mercoledì 31 ottobre 2012

Nina Hagen & Lene Lovich

Rara amicizia tra donne
preziosa come il genio che le unisce.


(Povero Herman)


E vabbè...



Una mia cara amica ed io da qualche anno ci dilettiamo a leggere quotidianamente la notizia più inutile pubblicata sul web (leggiamo solo i titoli però, non abbiamo abbastanza coraggio)
poi decidiamo qual è la vincitrice del premio

‘STI CAZZI!

Il senso, ovviamente, è verificare quante stronzate ci vengono propinate per nascondere informazioni ben più importanti.

La mia principale fonte di ispirazione è la home page di Virgilio.

Oggi c’è:

Arisa: "E se fossi bisex? Cerco una donna che ci provi con me".
Ora, cara la mia conterranea che mi stavi pure simpatica quando sembravi Groucho Marx con le tette mentre adesso sei la (brutta) copia di una qualsiasi delle sciacquette fotoshoppate.. prima di parlare ti sei chiesta se a qualcuno poteva interessare la notizia? Ma chi se ne frega se sei bisex. Purchè con esseri umani adulti e consenzienti fai quello che ti pare, se no comprati qualche giocattolo! Ti meriti un bel ‘STI CAZZI

Nicole Minetti: «Addio Italia, vado negli Usa: sogno un giocatore di baseball» vedi, io invece sogno che il giocatore di baseball rincorra te e tutti quelli come te, maschi o femmine indistintamente, e che vi spacchi la testa con la mazza da baseball. O, in alternativa, che al posto delle palle lanci le vostre protesi al silicone e/o i vostri testicoli ringalluzziti dal viagra. In ogni caso, facci sapere se la pensione che percepisci ti basta o se ti dobbiamo mandare qualcosina. ‘STI CAZZI, se te ne vai stiamo più larghi.

Nicki Minaj vs. Marzia Gaggioli: amiche o rivali? E qui, oltre allo ‘STI CAZZI, serve anche un KIKAZZE’, anzi, un KIKAZZOSONO!


Oggi però c’è una notiziola che non rientra nella categoria ‘STI CAZZI, devo crearne una un po’ più populista: la chiamerò FACCIADIMERDA


Emilio Fede: “Nel processo Ruby rinuncio alla difesa, mi costa troppo.... e poi, a 80 anni in carcere non ci andrò”.


Domanda.. a 80 anni in carcere no, ok, per legge è così.
Possiamo almeno torturarlo, ‘sto FACCIADIMERDA?

martedì 30 ottobre 2012

Non volevo.. sono stata istigata! Della Littizzetto ed altre ignoranze..

Che poi già a me domenica pomeriggio mi rodeva..

Ora.. io una cosina sulla Littizzetto mi sento in dovere di dirla, anche se ho letto tanti post in merito e li condivido tutti.

Ho questo rospo in gola da domenica sera, uno dei pochi momenti in cui la mia TV riprende a funzionare al di fuori di Al Jazeera e mi gusto qualcosa di non banale.

Domenica sera la Littizzetto l’avete sentita tutti, e chi non l’ha sentita può facilmente trovare il video sul web.

Quando ero piccola desideravo disperatamente una mamma giovane e attenta ( che comunque mia mamma aveva i suoi 32 anni quando mi ha partorito, e a me sembrava un’età assurda, da bara più che da sala parto..).
La mia massima “invidia” era rivolta verso una compagna di classe, Gabriella, che aveva una mamma bambina, rimasta incinta a 15 anni: era bella, giovane, allegra,  una mamma amica e complice.
Ecco, mi dicevo, anche io farò un figlio a 15 anni, massimo 16.
Devo dire che poi all’epoca non c’ho nemmeno provato, faticavo già a garantire me stessa, figuriamoci un figlio.
E io a mio figlio volevo dare tanto amore e anche qualche comodità.
Un altro progetto fallito è l’adozione di un bambino.
E pensare che all’epoca non avrei mai immaginato di non riuscire a diventare madre.
Il figlio, come sapete, non è mai nato.
Non so covare.
Però la mamma adottiva/affidataria l’ho fatta e la faccio, non grazie allo Stato ma grazie al fatto che passo il mio tempo libero a crescere figli partoriti da altre donne in situazioni meno fortunate della mia. Comunque questa è un’altra storia punto.
L’adozione è un atto d’amore e prescinde dal fatto che una sia “capace o no” di mettere al mondo dei figli propri.
L’adozione non è una via facile da intraprendere, troppi ostacoli burocratici ed economici.
E vorrei capire bene perché tanto accanimento.
Ai genitori “faidate” nessuno fa tante domande, sarà che siccome si sono arrangiati da soli sono autorizzati a fare quello che vogliono ( mia nonna avrebbe detto “la minestra come te la fai così te la mangi” )
Se io fossi tossicodipendente, alcolizzata e ninfomane ma rimanessi incinta di mia sponte probabilmente passerebbero anni prima che un assistente sociale mi affiancasse per capire se sono una brava mamma e decidesse di portarmi via il bambino.
Se io fossi disoccupata e senza casa ma rimanessi incinta spontaneamente potrei contare sugli aiuti ( scarsissimi, per carità ) del Comune, della chiesa ecc. e sull’ormai demolito e demolendo Stato Sociale.
Ma se per puro caso fossi una normale, senza infamia e senza gloria, uno standard ambulante ma incapace di riprodurmi.. beh,  cazzi miei.
Fecondazione assistita? Paghi.
Cure ormonali? Paghi.
Adozione? Paghi.
Affidamento? Paghi.
E quando dico “paghi” non parlo solo di denaro contante, che pure scorre a fiumi quando si affrontano certi argomenti. Il prezzo più alto lo paghi in termini morali, quando procedono per tentativi, dicono e non dicono, azzardano previsioni, scavano, cercano, frugano nei cazzi tuoi e di tuo marito, manca solo che misurino i lobi frontali e ti giudichino in base alle teorie di Lombroso.
Ecchecazzo!
Ora, magari alla Littizzetto se non fosse stata la Littizzetto ma Pinca Pallina il figlio non glielo avrebbero dato. O magari si. Chissà.
Sicuramente i suoi mezzi economici sono molto maggiori dei miei.
Sono comunque felice per lei.

Ora, il motivo del contendere era la gravidanza di Carmen Russo ( che all’inizio ho pensato “chicazzè?” poi mi sono ricordata di una dal davanzale molto prominente resa famosa negli anni ‘80 da una tv spazzatura del berlusca.)
Ora, che diventi finalmente mamma a 53 anni grazie ai prodigi della scienza mi fa solo piacere, così come mi fa piacere per tutte indistintamente.

