martedì 9 aprile 2013

Brutto tempo e bei ricordi..


Il tempo brutto e una bella chiacchierata con la mia amica  Elle sulla Sierra molto ma molto Nevada mi hanno riportato alla mente ricordi di un passato sempre più lontano.

Ricordare la mia infanzia è come quando, per le feste, non sapevo scegliere quale dei coloratissimi dolcetti al naspro mi sarei decisa a mangiare per primo.

                                                                          PARENTESI...
(Eh, per voi “moderne” il naspro non esiste.. ora usate la “ghiaccia fondente”... da noi si usava fare il pan di Spagna, tagliarlo a cubetti e poi inondarlo di naspro aromatizzato al limone, o all’arancia, al rosolio, alla mandorla, alla menta, al cardamomo (sisi cardamomo, siamo mezzi arabi noi ) … gli avanguardisti osavano addirittura vaniglia e cioccolato.. pensa un po’.. E il naspro era colorato naturalmente, con la barbabietola che dava un rosa più o meno intenso, la scorza d’arancia per l’arancione, le more per il blu violaceo, la lavanda per il lilla, dei fiori che non so in italiano per un azzurrino spaventato.. i fiori si chiamano “ruppipiatto” e crescono spontanei, ma boh.. non conosco il nome botanico. Un’esplosione zuccherina, un profumo ineguagliabile, una festa per gli occhi. Un paradiso voluttuoso. E di naspro veniva inondato un po’ tutto, dalla frutta secca alle ciambelline ai dolci per i morti -  solo che il naspro per i morti doveva essere rigorosamente bianco e al massimo profumato di limone ).
                                                                 CHIUSA PARENTESI... 

Apro la mia scatola impolverata e, tra un dolcetto al naspro ed un confettino di cannella trovo le storie che mi raccontava mio nonno.
Di nonno mio, di quanto fosse speciale e di quanto mi manchi ne avevo già parlato qui.
Ora sedetevi comode, prendete un dolcetto e chiudete gli occhi.

Immaginate una casa antica, le stanze enormi, i soffitti altissimi, i segni del tempo sulle pareti e negli infissi.
Immaginate un paese arroccato su una montagna.
E l’inverno.
Immaginate una cucina piena di utensili che ormai nessuno sa più dire a cosa servano, il caminetto acceso che scalda e illumina la stanza.
Immaginate ombre che ballano sulle note del fuoco, la legna scoppietta un motivetto allegro, ogni tanto una folata di vento si infila giù per il comignolo e porta con sé il fumo che fa piangere gli occhi e insaporisce le fette di pane che una vecchiarella testarda sta arrostendo per la cena.

“Nonno sono stufa… USCIAMOOOO ?” trascinando l’ultima vocale come un velo da sposa.

“Non si può Lelè.. c’è neve!”

“Ma io mi A N N O I O!!” calcando bene su ogni singola lettera per farmi capire bene.

Non era vero che mi stavo annoiando, era il nostro specialissimo rituale. Mia nonna lanciava sbuffi di deplorazione come un mantice asmatico, ma io lo so che ascoltava con piacere...

“Vieni qui, porta una sedia!”

Allora io prendevo la mia sedia, fatta da nonno mio su misura per me, mi avvicinavo al fuoco e aspettavo.
Nonno mio teneva gli occhi socchiusi e l’orecchio teso, cercava ispirazione nel fuoco e nel vento, prendeva a prestito le parole dalle briciole di pane e la morale dalla saggezza del grano, poi sospirava ed iniziava a raccontare.

“Sai Lelè, tanti tanti anni fa c’era una vecchina magra magra..”

“E come si chiamava?”

“Zì Catarina..”

“La conosco?”

“No non la conosci…”

“Ma a chi appartiene?” (tradotto: qual è la famiglia di origine, che da noi son poche e ci conosciamo tutti)

“Stammi a sentire..”

“……..”

