martedì 23 ottobre 2012

Il giardino del re.


Quando ero piccola e mi permettevo qualche capriccio immediatamente mi sentivo rispondere

“L’erba voglio non è nata né da alcun fu seminata..”

Mia zia Serafina, la sorella di mia nonna, aveva addirittura un piccolo quadretto di ceramica bianca appeso sul caminetto, con dipinta la stessa frase. Lapidaria ed imperativa, minacciosa malgrado la bella grafia blu oltremare. Una specie di “memento mori” tradotto in modo da essere compreso dal popolino. ( Mia nonna sul caminetto aveva un quadretto simile, sul suo però c’era scritto A casa sua ognuno è re”. Ma questa è un’altra storia. )


Io sono cresciuta senza.

Senza erba voglio, intendo. Che dell’altra ne ho avuta a sazietà, come fieno per conigli.
Sono cresciuta senza fronzoli, imparando a controllare i miei  “voglio” fino al punto di dimenticarmi di me stessa per sopperire alle esigenze altrui.

Non ho mai posseduto più di 2 paia di scarpe – uno per l’estate e uno per l’inverno.
Nè più di 2 pantaloni, o camicie, o vestiti, o maglioni: un cambio per l’estate un cambio per l’inverno.
Ed ho una sola borsa per tutte le occasioni e le stagioni e quando si rompe ne compro un’altra simile - nera a tracolla se no mi ingombra le mani o mi scivola dalla spalla.

Fortunatamente, ho una grande attenzione e rispetto per le cose e mi durano tanto.
Neppure quando – prestissimo - ho cominciato a guadagnarmi la vita mi sono concessa non dico dei lussi ma addirittura delle necessità primarie.

Non ci sono abituata.

Sono andata a scuola ed al lavoro in qualunque condizione, la malattia non me la sono mai concessa.
Se mi sento male divento addirittura iperattiva, devo sopperire alle eventuali mancanze della mia condizione.
Non guardo le vetrine. Non possiedo uno specchio a figura intera. So come mi stanno i vestiti, più o meno sono sempre simili. E quando devo scegliere tra 2 cose che mi piacciono ( e che ovviamente mi servono ) prendo quella che costa meno e non quella che mi piace di più.
Sono stata al cinema nel 1994.
Dal parrucchiere non mi ricordo neppure, forse ero ancora al liceo – roba anni ’80.
Non sono mai stata dall’estetista né a fare un massaggio.
L’unica spesa folle che mi sono concessa in 44 anni, di cui 31 di lavoro, è una scatola di acquerelli Maimeri, bellissima e costosissima, 250mila lire nel 1994. E qualche libro non di seconda mano, lo ammetto.
Per il resto, sono sempre andata avanti per sottrazioni, fino ad arrivare all’osso, allo stretto necessario e nulla più.

Quando sento stralci di conversazioni, sull’autobus che mi porta al lavoro, spesso mi viene da sorridere. Sento desideri, ambizioni, “must have”.

Vorrei essere così, ma non ne sono capace. Non lo sono mai stata, nemmeno quando avevo soldi da spendere. Avevo sempre qualcosa di più importante da fare, sempre un’emergenza da tamponare. Preoccupazioni più grandi.
Sensi di colpa per ogni boccone di pane che mi pareva di sottrarre a qualcuno, per un paio di scarpe nuove che qualcun altro non poteva permettersi. Manifestazioni contro la guerra. Giustizia sociale. Salario garantito. La questione palestinese. Women’s power. Protezione animali. La fantasia al potere. Sarà una risata che vi seppellirà. Occupiamo la città. Chi non occupa preoccupa. La Pantera. Scuola di Italiano per stranieri.  Forte Prenestino. Via dei Volsci. Potere operaio.

Vorrei essere leggera e frivola, ogni tanto. Vorrei poter dire “io voglio”.

Stamattina, sedute accanto a me c’erano 2 ragazzine che parlavano del futuro.
Una diceva che si sarebbe sposata con tale Manuel e che avrebbe avuto 2 figli, un maschio ed una femmina, e li avrebbe chiamati così e cosà… l’altra annuiva.

