mercoledì 29 maggio 2013

Ciao Franca

È morta Franca Rame. Malgrado anni di teatro e di impegno politico il suo nome è sempre e comunque associato a quello di suo marito, Dario Fo.
Ma noi che abbiamo una certa età sappiamo bene che grande donna fosse, indipendentemente dal matrimonio con un mostro sacro come suo marito e dai successi teatrali.
Franca ha combattuto dal basso con le donne e per le donne, collaborando con “Soccorso Rosso” nelle carceri, disobbedendo, dando voce e corpo a chi voce e corpo non ha.
Ed ha pagato un duro prezzo.
Il 9 marzo del 1973 fu rapita da esponenti di estrema destra e stuprata e torturata per ore.
Nessuna condanna ma una prescrizione dopo 25 anni.
Ma resta, ineluttabile, il monologo che scrisse due anni dopo e recitò in teatro ed in televisione malgrado i tentativi di metterla a tacere, malgrado le accuse di protagonismo e di manie di persecuzione, malgrado la società dell’epoca – che è uguale a questa, solo un po’ meno ipocrita.. -, malgrado lo sgomento e l’angoscia che il racconto provocava. E malgrado i tentativi di far credere che, sotto sotto, una donna che subisce uno stupro un po’ se l’è cercata, un po’ si è pure divertita.
Vi posto il video, è molto vero e fa male.                                 

A voi la scelta.
video

giovedì 23 maggio 2013

Mioclonie


Sono settimane ormai che la palpebra dell’occhio sinistro trema e si contrae.
Nulla di grave, ma è fastidioso e a volte imbarazzante perchè lo notano anche gli altri.
Leggo su internet che si tratta di stress
Che non c’è nulla da fare
Solo riposare e calmarsi.
Si..
Forse con una martellata in testa….

La mia casa è piena di scatoloni
Le mie mostrille andranno via fra poco
Mi fanno domande
Cui mi sforzo di rispondere mentendo
Perché non lo so
Non ho risposte

Ieri la mia collega, quella dell’acquerello di Claudio Baglioni, mi ha portato non una ma ben due provole calabresi. Sono quasi due anni ormai che almeno una volta al mese ce la regala.
“Sono due stavolta… poi in Egitto non le troveranno..”
Così m’ha detto, e aveva le lacrime anche lei.
Una provola l’abbiamo cominciata ieri sera, l’altra se la porteranno in Egitto così la faranno assaggiare anche ai nuovi fratelli ed al nuovo papà.
Poi faremo l'ultima pipizza. Nemmeno quella si può spedire.
Continuerò ad aiutarle economicamente, non ho messo da parte abbastanza soldi, purtroppo.
Ma non potrò spedire provola e pipizza.
Hanan è preoccupata e fa domande a mitraglietta.
Samira ha le parole inceppate e lo sguardo appannato.
Le gemelline Nadia e Nada cinguettano inconsapevoli.

Datemi una martellata in testa, per favore.

lunedì 13 maggio 2013

però c'han provato...


Mishmish ha fatto il nido.
Against all odds.
Per chi non lo sapesse, Mishmish è un coniglio, creduto femmina per quasi 7 mesi e invece è maschio. E vabbè, colpa del veterinario. E in un sabato pomeriggio di qualche settimana fa ho capito che non avevo un coniglia ma un coniglio e che Fahres, il mio gatto, è gay.
Si, perché i due hanno una relazione. È lì che mi sono accorta del fraintendimento sessuale.
Lui coniglio ha fatto il nido ( strappando anche la tenda nel giro di una notte ) e rubacchiando tutto ciò che di morbido ha trovato in giro.
Lui gatto è stato letteralmente sequestrato nella tana, nel senso che Mishmish non voleva farlo uscire.
Ed io sono triste.
So cosa si prova nel
Desiderare qualcosa che non arriva.
Mishmish ha abbandonato il nido.
Fahres ha ripreso posto sul divano.
Era pretendere troppo. Specie diversa, stesso sesso. Però c'han provato.

L’altra mattina ero sull’autobus. La solita giornata uggiosa di Milano. A cosa può mai pensare una donna di mezza età senza figli un venerdì alle 7 mentre va al lavoro?
Al senso della vita, ovvio.

Cos’è che mi spinge a cercare, a sperare, a soffrire ogni volta?
Non lo so. Istinto, furia cieca, amore.
O semplicemente voglio qualcuno cui far pagare il conto di essere stata sbattuta in questo mondo mio malgrado, e farlo uscire al freddo ogni maledetta mattina della sua vita, farlo scoppiare di caldo pressato in un sudicio vagone della metropolitana, costringerlo prendere ordini da un capo imbecille.
Poi l’autobus si è fermato vicino ad un parco. In quel momento, dalla nebbia bassa che copre l’erba, ho visto un passerotto tornare rapido nel suo nido con qualcosa nel becco.
Ed ho capito che  vorrei un figlio per potergli mostrare la meraviglia del mondo.
Poi mi bacchetto  e chiedo scusa: io sto già mostrando ai miei 11 figli la meraviglia del mondo.
E anche le cose brutte. Perché la vita è questa, prendere o lasciare, non si fa sconto.
Ed io tutto sono fuorchè perfetta. Fortunatamente.

(Mishmish sta bene.
Sembra sereno, anche se non è diventato padre.)