“Zì Catarina non voleva mai stare a casa. A lei piaceva salire su per la montagna assieme alle capre fino alla cappella della Madonna e se ne stava lì tutto il giorno a guardare le nuvole e masticare i ruppipiatto!”

E qui nonno mio si prendeva una pausa teatrale, vuoi per organizzare i pensieri, vuoi per accrescere la mia curiosità, vuoi per prendere tempo.. più plausibilmente per capire se io avessi compreso che stava parlando di me e delle mie pericolose abitudini.

“E poi?”

“Tutti quelli che la conoscevano le dicevano “Stai attenta che prima o poi passi un guaio!” perché non si va in giro da soli specialmente in montagna e poi bisogna sempre guardare bene dove si mettono i piedi..”

“Si va bene nonno, ma uno mica è scemo che casca dalla montagna”

“Poi Zì Catarina non ascoltava nessuno e faceva sempre di testa sua. Un giorno - che ormai era vecchia e se la rideva perché aveva sempre ragione lei - decise di uscire anche se fuori stava arrivando un temporale talmente brutto che non si vedeva la punta di Sirino e nemmeno la cappella della Madonna. Uscì lo stesso mentre il vento si faceva sempre più forte e lei faceva fatica a camminare. Arrivata a ‘O Pont’ ‘a Scala il vento se la prese!”

(Sussulto di spavento, perchè ‘O Pont’ ‘a Scala è in realtà il vecchio ponte levatoio del paese, passaggio obbligato per chiunque. E lì tira sempre un vento pazzesco, tanto che se vediamo qualcuno spettinato o molto infreddolito gli chiediamo ridendo se è passato da ‘O Pont’ ‘a Scala)

“Ma.. ma come???”

“Si, il vento cercava moglie da tanto tempo ma non la trovava, allora decise che era arrivato il momento di accontentarsi e si prese Zì Catarina come sposa!”

“E poi???”

“E poi ancora adesso nelle giornate di vento forte puoi sentirla gridare aiuto perché vorrebbe tornare a casa ma suo marito la fa volare di qua e di là!”

“E nessuno la aiuta????”

“No, Lelè.. ci vuoi provare tu?”

“SI!!”

“Allora prendi l'usciatùro ( un cilindro di metallo lungo e stretto come un flauto nel quale si soffiava per attizzare le braci) e mettiti vicino alla finestra. Guarda fuori: se la vedi passare mi chiami che io arrivo subito e le porgiamo  l'usciatùro, così lei si aggrappa e la tiriamo dentro!”

“SI!”

E così ho passato intere giornate ( e qualche nottata.. lo confesso ) appannando vetri al ritmo del mio respiro e ripulendoli con la manica della maglietta, in trepidante attesa che passasse quella poveretta..

Sarò scema?


18 commenti:

  1. Che bel post Adelia!! Un'immagine bellissima quella di te bimba con tuo nonno... un bacione

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  2. Mi sembra di verdervi tu e il nonno tuo, che belli. Un abbraccio Adelia.

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    1. eh.. lui raccontava storie bellissime, ma non c'è più...

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  3. Questa pagina ha il sapore di fiaba :) Che tenerezza! Chiederò info sui "ruppipiatti" alla mia amica che ha scritto un bellissimo libro sulle erbe spontanee... Fanno dei bellissimi fiorellini violetti

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    1. posso dirti con certezza che non sono i nontiscordardimè e nemmeno l'ipomea blu.
      ma se me lo dici in italiano ti sarò grata sempiternamente!
      ho dei seri problemi di natura botanica e zoologica in italiano..

      sai che ho scoperto solo da poco il nome di quelli che per anni ho chiamato "picurieddi di san antonio" - da non confondersi con i porcedduzzi di san antonio, che sono i bombi -? hai presente quei "vermi con le zampe" che stanno nella terra, grigiolini, che appena li tocchi si chiudono a palla? sappi che si chiamano onischi alfa alfa!
      li preferivo in dialetto!

