mercoledì 21 novembre 2012

A Sud


C’è qualcosa
A sud del Sud
Che mi appartiene
Da sempre.
Non mi sono mai riconosciuta nella mia immagine allo specchio
Questi capelli rossi, questa pelle bianca.
Mi guardavo e non mi riconoscevo.
Io volevo essere africana.
Volevo quei colori, quei ritmi, quello sguardo sull’infinito.

Sono cresciuta con stizza nei miei panni da simil-irlandese.
Sognavo di sposare Omar Sharif.
Sapete quelle domande sceme che si fanno alle bambine
“Chi vuoi sposare da grande?”
Mia sorella rispose
“Danny Kaye”
lo aveva appena visto in un film nei panni di Hans Christian Andersen.

Io, che ero troppo piccina per saperne il nome, indicai la tv e dissi

“LUI”

E quel lui era Omar Sharif nei panni del Dottor Zivago.

Calò un silenzio fra gli astanti cui ho saputo dare spiegazione solo dopo molti anni.

La prima volta che ho sentito un Muezzin non sapevo neppure cosa fosse, ero andata con i miei cugini grandi ad un Festival musicale.
Quando sul palco salì questo africano - vestito bianco e notte alle spalle - e cominciò ad intonare quello che molti anni più tardi avrei chiamato “Adhān” , scoppiai a piangere.
I miei cugini si stizzirono pensando che io fossi semplicemente troppo piccola e spaventata dalla situazione inconsueta.
Io piangevo tutte le mie lacrime senza sapere perché.
Ancora oggi quando ascolto l’Adhān, indipendentemente dall’aspetto religioso della faccenda, non posso trattenermi.
Una presa di coscienza.
L’appartenenza.
Casa.
Finalmente una spiegazione al mio disagio
alla mia avversione nei confronti di tutto ciò che è piatto.

Sono nata qui per caso, lo so, l’anima avrà sbagliato strada e si sarà infilata per disperazione nella prima donna che ha trovato.
Ma io non dovevo essere qui.
La mia anima ha sbagliato sponda di Mediterraneo. Ne sono certa.
I miei pensieri, il mio agire, il mio modo di vivere hanno radici molto più a sud.

La prima volta che sono andata a casa, in Africa, non volevo più tornare qui.
Sono pentita di averlo fatto, un giorno vi dirò.

Ma quando sono stata nel deserto allora si, allora ho capito tutto.

Il mio sangue è sabbia e gli occhi sono dune.
E tramonti e profumi e notti di stelle.
Il mio corpo è chai profumato di cardamomo e le mie lentiggini sono henna.
Ed il blu che si intravede sottopelle non è una vena ma indaco lasciato dal tagelmus.


Tra poco la “mia” Clara partirà

Verso il suo Sud.

Ci vedremo a metà strada, lo so, quando anch’io avrò raggiunto il mio.

Saliremo ognuna sulla sua terrazza
con una tazza di chai profumato tra le mani
guardando l’una in direzione dell’altra
con il sole di fronte e alle spalle
mentre il cielo si tingerà lentamente di color zucca e di alcanna d’oriente
fino a quando i corvi e le colombe andranno a dormire.

10 commenti:

  1. Mi brillano gli occhi di gioia, mentre ti leggo, e leggo il vento caldo di queste tue meravigliose parole. Che buffo, che strano, prima ti ho mandato una poesia, ma non avevo ancora letto questo posto.
    Ci incontreremo sulle nostre terrazze, a sud del sud. Io e te, e l'universo.
    Ti voglio bene, anima del deserto

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  2. Bellissimo il richiamo alla preghiera.

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  3. Che bel post. Mi ai venire in mente quando mia sorella è arrivata a casa dal suo primo giorno d'asilo piangendo perché un suo compagno era nero e lei voleva essere come lui "mamma, ma perché non mi hai fatta con la pelle nera?".
    ça va sans dire, condivido in pieno il tuo amore per la sabbia, suoi profumi e i suoi colori, un po' meno quello per il muezzin ;)

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    1. sai
      la prima volta che l'ho sentito
      per quanto ne potessi capire
      poteva pure star cantando
      viva la pappa col pomodoro o)
      sono i suoni che mi rapiscono

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  4. il bello è che tu e clara vi riconoscete al volo, lo so perchè io sono il trattino che vi unisce, se posso permettermi... :)

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    1. come dire..
      parafrasando un vecchio detto
      Dio li fa e il web li accoppia :o)

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    2. e poi noi siamo una coppia aperta, moderna
      vero Claruzza?

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  5. Deve essere strana questa sensazione di non appartenenza dentro il proprio corpo, i confini e gli spazi dateci in sorte. Non la conosco, anche se comprendo. La posso sentire, la posso toccare. A pensarci bene l'ho vissuta diverse volte, quando si è rotto qualcosa dentro ed è stato terribile. Credo che certi richiami siano così forti che non puoi sottrarti. Devi andare. devi riunirti con la parte di te che vive altrove. Una volta ho detto a Clara che si sente la mancanza per i posti e le persone che non si conoscono o che non si sono ancora visti, perchè gli altri, li portiamo nel cuore, sempre. Vi auguro ad entrambe di tornare da dove venite, dal sud del sud, e che le vostre anime estese come orizzonti si tocchino ai poli di due continenti diversi. Ovunque voi sarete è stato prezioso anche solo sfiorarvi. Io voglio un gran bene ad entrambe.
    Anime belle.
    Raffaella

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    1. Amica mia
      Abdelsalam dice sempre
      che era scritto da qualche parte
      che io e lui dovessimo mangiare un pane insieme.
      ne abbiamo fatta di strada, entrambi
      per incontrarci in un posto dove entrambi eravamo stranieri.
      la vita segue disegni misteriosi
      complicati come racemi..
      ma prima o poi si arriva a casa
      inshallah

      ma mica ci perdiamo, amica mia
      internet funziona anche a sud del sud :oD

      e casa mia in Egitto è piena di colombe
      casomai ti mando un messaggio attaccato ad una loro zampina :o)

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grazie per avermi letto
mi spiace perchè, a causa della maleducazione di qualcuno, ho dovuto fare in modo che non si possa commentare in modo anonimo e che il tuo commento possa apparire solo dopo la moderazione.
perdonami e grazie ancora per la pazienza!
Adelia