noi non resta che offrire una spalla su cui piangere e sfogarsi. So che fa male, ma tu sei piu` forte di tutti loro!
    un abbraccio
    eva

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ciao Eva
      lo so, ma ogni tanto dò i numeri pure io..
      in fondo sono un essere umano
      un abbraccio anche a te
      Adelia

      Elimina

grazie per avermi letto
mi spiace perchè, a causa della maleducazione di qualcuno, ho dovuto fare in modo che non si possa commentare in modo anonimo e che il tuo commento possa apparire solo dopo la moderazione.
perdonami e grazie ancora per la pazienza!
Adelia