mercoledì 19 marzo 2014

Libera

“LIBERA!”
Questa è l’ultima parola che ho sentito.
Libera di andare. Libera di volare. Libera dal dolore, dall’affanno, dalla paura.
Libera dai pensieri, la mente finalmente vuota.
Niente più brusio, pensieri che si affollano, sussulti.
Libera.
Sto morendo, l’ho capito. E mentre tutti si affannano intorno a me sono calma, in pace. Nulla a pretendere, ho vissuto abbastanza. Sono tranquilla, mi dispiace per mio marito, per i miei pelosi, ma non posso farci nulla. Sono in pace. Forse l’ho anche detto ad alta voce a tutti quelli che si affannavano attorno al mio corpo e tutto mi sembrava lento e anche vagamente comico. Le loro facce stravolte, l’agitazione generale cozzava con la mia calma.
Poi quella parola – urlata.
“LIBERA!”
Ed ho capito che era un loro codice, un ordine. Tutti lontani da me, nuda.
Un urlo disumano, di gola, primordiale - sono io! - un dolore lancinante, sconosciuto. Un dolore tutto nuovo, mai provato prima, non ho termini di paragone, non so se e quando finirà, non ha uguali. Cerco di proteggermi dal quel contatto freddo ed incandescente allo stesso tempo, provo ad abbracciarmi ma non ci riesco. Poi il nulla. Io non sono lì.
Sono libera.
Rewind.
Sono in ufficio, sull’incazzato spinto come al solito. Soliti problemi, solite incomprensioni, solite lamentele. Da un paio di giorni ho un fastidio tra le scapole, niente di che, tutti i giorni porto il Signor Bi giù per le scale perché il mio vecchietto non ce la fa a scendere da solo. Uno strappo, un movimento brusco, lo sforzo.
Mi incazzo ed il dolore aumenta, non riesco nemmeno a star seduta. Allora mi decido e tiro fuori una bustina di Oki, prendo metà della dose pediatrica e subito mi torna in gola – non sono abituata ai farmaci.
Mi alzo per correre in bagno – non voglio vomitare sul pavimento. Non so come arrivo alla tazza e vomito tutto, anche il caffè che ho bevuto a colazione, un paio d’ore prima. E il dolore aumenta, diventa lancinante, insopportabile persino per me. Non riesco a respirare, esco dal bagno e chiedo aiuto alla prima collega che passa nel corridoio. Sono disorientata, penso di essermi incrinata una vertebra. La collega mi soccorre subito, sa che sono una che non fa storie, che non si lamenta. Entro nell’ufficio di fronte al bagno, da una collega – l’altra ha capito che la situazione è grave ed è andata a chiamare aiuto. Io mi siedo, poi mi sdraio a terra, sulla pancia. Arrivano tutti, mi dicono di stare tranquilla che l’ambulanza arriva. Io ripeto come un mantra che voglio solo andare a casa mia.
Invece andiamo in ospedale, la mia amica Sonia non mi lascia la mano ( grazie ). Ho ricordi frammentari, a brandelli. Mi ritrovo nuda ( ma quando mi hanno spogliata? ) con un telo verde a coprirmi la visuale. Non sento più dolore, capisco che mi toccano ma  io non li sento. Chiedo a quello che mi sta più vicino, gli vedo la faccia. Lui mi spiega, la sua barba rossiccia si muove mentre cerca di spiegarmi, il più seraficamente possibile, che mi stanno mettendo uno stent perché la coronaria principale è chiusa. La prendo bene, tutto sommato, so cos’è: 72 ore in osservazione e poi a casa, qualche pillola e un po’ di riposo. Comincio a scherzare sul fatto che ai miei tempi almeno ci si parlava un po’ prima di fare certe robe.. 3 maschioni che ti saltano proprio lì e non sai neppure il loro nome, ma dai, un po’ di creanza! Lo so che stanno passando dalla femorale, mi hanno fatto un taglio al lato dell’inguine ed ora tengono premuto per ridurre al minimo l’ematoma. Sempre lui mi spiega che metà del mio cuore è fermo, lavora solo la parte sinistra.
“E ti pareva, si sa che è sempre la sinistra a far tutto!”
“Ah… rossa fuori e rossa dentro!”
Ci salutiamo in surreale allegria, esco di scena con un “Hasta la victoria siempre!” e mi trasferiscono in  Unità Coronarica.
Nel frattempo Sonia ha in mano un sacco nero della spazzatura con i miei vestiti e la mia borsa. Devo avvisare mio marito. Devo farlo personalmente, è così ansioso che se lo chiamasse qualcun altro penso morirebbe. Allora prima di entrare in U.C. lo chiamo, uso il tono e le parole più delicate che conosco per dirgli dove sono e quello che è successo, poi devo lasciare a Sonia ( perdonami ) il compito di prendere accordi per raggiungermi.
In U.C. è tutto ovattato, si sente solo il rumore dei macchinari che ci monitorano. Le infermiere sono subito da me – deve fare impressione vedere una della loro età in quelle condizioni, glielo leggo negli occhi. Una di loro ha un profumo intenso ma non mi disturba, anzi, è un momento di piacevole normalità in quell’ambiente asettico.
Mi offre delle pillole, a due a due. Mi spiega che servono per stabilizzare lo stent e che devo prenderne 6 o 8, non ricordo. Le prendo e rigiro la testa per ingoiarle. Le prime due vanno giù. Mi rigiro per prenderne ancora ed il mondo impazzisce, suona tutto, è il mio allarme, sono io.
Libera.
Da qui in poi io non ci sono più. Quello che so viene dai racconti delle persone e da quasi 400 pagine di cartella clinica. Quindi chiedo scusa per eventuali omissioni o imprecisioni.
Fa paura leggere tutto nero su bianco.
26 arresti cardiaci. Un’ora e mezzo di massaggio cardiaco. Fibrillazione, aritmia. Il cuore è impazzito. Mio marito è fuori, Sonia non ha fatto in tempo ad andarsene che è dovuta tornare indietro. Io sono in coma. Libera.