Ho sorriso alla sua speranza ed ho pregato a modo mio, senza rivolgermi a nessuno in particolare, che il suo futuro fosse roseo come sperava.
Talmente circondati dalla normalità da perdere di vista anche la possibilità dell’eccezione, a tal punto abituati che le cose debbano necessariamente prendere una certa piega da non riuscire neppure a concepire  che le combinazioni sono infinite… nessuno immagina la propria sconfitta, nessuno mette in conto il proprio fallimento.

Forse è questo l’arcano: bisogna pensiero positivo, non portarsi sfortuna da soli.
Credere ciecamente in se stessi.

Mi piacerebbe.
Mi piacerebbe non mettermi costantemente in discussione, saper dire

IO VOGLIO – IO SONO IMPORTANTE – IO VENGO PRIMA DI TUTTI GLI ALTRI.

E invece io sono quella che aspetta sempre che tutti siano sazi prima di mangiare.
Che tutti si siano scaldati prima di avvicinarsi al fuoco.
Che si alza per prima e va a dormire per ultima.
E non lo faccio solo con le persone che amo. Lo faccio con tutti.
Non perché sono buona. Non perché cerco il riconoscimento sociale.
È perché non penso positivo. Perché non sono stata abituata ad avere fiducia in me stessa.
Certo, per uno “psi” esserne cosciente è già un passo avanti – vero Alberello?
Cosciente lo sono sempre stata. E fin troppo lucida -m’ha rovinato la filosofia, prima ero una così brava ragazza..
Cosa sono io nell’universo?
Cos’ha di speciale la mia vita, paragonata ai miliardi di vite che ingombrano questo fazzoletto di terra e a quelle che verranno?
Una sbavatura di colore su una tela.
Una velatura nel cielo.
Uno scarabocchio su un muro.

Avevo un solo desiderio, sognavo un solo filo di “erba voglio” tutto per me: avere un figlio.
Qualcuno da amare incondizionatamente e da cui essere amata malgrado i miei numerosi difetti.
Qualcuno a cui mostrare il bianco ed il nero e tutte le magnifiche sfumature che si possono ammirare.
E l’amore per i libri e la sete di sapere.
E la fame che non cerca cibo ma carezze.
Il freddo che non passa con una coperta ma con un abbraccio.
E la compassione, la condivisione, i sorrisi e le lacrime.
Il cuore che perde colpi quando guardi il tuo amore che dorme.
Il solletico della lingua di un cane, quanto brucia il graffio di un gatto e quanto è bello buttarsi in mezzo ad una cucciolata, fare le fusa e dimenticare il sopra ed il sotto e le regole della decenza.
Il piacere della trasgressione che aumenta con la paura di essere scoperti.
Il pentimento ed il rimorso e nessun rimpianto.
L’acqua alla gola ed il profumo delle spezie.
E la musica che strazia il cuore e le poesie che leniscono il dolore.
La magia dei racconti e la frenesia del viaggio.
Il profumo dei libri e l’odore della terra.

Ma l’erba voglio non cresce neppure nel giardino del re.

p.s.
Mia zia Serafina non ha avuto figli, dicevano per via della guerra. Mia nonna invece ne ha avuti 4, a dispetto della guerra.
Pensiero positivo?

22 commenti:

  1. Che strano ritrovare nel tuo post di oggi, la stessa mia mancanza, espressa in un altro modo, nel mio post di oggi: la mancanza di un figlio, al quale regalare ciò che il mondo mi ha regalato, e io sono stata molto fortunata, e non materialmente.

    Ti capisco, sorella del mio cuore, ti capisco. Ahimé. Io la chiamo nostalgia, tu tristezza. Sempre quella roba là è.

    Che strana, dolorosa sintonia, sulle frequenze di una voce lontana, lontanissima.

    Oggi il regalo + bello è stato un sorriso luminoso di un africano nerissimo, sull'autobus quando ho ceduto il mio posto a una vecchietta sublime, dignitosa, bellissima.

    Nient'altro, oggi.

