mercoledì 23 aprile 2014

Must have...!!!!

Utilissimo portagatti in vera pelle, modello etnico. Si sposta dove volete a comando vocale. Dotato di movimento rotatorio “frullo frullo” per fantastici grattini, autoriscaldante per confortevoli pennichelle. Completamente autonomo, all’occorrenza può gestire anche i momenti “pappa”, “sabbietta” e “capricci”. Rivestito in jeans nella parte inferiore per funzione “tiragraffi”.
Resta fermo per ore se dotato di telecomando TV


Accattatevill…


Non avete gatti?
Fa anche da ascensore per cani che non devono chiedere mai :o)


lunedì 7 aprile 2014

Libera part two

Prima che me lo chiediate anche voi vi dico subito che non ho visto niente e nessuno. Nessuna luce meravigliosa, nessun tunnel da percorrere. Nessun comitato d’accoglienza, angeli danzanti e antenati coi tamburelli, nemmeno dèmoni ghignanti ed ombre minacciose, niente limousine con autista palestrato e  nemmeno una fermata di tram.
Quindi o, dato l’orario, la reception era chiusa per pranzo o non esiste nulla. O magari, terza ipotesi, s’erano nascosti per farmi una festa a sorpresa. Mah.. vallo a sapere!

Nel frattempo, fuori è il caos totale. Mio marito è impazzito, gli hanno appena detto che, quasi sicuramente, non sopravviverò. Il mio cuore non vuole saperne di battere. Riposizionano il contropulsatore, non va bene, continuano a provare farmaci. 
Si può solo aspettare. 
La prima notte Abdelsalam la passa in macchina sotto l’ospedale, perché in reparto non può stare. 
Linda e Sonia ( grazie ) non lo lasciano solo un attimo, lo sostengono, gli suggeriscono cosa fare. Ad esempio avvisare le persone cui voglio bene, nel caso volessero vedermi forse per l’ultima volta. Lui, incautamente, chiama anche la mia famiglia. Grave errore, ma è un’altra storia.
Inconsapevole di tutto, io sono libera.
Il mio corpo è in balìa dei medici, la mia vita è appesa ad un filo – anzi, ad un’esagerazione di tubi – arriva mia madre in piena modalità matrioska e si installa a casa mia. Detta ordini, piagnucola, si giustifica davanti a chi sa che la presenza della mia famiglia è solo un pro forma – chi li ha mai visti prima? Ovviamente, mio padre non c’è. Così ora mio marito, oltre a dover lavorare, mandare avanti una casa e affrontare la mia malattia deve anche badare a lei ed ascoltarne le lagnanze. Tranne quella mezzoretta prima del Tg, che c’è il gioco dei pacchi e lei lo guarda attenta mentre mio marito piange, da solo, chiuso nella stanza.

Passano così 6 giorni, tra speranze e disperazione. Ora il problema non è più se sopravviverò, ma come.
Il coma, dovuto allo shock metabolico, mi tiene stretta in uno stato di incoscienza, resta solo l’istinto animale di difendersi, fuggire. Sono impotente, gli occhi sigillati da un gel che li protegge, tubi nel naso ed in bocca, innesto nella giugulare per i farmaci, flebo alle braccia. 
Io muovo continuamente le gambe, voglio andarmene, cerco di strappare via tutta quella roba. L’ennesima volta che mi tolgo il tubo dalla bocca mordo con ferocia cieca l’infermiere che me lo vuole riposizionare, quindi decidono di legarmi le mani alle sbarre del letto.
Il timore, ora, è che io abbia subìto danni al cervello. La rianimazione è stata lunga, sarà arrivato abbastanza sangue anche al cervello? Nessuno ha la risposta, si saprà quando mi sveglierò. Se mi sveglierò.

E per oggi basta così