E' che mi torna strano che abbia solo 9 anni più me.. mah... sarà che io li compio tutti gli anni e le donne dello spettacolo sono in quelli bisestili. Po’ esse.

Comunque, la Littizzetto ha tirato fuori una serie di battute davvero brutte, qualunquiste.
Inadatte a lei ed al contesto.
Che poi, parliamoci chiaro, è quello che pensa la maggior parte delle persone, specie quelle che non conoscono il problema o che non lo vivono come tale.

Ora dico: cosa toglie a te che una donna non più giovane riesca a diventare madre?
Se fosse rimasta incinta naturalmente avrebbe avuto il dovere morale di abortire?
Se avesse almeno adottato prima .. poi si sarebbe potuta permettere il lusso di sentirsi una vita crescere dentro?
Avere un figlio a 20 anni garantisce che i genitori siano perfetti e che la creatura non finisca in orfanotrofio?

Io, mio malgrado, ho raggiunto la veneranda età di 44 anni e non intendo affrontare una PMA ,anche perché nel mio caso temo servirebbe davvero a poco.
E per ora, qui in questo momento, non credo che quando il ciclo mi abbandonerà e non potrò più sperare nella BDC mi sottoporrò a ovodonazione ecc.
Però questa sono io, è il mio percorso.
Sono pronta a farmi ammazzare se a qualcuno venisse negato questo diritto.
Un po’ come le nozze gay: io non sono gay né, che io sappia, devo tutelare qualcuno in famiglia. Di mia natura me ne frego anche del matrimonio. Mi sono sposata per placare la burocrazia.
Ma se due persone si vogliono sposare io dico si! Mille volte.

Ok sto divagando come al solito. Ma neanche poi tanto. Il senso è che è

meglio che ci sia un diritto in più, anche se non lo esercitiamo, che uno in meno.


Comunque, cara Littizz, mi sento cordialmente di dirti quanto segue e lo farò prendendo in prestito le raffinate parole di un sorprendente poeta contemporaneo:



E comunque, se dovessi rimanere incinta  a 90 anni e mio figlio fosse sano, io me lo terrei!!

lunedì 29 ottobre 2012

Barbarism begins at home


È forse questa la vecchiaia
Una  tintinnante e inesorabile catena di ricordi
Groviglio spinoso di già visto, già gustato, già provato, già fatto, già detto, già sentito.
Un presente che rimanda ad un passato, ad una sensazione, un’emozione, un battito che salta.
Come quando sei sul divano e ti fai le sigarette, rolli la cartina e ti vedi camminare su Via del Corso in una giornata uggiosa come questa, e ti senti sperduta, non vorresti girare sui tuoi passi e metterti a correre, tornare a Piazza del Popolo, passare sotto gli archi urtando le persone in fila per vedere il Presepio Poliscenico, saltare sul 490 o il 495, attraversare Villa Borghese mentre le ombre si fanno sempre più cupe e ti vedi il viso riflesso nel finestrino e non sai se sei tu ad essere dentro un autobus o il mondo a scorrere fuori da te.
E poi arriva una canzone, in questo pomeriggio uggioso
E ti si riempiono gli occhi di lacrime pensando che sei tornata sui tuoi passi per davvero, che stupida.
Forse la tua vita sarebbe stata diversa.
Invece sei tornata indietro
Hai stretto i denti e aspettato che la furia si abbattesse su di te.
Hai sopportato il bruciore dei ceffoni ferma, in piedi, senza una lacrima, senza un lamento.
Perché questa soddisfazione non gliel’hai mai data.
Non hai mai supplicato. Non hai mai chiesto perdono.
Nessuna pietà.
E lui non smetteva, questione di orgoglio, non poteva arrendersi un secondo prima del tuo svenimento, più qualche calcio ben assestato per assicurarsi che tu fossi davvero svenuta ed avessi capito perfettamente il messaggio. E tu eri troppo onesta ( stupida ) per far finta di svenire.
E nulla ti fa più paura ormai.
L’inferno l’hai già visto.
Ma ci sono ancora pomeriggi in cui sei sola con te stessa, e pensi che siete già in troppi.
Arriverà, e sarà un brivido gentile dietro la nuca
Una formica indaffarata
Una coccinella sulla spalla
Un sussulto al cuore
Un formicolio al naso.
Aria pulita dalla finestra spalancata.
E raggi di sole negli angoli della stanza.
La libertà.






Unruly boys 
Who will not grow up 
Must be taken in hand 
Unruly girls 
Who will not settle down 
They must be taken in hand 

A crack on the head 
Is what you get for not asking 
And a crack on the head 
Is what you get for asking 


Unruly boys 
Who will not grow up 
Must be taken in hand 
Unruly girls 
Who will not settle down 
They must be taken in hand 


A crack on the head 
Is what you get for not asking 
And a crack on the head 
Is what you get for asking 

[ Lyrics from: http://www.lyricsfreak.com/s/smiths/barbarism+begins+at+home_20126797.html ] 
No ... a crack on the head 
Is what you get for not asking 
And a crack on the head 
Is what you get for asking 


A crack on the head 
Is just what you get 
WHY ? Because of who you are ! 
And a crack on the head 
Is just what you get 
WHY ? Because of what you are ! 
A crack on the head 
Because of : 
Those things you said 
Things you said 
The things you did 


Unruly boys 
Who will not grow 
Must be taken in hand 
Unruly girls 
Who will not grow 
They must be taken in hand 
Ah ... oh, no ... oh, no 
Ah ... oh, no ... oh, no 
No ... no, no, no 
No ... no, no

giovedì 25 ottobre 2012

Mio nonno e l'arte della dolcezza.


Mio nonno aveva capelli bianchi come la neve
Lasciati un po’ lunghi e pettinati all’indietro, come i signori di una volta.
Sul passaporto di suo padre alla voce “professione” c’era scritto “nobiluomo”, su quella di sua madre “nobildonna” e tanti timbri di andata e ritorno dal Portogallo.
Una famiglia più che benestante.
Mio nonno era nato nel 1900, il 28 ottobre.
Studiava a Napoli, al Liceo Classico. Un vero lusso per i tempi. Tornava a casa solo per le feste e per le vacanze estive.
Poi la sua vita è cambiata.
Prima Guerra Mondiale.
Ho  una sua foto in divisa, spedita come cartolina come si usava fare una volta.
Minuscolo nella divisa, appoggiato ad una baionetta quasi più grossa di lui.
Appena sedicenne lo prelevarono da scuola, senza neppure permettergli di tornare a casa.
Carne da macello.
I suoi genitori lo seppero da quella cartolina. Lo credevano al sicuro, intento a studiare come sempre.
Ma questa è un’altra storia, una storia amara e intrisa di paura, di adolescenza strappata, di carne e sangue e sibili di pallottole. E freddo e fame. La racconterò un’altra volta.