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  4. Grazissime per questa storia meravigliosa che mi avevi accennato già...ma tu scrivi in maniera divina, ed è ancora più bella.
    Mi sembra proprio di vederli, tutti quei naspri, e di sentirne il profumo...
    E sento anche il fumo e lo scoppiettio del fuoco quando si avvicina l'usciaturo.
    Bella Adelina.

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    1. sei tu che me l'hai riportata alla mente, dopo tanti anni
      parlando del fatto che dovevi stare chiusa in casa e se aprivi la finestra ti entrava la neve :o)

      l'usciaturo ha molti usi, compreso quello che ne faceva mia nonna sulla mia schiena quando ne combinavo una più grossa del solito :o)

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  5. Ho sempre pensato che le storie che racconti avrebbero il diritto di vedersi stampate su carta. Sono meravigliose, sono porte di ingresso dento ai tuoi ricordi ma anche ai nostri. Quel soffietto che racconti e che mio figlio trascina per casa perchè gli piace tanto e agita in mano dicendo il "cocco è speento"= tradotto il fuoco è spento e quindi alza le chiappe e accendiamolo insieme. La fiamma che danza nella grande casa. Grande come solo quella dei nonni, dei vecchi dal sapore di muffa e dai mestoli di rame appesi ai muri.
    Mamma mia Adè, mi pare di vederti davanti a quei vetri. Tu che già cerchi di aiutare qualcuno a ritornare a casa. Tu che la casa ce l'hai in un altro posto, vicino ad altri cuori.
    Mi paice tanto tuffarmi dentro quei vetri.
    Raffaella

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    1. ma tuo figlio è forzutissimo! l'usciaturo pesa tantissimo, almeno il nostro che era più alto di me e tutto di ferro!
      mi pensi migliore di quella che sono.. :o)

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  6. che bella storia Adelia! e il nonnino e gli zuccherini alla cannella...

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    1. li hai mai visti i confettini di cannella?
      somigliano ai tic tac ma sono più lunghi e irregolari, e dentro c'è una sottile strisciolina di cannella..
      da noi si buttano quelli per le spose :o)

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  7. Condivido quello che ha scritto Raffaella, vorrei leggere le tue storie su carta stampata!E' bellissimo quando racconti i tuoi ricordi

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    1. maddekè..
      racconto solo le storie di mio nonno
      non ho aspirazioni nè capacità letterarie :o)

      però grazie, i complimenti scaldano il cuore e innalzano la mia scarsa autostima :o)

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  8. Premesso che nn conosco il naspro ma nemmeno la ghiaccia, ma io nn faccio testo....questa storia è stupenda...é una bellissima favola da tramandare e da tenere in un angoletto x giornate piovose...grazie x avercela regalata...

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    1. prego tesoro :o)

      ma si che lo conosci il naspro
      solo che magari non sai che si chiama così

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  9. no no...tooo giuro!
    non so di cosa parlate ...
    io i dolci da piccola li bagnavo solo con il latte o il succo di frutta.
    AL massimo la mamma usava l'alchermes!

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    1. allora..
      il naspro puoi averlo visto attorno ad una cassata siciliana
      la copertura verde o bianca che teoricamente si dovrebbe fare in pasta di mandorle o pistacchio ma spesso a Roma ho visto le cassatine rivestite di napro ( aromatizzato )

      oppure sulle ciambelle, quella glassatura bianca

      i cubotti di cui parlo io non credo tu li abbia visti, visivamente potrebbero sembrare lokum turchi ma dentro noi mettiamo pan di spagna (i ricchi la pasta di mandorle.. ) mentre i lokum sono più simili alle gelatine, ma la stradolcezza è uguale :o)

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grazie per avermi letto
mi spiace perchè, a causa della maleducazione di qualcuno, ho dovuto fare in modo che non si possa commentare in modo anonimo e che il tuo commento possa apparire solo dopo la moderazione.
perdonami e grazie ancora per la pazienza!
Adelia