    (A parte il miracolo di Anna, che è grandioso)

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    1. e il tuo, di sorriso, dove lo metti?

      si
      il miracolo di Anna :o)
      ho la fotina

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    2. Anche io :-))))
      ora siamo tutte concentrate ;-)

      (io sorrido poco, ma in compenso rido tanto e spesso sguaiatamente, anche se mi vedessi non lo diresti)

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    3. :o)
      io stamattina ero al consolato australiano e sembravo più stordita del solito :o)

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    4. ho appena scritto un sms a Clara, che parla di tristezza e nostalgia, e ora vi leggo qui, e leggo te adelia.
      Oggi non ho forza per consolare, ma vorrei tanto tenervi qui con me ora e darvi il coraggio e la forza per ricominciare.
      vi voglio bene

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    5. che ci fai qui? fila a letto a riposarti!
      anche noi ti vogliamo tanto bene!

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    6. Riga subito a letto!!!! Il bene è ricambiato.

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    7. ammazza che iene sincronizzate che siamo :oD

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    8. ahahahhaha!!!
      Gestapo del mio cuore!

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    9. ...,molto.
      immagino sareste in grado di arrivare sin qua e suonarmi alla porta!

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    10. naaaaaaaaa
      ti alzeresti per aprire..

      entriamo dalla finestra
      tanto Hope non ci azzannerebbe mai!

      ahahah

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  2. oh mamma io ho tanto di quel superfluo, eppure poco rispetto direi alla media, ma tantissimo rispetto a te. Però i regali più grandi che ho ricevuto non sono materiali. Il tempo con le persone che amo. Ecco. Banalmente la salute.
    Che capelli stratosferici avevi già. Ti abbraccio col cuore.
    sandra frollini

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    1. Sandra e i capelli.. un binomio inscindibile :o)

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  3. Che mondo assurdo è questo che lacera dei cuori speciali, che toglie a chi dovrebbe dare, che non fa nenache desiderare e non cede l'unico desiderio. Mi vien voglia di urlare, di spaccare porte, mi vien voglia di gridare l'ingiustizia dell'universo. Cazzo Dio dalle quello che si meritano, ascoltale, abbracciale, cullale perchè il loro nido non è dioverso dal mio. O Dio che frustrazione che sento. E voi, così grandemente infinite da accettare quello che la vita non da, da farmi vergognare. Per tutti i miei desideri, per tutte le mie sciocchezze, per tutte le mie lamentele. Dio o chi per te, riservale di capire quello che non c'è, se ha un senso.
    Raffaella

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    1. grazie Raffaella
      non vergognarti dell'essere felice. te lo sei meritato. :o)

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    2. No, Raffaella bella, goditi la tua felicità meritatissima. Noi siamo felici per te :-)

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  4. Uff, leggo solo ora qs post e sbuffo. Molto d'aiuto eh? Che poi voi psy (ho un paio di amiche psy) siete consapevoli e al massimo posso ripetere cose che già sapete. Però, ecco, voglio dirtelo: fai ancora un passetto, ci sei quasi, comprati qualcosa di inutile e bello anche da pochi euro, prenditi due ore di permesso proprio il giorno in cui c'è una scadenza in ufficio, mangia l'ultima patatina nel sacchetto... te lo dice una che sta imparando a farlo e si sente un filo più leggera.

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    1. :o)

      io non sono una psy
      al limite un pò psicopatica

      nella realtà sono un'antropologa - che forse è pure peggio!

      pian pianino lo farò, abbiate fiducia in me :o)

      un abbraccio

      Adelia

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    2. Antropologa? Ops, comunque non sei messa meglio :p
      Coraggio, pensarci è l'ultimo passo prima di agire, tanta fiducia in te!

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    3. eh no, non sono messa meglio per niente ahahah :o)
      anzi, amplio le problematicità!

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grazie per avermi letto
mi spiace perchè, a causa della maleducazione di qualcuno, ho dovuto fare in modo che non si possa commentare in modo anonimo e che il tuo commento possa apparire solo dopo la moderazione.
perdonami e grazie ancora per la pazienza!
Adelia