Mio nonno si chiamava Carmelo e voleva fare il falegname.
Amava l’odore del legno, amava lasciar andare le mani sulle venature di un tronco ed ascoltarne la storia.  
Perché mio nonno era convinto che non sono gli uomini a plasmare la materia, ma la materia a diventare ciò che vuole essere.
“Un tavolo, una sedia, una mensola, un volto, una nave, un libro. È già tutto lì, nell’anima del legno.”

Mio nonno amava il legno ed i libri, li considerava l’uno la naturale prosecuzione dell’altro.

Mia nonna, però, si arrabbiava molto quando l’anima del legno non voleva piegarsi a diventare qualcosa di “utile”.
Perciò mio nonno lavorava al Comune. Come ( forse ) disse Aristotele, lo scopo del lavoro è guadagnarsi il tempo libero. E il tempo libero mio nonno lo passava assieme al legno ed ai libri.

Ho un’altra foto, questa volta mio nonno è solo qualche centimetro più alto. Tiene per mano una donna, mia nonna, le valigie e la Stazione Termini sullo sfondo. Un viaggio di nozze tardivo voluto da mia nonna, desiderava andare a San Pietro.
In quella foto erano in 3 ma ancora non lo sapevano.

Trai due, lei è sempre stata la più forte.

Mia nonna aveva un carattere di ferro, spartana, concreta, impervia come le nostre montagne, albero secolare con radici saldamente conficcate nella roccia..

Mio nonno era il suo lato femminile.

Chissà, forse la sera, quando si spogliavano al buio per andare a dormire, lei era l’ uomo e lui la donna.

Mio nonno partigiano, cacciato dal Comune dove lavorava perché si rifiutava di prendere la tessera del Partito Fascista, le figlie ritirate dalla scuola perché non fossero costrette a studiare “Oh Duce tu sei la luce”.
Mio nonno in montagna a combattere mangiando (poco) pane e tanta utopia.  Mia nonna che lo malediceva ogni secondo perché non era “come gli altri”.
Della montagna a mio nonno erano rimasti addosso il profumo della lavanda e storie da raccontare sottovoce, perchè mia nonna non voleva sentire.

Mio nonno era felice di avere tre figlie femmine vive, mia nonna si crucciava per l’unico figlio maschio morto e lo accusava di essere stato presente.

Mio nonno era incapace di dire di no a mia nonna ed alle sue figlie, ma  non transigeva su due cose: non andava in chiesa e votava comunista malgrado le suppliche e le scomuniche di mia nonna.

E non sapeva dire di no neppure a me.

Io ero la luce dei suoi occhi color foglia di castagna, uguali ai miei ma più belli. Marroni con striature gialle.

Mio nonno mi ha insegnato ad usare tutti gli attrezzi del falegname e me ne ha costruiti a misura, perché sapeva che avrei comunque tentato da sola e mi sarei fatta male.

Mio nonno si faceva intrecciare i capelli e mettere le perline – pettinature afro anni ’70 – poi, sbadato e sognatore com’era, si metteva il cappello e usciva, suscitando l’ilarità di tutti perché quando entrava in un posto il cappello se lo toglieva in segno di rispetto.
E lui si scherniva
“La creatura voleva giocare..”

Mio nonno mangiava sorridendo i miei biscotti sudici, impastati alla buona, solo perché io glieli offrivo.

Mio nonno mi portava a raccogliere la creta dal fiume e i sassi belli perché io potessi inventare nuovi giochi.

Mio nonno che tutti gli anni andava a prendere un’anguilla per Natale e tutti gli anni non se la mangiava perché io mi ci ero affezionata.

Mia nonna si infuriava e gli rimproverava di essere più irresponsabile di me e di darmele tutte vinte.

Mio nonno mi prendeva sulle ginocchia e mi chiedeva
“Perché hai fatto così?” 
cercando una spiegazione per le mie marachelle e le conseguenti sfuriate di mia nonna, consentendomi di capire i miei errori attraverso il ragionamento e non la punizione.
E quando nemmeno io sapevo dargli una giustificazione logica non faceva niente, mi diceva solamente 
“Va bene, se sei sicura tu di aver fatto la cosa giusta..”
E io diventavo piccola piccola perché sapevo di aver fatto una cazzata.

Mio nonno non mi sgridava mai, neppure quando ho usato una vernice costosissima ( fatta apposta per il ferro battuto ) per dipingere il sole, il mare, donne col gonnellino di paglia e palme tropicali sulle pareti della soffitta.
Aveva  capito che l’avevo fatto per lui, volevo abbellire il suo laboratorio con un paradiso tropicale.
E secondo me rideva pure sotto i baffi che non aveva.

Mio nonno mi regalò le chiavi di una stanza della soffitta che aveva imbiancato e arredato perché diventasse  il mio rifugio segreto ed inaccessibile - le tendine alla finestra, una sedia a dondolo che aveva fatto nei ritagli di tempo, uno specchio, un tavolo e 2 sedie, tante mensole ed un armadietto;  una cornice rossa per un poster che aveva trovato su un giornale per ragazzi: Dalla e De Gregori ed il testo di “Ma come fanno i marinai”.
Aveva previsto anche un lettino, sicuro che prima o poi le mie mattane mi avrebbero portato a passarci più di una notte.

Tutti gli anni, per il mio compleanno, mio nonno mi mostrava 10.000 lire. A quel tempo erano soldi. Tanti. Il biglietto dell’autobus costava 5 lire e te lo dava il bigliettaio, strappandolo da un blocchetto rettangolare di veline rosa.
Tutti gli anni mi chiedeva la stessa cosa:
“Lelè, che ne facciamo? Li mettiamo alla posta per quando sarai grande e farai l’università o te lì do e te li spendi come vuoi?”
La tentazione era forte ma non ho mai osato chiederli per farne quello che volevo.
Pensare che dopo tanti anni, quando sono andata a ritirare le 120.000 lire che mio nonno aveva versato per me.. non potevo pagarci neppure una rata dell’università.
E mio nonno se li toglieva dalla bocca…

Mio nonno faceva tutti i mestieri di casa tranne lavare i piatti, non riusciva, sentiva l’urgenza di vomitare al solo vederli impilati nel lavello. Chissà perché.