E per oggi basta così.

34 commenti:

  1. Adelia, non ho parole!! Mi dispiace tantissimo, spero di leggere che tu stia meglio nel prossimo post. Questo invece non avrei mai voluto leggerlo,non avrei mai voluto che accadesse, ma ora che ci hai concesso questo dramma della tua vita e fatti partecipe non posso che esserti vicina. Ti abbraccio forte Rossa.

    RispondiElimina
  2. Oh santo cielo, sono passata un sacco di volte da te, ma mai avrei pensato questo. Un bacione forte forte e a presto.

    RispondiElimina
  3. Leggere nero su bianco quello che scrivi e nel modo in cui lo scrivi mi da' i brividi.
    Sei tornata, Adelina.
    Con un cuore si' acciaccato, ma ancora piu' grande di prima.
    Sei bellissima.

    RispondiElimina
  4. piango mentre ti leggo perchè ripercorro quello che è accaduto mentre tu, con quella vocina flebile flebile (che non riconosco) me lo racconti esattamente come lo scrivi qui.
    piango perchè quando tuo marito mi spiegava al telefono ed io non capivo, ho sentito mancarmi la terra sotto i piedi.
    piango perchè sono stati mesi lunghi, ma tu sei un uragano, un fiume di vita e di amore, tutto un mondo di altruismo, testarda rossa che non sei altro!

    grazie, perchè sei qui, finalmente.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ciao Annina
      e grazie anche a te, di tutto.
      La vocina flebile c'è ancora, ma ce la posso fare :oD

      Elimina
  5. Amica cara leggerti entra nella pelle. Strattona, sconquassa, investe. Tu sei meravigliosamente viva. Anche quando racconti la tua morte. Bentornata medusa.
    Raccontaci ancora ed ancora ed ancora.
    Raffaella