Mio nonno, inginocchiato, implorava mia madre di separarsi.

Mio nonno si chiudeva in bagno dopo mangiato e lo sentivo vomitare. Ma lui diceva no, stai sognando, hai sentito male.

Mio nonno si alzava dal letto perché io volevo assolutamente che venisse con me a vedere la cucciolata di conigli, e stava già male.

Mio nonno sempre più pallido, un giorno ha detto
“Ho un cane arrabbiato nello stomaco..”
Ed era troppo tardi, troppi anni a sopportare un dolore atroce.
Hanno aperto e hanno richiuso.

Mio nonno ha chiesto ai dottori di poter morire nel suo letto
E con le ultime forze mi ha detto sorridendo
“Promettimi che ci vai, all’università!”

Avevo 12 anni il 25 settembre 1980 e non ho più sentito mia nonna cantare.

Perché lei – l’albero secolare,  la roccia, il generale, l’irremovibile, la testarda, il maschio mancato - quell’uomo tenero e strampalato, minuscolo groviglio di sogni e visioni, lo amava davvero.
Ma sicuramente non glielo aveva detto mai.

All’università ci sono andata.
Ma probabilmente mio nonno lo sa.

mercoledì 24 ottobre 2012

E' più facile che un cammello passi dalla cruna dell'ago...


Il pomeriggio, dopo una piccola siesta (ma solo d’estate, d’inverno no) mia nonna si sedeva su una seggiolina impagliata, leggermente più bassa di quelle normali, e iniziava il lavoro.
Anche io avevo la mia seggiolina a misura, e ogni giorno un lavoro diverso:

Lunedì ricamo
Martedì uncinetto
Mercoledì ferri
Giovedì gnocchi – no, scherzo – giovedì taglio e cucito
Venerdì grandi mucchi di frutta o verdura da sbucciare o tagliare o preparare per le conserve
Sabato pane e pasta fatta in casa in quantità industriale
Domenica grande pranzo con tutti i parenti. Almeno una ventina. E fusilli per tutti, sia da mangiare a pranzo che da portarsi a casa e cucinare in settimana. Praticamente una ventina di kg di farina, una sessantina di uova. E i fusilli li cavavo solo io, che c’ho le manine sante e li faccio tutti uguali così cuociono uniformemente.

Comunque.. non divaghiamo!

Da bambina, uno dei miei compiti extra era quello di infilare gli aghi. A tutti. Perché il pomeriggio venivano anche mia zia Serafina, l’amica di mia nonna che si chiamava Bice, l’altra amica che si chiamava Milia ( Emilia ) ma che io chiamavo Nonna Trotta perché aveva il culo grosso come l’autobus che da noi collega i paesini ( Autolinee Trotta, per l’appunto ), più varie ed eventuali comari a rotazione.
Tutte molto “anta”.
A casa mia la porta era sempre aperta, salivano le scale e s’affacciavano in cucina senza nemmeno dire una parola. Era ovvio che fossero lì.

Il pomeriggio lavorativo iniziava immancabilmente con questa richiesta di mia nonna:

“Lelè, fallo tu il caffè che lo sai fare bene!” ovviamente parlava dialetto, ma ho pietà di voi e scrivo in italiano.

Facevo il caffè, riempivo le tazzine, le signore bevevano e poi cominciavano a lavorare sincronizzate al millesimo di secondo, senza bisogno di scambiarsi una parola.

Mi sedevo pure io e cercavo di capire il da farsi e, soprattutto, di farlo bene se no  mia nonna disfaceva tutto il mio lavoro e me lo faceva ricominciare. ( e qui ci sta bene una scena del film “300” … Questa è SPARTA!   che pare mia nonna che esamina schifata il mio lavoro e me lo fa rifare, ma solo perchè non aveva una fossa in cui gettarmi, credo.. ) 


Comunque.. non divaghiamo!

Cercavo pure di seguire il loro discorsi, impresa impossibile visto che il soggetto non era mai chiaro, il peccato neppure, e anche se avessi saputo chi punire m’avrebbero dovuto spiegare perché fosse peccato fare quello che aveva fatto.

Era tutto un ammiccamento, uno schiocco di lingue che non saprei come riprodurre per iscritto.

Lo “nzzz” che si ottiene schiacciando rapidamente la lingua contro gli incisivi superiori indica negazione e disprezzo e lo si sente spesso in tv.
Ma lo schiocco gutturale che si fa a bocca chiusa, tipo quello che fanno i bambini che succhiano a vuoto, che da adulti indica la massima riprovazione e dovrebbe mettere a tacere chi lo sente.. beh, quello potrebbe essere un “ngh”. Vabbè. Mi arrendo.

Mia nonna lo faceva spesso questo “ngh”, vuoi perché non le piacevano i pettegolezzi ( mia zia Serafina invece era la regina del gossip! ) vuoi perché c’ero io che potevo capire qualcosa che non dovevo capire.
Quando le sue amiche non si zittivano, mia nonna diceva:

“Lelè, infila gli aghi!”.
E loro tutte in coro
“Sisi figlia mia, pure a me!”

E io cominciavo ad infilare sistematicamente tutti gli aghi col filo bianco, senza staccarlo mai, praticamente una collanina di aghi pronti all’uso.

E non capivo cosa ci fosse di difficile nell’infilare gli aghi. Uno scherzo, una quisquilia, roba da ragazzini. Pensavo che loro lo facessero fare a me per darmi importanza, per farmi vedere che almeno in qualcosa ero più brava di loro.
Oppure che volessero mandarmi fuori dai piedi, perché gli aghi li dovevo andare ad infilare sul tavolino, stando in piedi e lontano dai letti. Questo perché una zia di mia nonna era morta per via di un ago che aveva perso / ce l’aveva addosso e non se n’era accorta  / era andata a dormire e l’ago l’aveva punta e s’era spezzato. Mia nonna diceva che l’ago aveva camminato nel corpo della zia fino ad arrivare al cuore.
Può essere, ma secondo me è più facile che fosse morta di tetano.
Comunque mia nonna mi dava gli aghi contati e se ne mancava uno succedeva il putiferio, bonificava l’ambiente che nemmeno a Fukushima.

Sono passati tanti anni ed io ancora mi sento in dovere di contare gli aghi quando li uso.
Li conto prima e dopo aver cucito.

Però adesso ho un piccolo problema: gli aghi moderni li fanno con una cruna moooolto più piccola rispetto a quelli che usava mia nonna.
C’avete fatto caso?
Oh, è diventato impossibile infilarli al primo colpo!

martedì 23 ottobre 2012

Il giardino del re.


Quando ero piccola e mi permettevo qualche capriccio immediatamente mi sentivo rispondere

“L’erba voglio non è nata né da alcun fu seminata..”

Mia zia Serafina, la sorella di mia nonna, aveva addirittura un piccolo quadretto di ceramica bianca appeso sul caminetto, con dipinta la stessa frase. Lapidaria ed imperativa, minacciosa malgrado la bella grafia blu oltremare. Una specie di “memento mori” tradotto in modo da essere compreso dal popolino. ( Mia nonna sul caminetto aveva un quadretto simile, sul suo però c’era scritto A casa sua ognuno è re”. Ma questa è un’altra storia. )


Io sono cresciuta senza.

Senza erba voglio, intendo. Che dell’altra ne ho avuta a sazietà, come fieno per conigli.
Sono cresciuta senza fronzoli, imparando a controllare i miei  “voglio” fino al punto di dimenticarmi di me stessa per sopperire alle esigenze altrui.

Non ho mai posseduto più di 2 paia di scarpe – uno per l’estate e uno per l’inverno.
Nè più di 2 pantaloni, o camicie, o vestiti, o maglioni: un cambio per l’estate un cambio per l’inverno.
Ed ho una sola borsa per tutte le occasioni e le stagioni e quando si rompe ne compro un’altra simile - nera a tracolla se no mi ingombra le mani o mi scivola dalla spalla.

Fortunatamente, ho una grande attenzione e rispetto per le cose e mi durano tanto.
Neppure quando – prestissimo - ho cominciato a guadagnarmi la vita mi sono concessa non dico dei lussi ma addirittura delle necessità primarie.

Non ci sono abituata.

Sono andata a scuola ed al lavoro in qualunque condizione, la malattia non me la sono mai concessa.
Se mi sento male divento addirittura iperattiva, devo sopperire alle eventuali mancanze della mia condizione.
Non guardo le vetrine. Non possiedo uno specchio a figura intera. So come mi stanno i vestiti, più o meno sono sempre simili. E quando devo scegliere tra 2 cose che mi piacciono ( e che ovviamente mi servono ) prendo quella che costa meno e non quella che mi piace di più.
Sono stata al cinema nel 1994.
Dal parrucchiere non mi ricordo neppure, forse ero ancora al liceo – roba anni ’80.
Non sono mai stata dall’estetista né a fare un massaggio.
L’unica spesa folle che mi sono concessa in 44 anni, di cui 31 di lavoro, è una scatola di acquerelli Maimeri, bellissima e costosissima, 250mila lire nel 1994. E qualche libro non di seconda mano, lo ammetto.
Per il resto, sono sempre andata avanti per sottrazioni, fino ad arrivare all’osso, allo stretto necessario e nulla più.

Quando sento stralci di conversazioni, sull’autobus che mi porta al lavoro, spesso mi viene da sorridere. Sento desideri, ambizioni, “must have”.

Vorrei essere così, ma non ne sono capace. Non lo sono mai stata, nemmeno quando avevo soldi da spendere. Avevo sempre qualcosa di più importante da fare, sempre un’emergenza da tamponare. Preoccupazioni più grandi.
Sensi di colpa per ogni boccone di pane che mi pareva di sottrarre a qualcuno, per un paio di scarpe nuove che qualcun altro non poteva permettersi. Manifestazioni contro la guerra. Giustizia sociale. Salario garantito. La questione palestinese. Women’s power. Protezione animali. La fantasia al potere. Sarà una risata che vi seppellirà. Occupiamo la città. Chi non occupa preoccupa. La Pantera. Scuola di Italiano per stranieri.  Forte Prenestino. Via dei Volsci. Potere operaio.

Vorrei essere leggera e frivola, ogni tanto. Vorrei poter dire “io voglio”.

Stamattina, sedute accanto a me c’erano 2 ragazzine che parlavano del futuro.
Una diceva che si sarebbe sposata con tale Manuel e che avrebbe avuto 2 figli, un maschio ed una femmina, e li avrebbe chiamati così e cosà… l’altra annuiva.

Ho sorriso alla sua speranza ed ho pregato a modo mio, senza rivolgermi a nessuno in particolare, che il suo futuro fosse roseo come sperava.
Talmente circondati dalla normalità da perdere di vista anche la possibilità dell’eccezione, a tal punto abituati che le cose debbano necessariamente prendere una certa piega da non riuscire neppure a concepire  che le combinazioni sono infinite… nessuno immagina la propria sconfitta, nessuno mette in conto il proprio fallimento.

Forse è questo l’arcano: bisogna pensiero positivo, non portarsi sfortuna da soli.
Credere ciecamente in se stessi.

Mi piacerebbe.
Mi piacerebbe non mettermi costantemente in discussione, saper dire

IO VOGLIO – IO SONO IMPORTANTE – IO VENGO PRIMA DI TUTTI GLI ALTRI.

E invece io sono quella che aspetta sempre che tutti siano sazi prima di mangiare.
Che tutti si siano scaldati prima di avvicinarsi al fuoco.
Che si alza per prima e va a dormire per ultima.
E non lo faccio solo con le persone che amo. Lo faccio con tutti.
Non perché sono buona. Non perché cerco il riconoscimento sociale.
È perché non penso positivo. Perché non sono stata abituata ad avere fiducia in me stessa.
Certo, per uno “psi” esserne cosciente è già un passo avanti – vero Alberello?
Cosciente lo sono sempre stata. E fin troppo lucida -m’ha rovinato la filosofia, prima ero una così brava ragazza..
Cosa sono io nell’universo?
Cos’ha di speciale la mia vita, paragonata ai miliardi di vite che ingombrano questo fazzoletto di terra e a quelle che verranno?
Una sbavatura di colore su una tela.
Una velatura nel cielo.
Uno scarabocchio su un muro.

Avevo un solo desiderio, sognavo un solo filo di “erba voglio” tutto per me: avere un figlio.
Qualcuno da amare incondizionatamente e da cui essere amata malgrado i miei numerosi difetti.
Qualcuno a cui mostrare il bianco ed il nero e tutte le magnifiche sfumature che si possono ammirare.
E l’amore per i libri e la sete di sapere.
E la fame che non cerca cibo ma carezze.
Il freddo che non passa con una coperta ma con un abbraccio.
E la compassione, la condivisione, i sorrisi e le lacrime.
Il cuore che perde colpi quando guardi il tuo amore che dorme.
Il solletico della lingua di un cane, quanto brucia il graffio di un gatto e quanto è bello buttarsi in mezzo ad una cucciolata, fare le fusa e dimenticare il sopra ed il sotto e le regole della decenza.
Il piacere della trasgressione che aumenta con la paura di essere scoperti.
Il pentimento ed il rimorso e nessun rimpianto.
L’acqua alla gola ed il profumo delle spezie.
E la musica che strazia il cuore e le poesie che leniscono il dolore.
La magia dei racconti e la frenesia del viaggio.
Il profumo dei libri e l’odore della terra.