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie Raffaella
      I capelli sono notevolmente peggiorati :o)
      e pure i tentacoli :oP

      Elimina
  6. Oh cavoli... Anche mio marito è stato ricoverato in utic, ricordo il sacco nero con le sue cose. Poterlo raccontare è la cosa più bella.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. E adesso come sta?
      Un abbraccio

      Elimina
    2. scusa, mi ero persa per strada. Lui sta bene, in rrealtà alla fine non era un infarto ma una variante rara di cardiomiopatia ipertrofica. Dicono che ha l'aspettativa di vita di una persona sana, ma in realtà vai a sapere se sanno davvero. Il suo tracciato ecg è quello di un infartuato. E' stata dura perchè è uscito dall'ospedale senza una diagnosi e ci sono voluti diversi mesi per averla. Ti abbraccio anche io!

      Elimina
  7. Leggere di quanto successo... Fa paura. Ma tu ci sei. Tu sei viva, e bellissima. Bentornata cara!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie Silvia
      e baci ai tuoi piccoli, pelosi e non

      Elimina
  8. E adesso come la mettiamo, intravedo già dei leggeri strati di pittura acquerellata sopra i ricordi e i momenti critici, attingi alla lucidità e caparbietà spontanee che hai.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. ... non ho parole che bastino
      a ringraziarti per tutto quello che hai fatto e che fai per me.
      ti adoro <3

      Elimina
  9. Ti aspettavo :) bentornata, Adelia!

    RispondiElimina
  10. Adelia, io leggo solo ora..è incredibile quello che ti è successo! Bentornata mia cara, prenditi cura di te, procedi a piccoli passi.Ti abbraccio forte

    RispondiElimina
    Risposte
    1. grazie Claire
      piano piano
      non tornerò più quella di prima
      e non so se è una sfortuna
      ma ce la posso fare :o)
      baci

      Elimina
  11. Adelia leggendo queste righe ripenso a quello che è successo a mio marito un anno fa, lui dentro come te io fuori a piangere.
    Posso capire benissimo cosa avete passato e ti dico di tenere duro, ora è tutto un brutto ricordo che in qualche modo a noi ci ha unito ancora di più.
    Bentornata...;)
    Kiki

    RispondiElimina
    Risposte
    1. oh Kiki..
      e ora come sta? S'è ripreso bene o ha subìto danni?
      vi abbraccio

      Elimina
    2. Si è ripreso alla grande, va in piscina e fa yoga, lo stent è stato posizionato alla "periferia" del cuore e non ha intaccato nulla; l'unica cosa che è rimasta è la paura, per quella non ci sono ecg sotto sforzo che ti rassicurano, bisogna solo essere sempre positivi e pensare che la vita ci riserva sempre tante sorprese come è capitato a noi subito dopo quel brutto giorno.
      Ieri dopo aver letto gli ho raccontato di quello che ti era successo...ti abbraccia virtualmente, solo chi ci è passato può capire.
      ;)

      Elimina
    3. oh bene, che bella notizia :o)

      riabbraccialo per me :o)

      Elimina
  12. riesco solo a dirti che ti abbraccio, forte e davvero!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ciao Cristina
      grazie dell'abbraccio
      ed io ho dimenticato il tuo compleanno..
      quindi abbraccio doppio
      anche se in ritardo

      Elimina
    2. Grazie carissima! Io me li prendo tutti! :-)

      Elimina
  13. o mio dio. per fortuna sei qui a raccontarlo.
    bentornata sì!

    RispondiElimina

grazie per avermi letto
mi spiace perchè, a causa della maleducazione di qualcuno, ho dovuto fare in modo che non si possa commentare in modo anonimo e che il tuo commento possa apparire solo dopo la moderazione.
perdonami e grazie ancora per la pazienza!
Adelia