Ma l’erba voglio non cresce neppure nel giardino del re.

p.s.
Mia zia Serafina non ha avuto figli, dicevano per via della guerra. Mia nonna invece ne ha avuti 4, a dispetto della guerra.
Pensiero positivo?

lunedì 22 ottobre 2012

Non te reggae più!

Aderisco alla campagna antilunedì di Raffaella 
( aggiungerei martedì mercoledì giovedì venerdì sabato e domenica.. ma poi sembrerei trooooppo disfattista)

con l'indimenticabile Rino Gaetano e la sua fantastica
Nun te reggae più!


attualissima, malgrado abbia solo 10 anni meno di me.. è del 1978!
Mò capite come sono cresciuta?
Pane e revolution! :o)

sabato 20 ottobre 2012

Lasciami qui, lasciami stare, lasciami così

Dopo quasi un  mese da quello che vi ho raccontato qui
http://dissonanzeassonnate.blogspot.it/2012/10/mamma-ragno.html

Oggi ha chiamato mia madre.
Giusto il tempo di dirmi che sono una stronza ed altre amenità.

Le avevo risposto con voce tremante. Immaginavo altro.

Sono rimasta in silenzio. Attonita. Disarmata.
Va bene così. Ho fatto la doccia e sono pulita. Va tutto bene.



"Lasciami qui
lasciami stare
lasciami così
Non dire una parola che non sia d'amore
per me, per la mia vita
che è tutto quello che ho
è tutto quello che io ho e non è ancora finita."


Non fatevi trarre in inganno
Annarella non è una donna
Giovanni Lindo Ferretti la scrisse pensando a suo padre.


venerdì 19 ottobre 2012

Bai jia bei - Diffondete l'idea :o)

Ragazzeeeeeeee
vogliamo fare un pò di pubblicità a questo spaccio di stoffine?
dai che siamo ancora poche!!

http://artedellapazienza.blogspot.it/2012/10/scambiamoci-i-sogni-scambio-stoffine.html

prelevate pure l'immagine, se volete.. Nina l'ha fatta per noi!

martedì 16 ottobre 2012

Roba da gatti!

Fahres ha avuto un lampo di creatività
è balzato sul tavolo della cucina invaso dai miei colori
ha puntato la tinta madre gialla e l'ha spiaccicata spalmandosi ben bene..

questo è il risultato...
ma voi ce l'avete uno così?




lunedì 15 ottobre 2012

.. Poi dici che ce l'ho con le colleghe!

Ne avevo già parlato qui
della mia collega autoreferenziale

e qui della sgallettata su tacchi ( che poi è la stessa che m'ha detto qui che secondo lei i soldini me li tengo )
Si può arrivare ad odiare la musica?
o, meglio, può una come me arrivare ad odiare la musica?
si!

ma come cazzo si fa a lavorare - parlando continuamente al telefono di cazzate con tutti i familiari mammasorellefigliecollegheinpensionenipoticugine - tenendo la radio accesa e magari pure cazzeggiando su internet? e con un tono di voce che la sentono anche da 4 stanze di distanza

a me non me ne frega niente di quello che (non) fa
anche se a sentirla pare che regge il mondo sulle spalle!

E' quello che non riesco a fare IO a preoccuparmi! 

Cerco di lavorare a costo di enormi sacrifici e pratiche zen per concentrarmi che alle 11 c'ho già un mal di testa furibondo.
sto arrivando più tardi al mattino per limitare la convivenza
io che alle 8 ero in ufficio ora arrivo alle 9 ( meno male che abbiamo l'orario flessibile e che le 8 ore partono dalla timbratura )
aspetto le 15,30 come la pioggia nel deserto
perchè lei se ne va e finalmente c'è silenzio!
gliel'ho chiesto per piacere
mi sono alterata
ho cercato di essere positiva
ma niente
se ne frega perchè non si rende conto di quanto è fastidiosa
se le dico abbassa la radio mi risponde che è bassa
se le dico abbassa la voce mi risponde che quello è il suo tono di voce.

ma che devo fare? Spararla?

Adesso scrivo un post e mi sfogo, questo ho pensato.
tra poco mi passa, tranquille.
ma io una soluzione la devo trovare!




venerdì 12 ottobre 2012

Ognuno sul suo cuor l'altrui misura.


Era nell’aria già da un po’.
Me lo sentivo che prima o poi sarebbe successo, e difatti..

Eravamo tra colleghe e si parlava dei nuovi tagli, della fatica di arrivare a fine mese, del ticket che c’hanno ridotto, del contratto bloccato, della mancata erogazione di indennità di vacanza contrattuale ecc., dell'aumento dell'IVA..

Io, come sapete, faccio i salti mortali perché Abdelsalam lavora e non lavora per via della crisi.
Non mi vergogno a dire che viviamo con circa 400 euro al mese, quello che la banca mi lascia dopo essersi  ciucciata il mio lauto stipendio di 1200 euro circa.

Nel mio piccolo, però, mi sono sempre tenuta bene a mente che ci sono persone ancora più povere di me. 

Fin quando Abdelsalam ha lavorato costantemente non c’erano problemi, ho sempre aiutato come potevo.

Da quando c’è questa crisi mi sono dedicata a creare delle cose che avessero un mercato – forzando la mia natura schiva ed il mio gusto personale – ed ho messo in vendita le mie creazioni al solo scopo di ricavarne soldini e continuare gli impegni che mi ero presa, più varie ed eventuali. 
Chi mi conosce lo sa. Chi non lo sa non è tenuto a saperlo.

Ad ogni modo, una collega mi fa

“e certo che tu con quello che vendi dicendo che lo fai per aiutare chi ha bisogno in realtà hai un bel gruzzoletto in più..”

E lì, mi spiace, ho dato di matto.

  1.  Innanzitutto il “bel gruzzoletto” non arriva a 50 euro al mese. Le entrate e le uscite sono tracciabili. Tanto entra tanto esce. Con tanto di causale del bonifico.
  2.  Io non ho mai detto che con i soldi faccio questo o quello. È girata voce perché chi mi conosce davvero sa quello che faccio nella mia vita privata  e quindi lo ha detto in giro.
  3.  Non ho mai preso soldi senza dare nulla in cambio. E quello che ho dato, se comprato in un negozio, sarebbe costato 10 volte di più. E comunque è frutto della mia fatica, della mia inventiva, della mia manualità. Che sono cose che gli artisti, quando possono, giustamente si fanno pagare. Io no, ci rimetto pure parte dei materiali ( ad es. colla e colori ).
  4. Quelli che hanno comprato qualcosa di mio l’han fatto perché hanno ritenuto fosse bello e non perché sapevano quello che avrei fatto io con i soldi. Non c’è inganno né coercizione. Forse che quando vanno dal salumiere chiedono conto di come spenderà il ricavato? Magari si compra coca o va a puttane, chi può saperlo? Il fatto è che uno fa la spesa e prende quello che gli serve punto. Se no molte multinazionali, e pure parecchi negozi, chiuderebbero i battenti per lo schifo che fanno (e sarebbe pure ora che chiudessero!)
quindi... chettefrega?????

Capisco che aiutare gli altri è un concetto difficile da elaborare per chi è abituato a farsi solo i fatti propri. Io non faccio beneficenza. Non lo faccio per sentirmi buona. Non voglio conquistarmi un posto in paradiso. Non mi interessa il riconoscimento sociale.
Lo faccio perché credo fermamente che 
tutti noi abbiamo il diritto di vivere dignitosamente e che sia un dovere morale condividere.

Io non conosco altro modo, mi spiace. Che se ne facciano una ragione.

E, visto che ci sono e che ho cambiato il look al blog, adesso ce lo scrivo pure che la creatività fa bene. E vaff………….

mercoledì 10 ottobre 2012

Scambiamoci i sogni! Scambio stoffine per BAI JIA BEI



..In principio fu Nina , poi vennero le invasate.. ecco le prove della colpevolezza!!!

AdeliaElWakil ha detto... eccomi! ho già qualche idea e, giurin giuretto, non userò robe strane e materiali riciclati! si potrebbe anche allargare la cosa, scambiarci un pò tutte dei riquadri per la copertina.. hai visto mai che funziona e dobbiamo cambiare il nome ai nostri blog? :D Adelia 30 maggio 2012 09:09 

Michela A. ha detto... Nina, sai che sarebbe bellissimo "scambiarceli":.. cosi saremmo vicine a ogni fivettara... e forse un giorno come in uno dei piu bei romanzi i nostri figli ormai grandi si incontreranno da qualche parte in qualche posto e scopriranno di avere una copertina mooolto simile e..... lo so lo so son troppo romantica... . 30 maggio 2012 09:54

(Si ok.. da maggio a ottobre è passato un po’ di tempo .. ma nella vita mica stiamo a smacchiare i leopardi …)

Comunque………

Ladies and Gentlemen.. I’d like to introduce ..


Una follesplendida iniziativa nata dalla follia di MichelaNina  e della sottoscritta 

 




Il megasuperscambiointergalattico di stoffine per realizzare le nostre

BAI JIA BEI

La coperta dell’amore

Tanti piccoli pezzi, di ogni foggia e colore, piccoli pezzi del nostro cuore, tratti di strada condivisi, sentimenti comuni..

Un giorno tutto il dolore, tutte le speranze, tutti i sogni, troveranno la via per essere vita.. ecco, in quel preciso momento, la coperta dell’amore ci abbraccerà con tutta la forza di chi ci ha capite..” (Michela)

Breve storia:

Narra la leggenda che l'ultima imperatrice della dinastia Qing, l'unica tra le concubine che aveva dato un erede all'imperatore, fu costretta ad abbandonare il suo bambino: per proteggerlo da ogni insidia pensò di chiedere a cento famiglie, tra quelle più in vista dell'Impero, di offrire ciascuna un pezzo della seta più bella; con i cento pezzi di stoffa ricevuti confezionò un lungo abito per suo figlio, cosicchè il principino fu simbolicamente rivestito dalla nobiltà, dalla fortezza e dalle virtù dei dei più valorosi rappresentanti dell’Impero.

Così nacque in Cina la tradizione del Bai Jia Bei, usanza che perdura ancora oggi allo scopo di attirare sul bambino tutte le forze benefiche provenienti dalle persone che gli vogliono bene, in modo che sia protetto per tutta la vita dalle avversità.

Bai = 100 - Jia = Famiglie - Bei = da
Bai Jia Bei = Da cento famiglie.

Che sia per il nostro bambino, che sia per noi, che sia per chi ci è vicino.. aiutiamoci l’un l’altra a realizzare la nostra Bai Jia Bei!

Potete partecipare tutti tutti, maschifemminegaylesbotransbisex, single o no, già genitori o no, perché il desiderio di un figlio non ha confini e non sente ragioni.

Le regole per partecipare allo scambio sono queste:

·       Dovete mandare una email a adeliaelwakil@gmail.com     indicando chiaramente nome, cognome, indirizzo e il vostro blog, se ne avete uno. E, se vi va, 2 righe 2 di presentazione!

·         Impegnarvi a mandare almeno 4 stoffine a 4 persone che vi saranno indicate. Ne riceverete altrettante. È importante rispettare questa indicazione perché così nessuna resterà esclusa/delusa. Se vorrete mandare la stoffina alla vostra amica del cuore siete liberissime di farlo, ma ovviamente dovete mandarla anche alle 4 che vi indicheremo.

·         Alla pagina dedicata troverete il Vs. nome e a lato, i nomi di tutte le persone che vi hanno mandato un pezzettino del loro cuore.

·         Il pezzettino di stoffa dovrà essere un quadrato di cm 25x25. Il resto – colore, tessuto, stampe ecc. è a vostra discrezione: deve piacere a voi, deve rappresentarvi.

·         Sarebbe anche opportuno allegare un pezzettino della stessa stoffa anche al biglietto che accompagna la stoffina, così in futuro sarà riconoscibile.

    Ordunque.. esclusa la sottoscritta che si impegna, laddove necessario, a tappare i buchi..

    Apriamo ufficialmente l’elenco delle spacciatrici di stoffe!!!!!!!!!

    Grazie a Nina per il loghetto, per la pazienza e per la pubblicità, a Michela per la dolcezza ed i testi e pure un po’ a me che perché sono scema abbastanza per lanciarmi in questa baraonda :o)

    NOTA: L'ELENCO SARA' AGGIORNATO SU 

    http://artedellapazienza.blogspot.it/2012/10/scambiamoci-i-sogni-scambio-stoffine.html

    domenica 7 ottobre 2012

    Aggiornamento della domenica mattina.

    Sveglia comoda comoda, come si confà alla domenica.
    Ho il collo a pezzi perchè ho dormito con le mostrille e con i gatti in un groviglio innamorato di piedini e manine e code e ronf ronf.
    Provo comunque a tirarmi su per scaldare il latte e preparare la colazione a bipedi e quadrupedi
    Hanan mi tiene per i capelli, come al solito ha intrecciato le sue piccole dita ai miei ricci..
    dorme beata, il respiro pesante e e non oso svegliarla
    quindi faccio piano piano e cerco di districarmi
    Abdelsalam sorride e mi fa cenno
    "Vado io"
    Scalda il latte e io sono ancora a metà dell'opera perchè Hanan, disturbata nel sonno, s'è aggrovigliata ancora di più..
    medito di chiedere un paio di forbici :o)
    Abdelsalam entra con un vassoio
    il mio caffè macchiato
    le tazzotte delle mostrille col latte e la cioccolata
    e, soprattutto, i Frollini di Sandra

    Le mostrille sniffano cose buone  e si svegliano
    poi.. non c'ho capito più niente
    ho il letto pieno di briciole e un bel pò di chiazze di cioccolata
    il Signor Bi freme ma anche lui ha avuto la sua parte di Sandra
    i gatti se ne vanno schifati - preferiscono il pesce
    e pure Mishmish s'arraffa una carota e sparisce.

    Megadoccia e via al parco a giocare
    c'è il sole e tutti si rotolano nell'erba
    siamo tornati ora
    tra poco arriverà la loro mamma a riprenderle
    ma ci rivediamo a cena :o)

    Ciao Sandra
    stamattina c'eri anche tu con noi!
    visto che casino??

    http://dissonanzeassonnate.blogspot.it/2012/10/la-strana-coppia-ovvero-il-mio-blog.html

    sabato 6 ottobre 2012

    La strana coppia ovvero il mio blog incontro con Sandra

    Oggi ho incontrato Sandra
    la conoscete tutti no?
    e se non la conoscete dovete rimediare immediatamente
    http://frolliniacolazione.blogspot.it/
    http://frolliniacolazione.blogspot.it/2012/10/adelia-dai-capelli-rossi-e-dal-grande.html
    non osavo immaginare due persone così diverse sedute allo stesso tavolo. devo ammetterlo, ero un pò perplessa.
    una del nord, l'altra del sud
    una minuta e gentile, l'altra mastodontica e selvatica
    una rapida , l'altra lenta come una lumaca lenta e zoppa
    una bionda con dei fantastici capelli lisci e pure in ordine malgrado  la brezza
    l'altra rossa con dei cavatappi disordinati e non per colpa della brezza

    appuntamento in P.le Baracca
    una gelateria deliziosa con tavolini all'aperto
    e le differenze si annullano, spariscono le distanze
    la mia lingua si scioglie e addirittura parlo!
    Sandra è un ciclone bellissimo
    riesce a parlare ed aprire il regalo che le ho portato da parte di Clara ed anche il mio nonchè a a mangiare il gelato senza sporcarsi
    allibisco per la sua velocità e glielo dico pure perchè sono maleducatissima :o)
    (ha mangiato il suo gelato mettendoci la metà, anzi, un quarto del tempo che c'ho messo io, che ascoltavo e ogni tanto rispondevo alle sue domande!!)
    e scopro che lei vorrebbe invece rallentare un pò.
    è bello questo incontro di mondi diversi
    e mi chiedo se lo sono davvero, così diversi.
    Sandra è così milanese e, contemporaneamente, non lo è affatto!
    e alla fine ci abbracciamo sotto la metro, non il bacetto educato dell'inizio incontro
    proprio un abbraccio e una carezza

    Sandra, secondo me sei milanese per caso :o)
    ti dò la cittadinanza onoraria a Sud!

    Grazie per la carezza
    grazie per l'abbraccio
    grazie per il bel pomeriggio
    e per i biscotti .. pardon.. frollini!

    domattina faremo colazione tutti insieme nel lettone, io mio marito e le bimbe che stanotte dormono da me e anche il Signor Bi, che già sta "startufando" perchè li ha visti, il ciccione, e vorrebbe tanto scoprire dove li ho nascosti.

    e adesso sto zitta perchè la scrittrice sei tu!

    un abbraccio forte forte
    ( e adesso è meno virtuale )


    Adelia

    p.s.
    sei stata più veloce di me nello scrivere il post
    però io sono passata anche a prendere le mostrille prima di tornare a casa.
    ma è vero.. sono leeeeeeeeeeeeeeeeeeeeenta

    AGGIORNAMENTO DELLA DOMENICA MATTINA :O)
    http://dissonanzeassonnate.blogspot.it/2012/10/aggiornamento-della-domenica-mattina.html

    giovedì 4 ottobre 2012

    Rien de Rien

    Oggi ho bisogno di questo.








    Non, Rien De Rien, Non, Je Ne Regrette Rien 
    Ni Le Bien Qu'on M'a Fait, Ni Le Mal 
    Tout Ca M'est Bien Egal 
    Non, Rien De Rien, Non, Je Ne Regrette Rien 
    C'est Paye, Balaye, Oublie, Je Me Fous Du Passe 

    Avec Mes Souvenirs J'ai Allume Le Feu 
    Mes Shagrins, Mes Plaisirs, 
    Je N'ai Plus Besoin D'eux 
    Balaye Les Amours Avec Leurs Tremolos 
    Balaye Pour Toujours 
    Je Reparas A Zero 

    Non, Rien De Rien, Non, Je Ne Regrette Rien 
    Ni Le Bien Qu'on M'a Fait, Ni Le Mal 
    Tout Ca M'est Bien Egal 
    Non, Rien De Rien, Non, Je Ne Regrette Rien 
    Car Ma Vie, Car Me Joies 
    Aujourd'hui Ca Commence Avec Toi


    No, Non Rimpiango Niente
    no, niente di niente
    non rimpiango niente
    nè il bene che mi è stato fatto
    nè il male, non mi importa

    no, niente di niente
    non rimpiango niente
    ho pagato tutto, tutto spazzato via, dimenticato,
    me ne infischio del passato

    coi miei ricordi
    ho acceso un fuoco
    i miei dolori, le mie gioie,
    non ho più bisogno di loro
    mi sbarazzo degli amori,
    e di tutti i loro tremori,
    spazzati via per sempre,
    riparto da zero

    no, niente di niente
    non rimpiango niente
    perchè la mia vita, la mia gioia
    oggi
    comincia con te