martedì 13 gennaio 2015

PERCHE’ NON SONO CHARLIE HEBDO

In questi giorni sto discutendo con mezzo mondo riguardo ai fatti di Parigi. Mi riferisco, ovviamente, all’omicidio dei giornalisti del giornale satirico Charlie Hebdo, con tutte le contraddizioni, i sospetti e le mistificazioni del caso. Ma non ne parlo ora, qui, anche se il tarlo del perché cazzo ci si porti la carta di identità in un’operazione terroristica, del come abbia fatto la donna più ricercata del momento a passare inosservata a tutti i controlli fino ad arrivare tranquillamente in Siria, eccetera eccetera. Forse ne farò un capitolo a parte.
Prima di continuare a scrivere, però, mi corre l’obbligo di fissare alcuni punti cardine della discussione:
1.      Io sono atea. Nessuna redenzione, nessuna consolazione, nessuna indulgenza neppure nei momenti “tragici” della mia vita. Non mi conforta pensare che esista una qualunque divinità che mi ama e mi protegge ( visti anche gli scarsi risultati ) e che comunque le cose brutte accadono per colpa di un’entità maligna. Siete liberi di credere ciò che volete perché io non sono “contro”. Sono semplicemente “senza”.
2.      Io sono comunista. Non “di sinistra”. Non simpatizzante. Io sono comunista punto. E mi son letta pure Il Capitale.  Ho letto pure altro. Anche testi religiosi, dalla Torah al Talmud alla Bibbia al Corano. 
3.      Io non accetto la violenza come forma relazionale, soprattutto quando non risolve il problema.
4.      Sostengo la libertà di pensiero, di azione e di stampa.
Ecco, al quarto punto mi sorge un problema.
Cos’è la libertà?
Non riesco a pensare una definizione migliore di questa: la mia libertà finisce dove comincia quella degli altri.
Sembra assurdo mettere dei paletti alla libertà, vero?
E mi fa anche star male il fatto di doverli mettere io, che i paletti li ho sempre divelti.
Però, ragionando, mi rendo conto che qualcosa ci vuole. Prendiamo ad esempio la libertà di stampa. Senza paletti dovrei accettare senza batter ciglio anche pubblicazioni tipo:
“il Corriere del Pedofilo”   “Noi cannibali”  “Il manuale dello stupratore”  “Piccoli nazisti crescono”   “Diventa un carnefice in 4 semplici mosse”  “1000 modi per squartare un criceto”  “Come cucinare un gatto senza strozzarsi con le vibrisse”
Eccetera eccetera.
Ovviamente, ho scelto argomenti che offendono il sentire comune. Perché immagino che alla maggior parte delle persone vedere in edicola una copertina con un pedofilo che stupra un bambino ( ecc. ecc. ) dia fastidio. Magari no, mi sbaglio. Ma io andrei fuori di testa.
E a questo punto me ne frego della libertà di espressione e di stampa.
Ora, guardando le vignette di Charlie Hebdo, sinceramente non vedo satira. Vedo una serie di volgarità. Mi si è rinfacciato di non essere francese e, quindi, di non comprendere il livello di libertà raggiunto da qual popolo eletto.
Allora non voglio prendere una vignetta sull’Islam -  giusto per far capire che non è che mi offendo perché c’ho il marito musulmano. Prendiamo la vignetta sul matrimonio omosessuale.


Quello che capisco io, piccolo essere limitato e soprattutto non francese e pure col marito musulmano, è che il matrimonio omosessuale significa il diritto di giocare ad “incularella”, possibilmente a trenino con gli amici. Ed anche con una certa aura incestuosa. Questa per me non è libertà di stampa ma – anzi – l’idea fortemente reazionaria che gli omosessuali non siano altro che sodomiti insaziabili e non, prima di tutto, persone. Connotare l’omosessualità con l’incularella è quanto di più reazionario si possa concepire.
Io, se fossi omosessuale, mi incazzerei.
Immagino pure i cristiani.
Un’altra cosa che mi provoca violente crisi di orticaria è che se muoiono giornalisti trendy francesi – mi dispiace, non fraintendetemi, lo trovo terribile – il mondo insorge, si riuniscono capi di stato, si raccolgono fondi ( € 500.000 in 5 giorni, ma se chiedi 1 euro per comprare il latte ad un bambino col cazzo che te li danno ), si ulula alla Mezzaluna islamica, si pretendono scuse e dissociazioni, si evocano spauracchi a giustificare uno stato di polizia – alla faccia della libertè egalitè e fraternitè. Si dice: “ma come, sono cresciuti qui… “ a significare “brutti bastardi maledetti, vi abbiamo accolto e sfamato ed ora mordete la mano al padrone!”. ( e anche qui.. parliamone di chi sfama chi! )
Come se nelle nostre città, a parte qualche rara eccezione, ci fosse davvero una tranquilla convivenza e  non un ignorarsi o guardarsi in cagnesco ( reciproco, eh… mica dico che son tutti santi ). Ecco che si affaccia un’altra parola che mi fa venire l’orticaria: “integrazione”.
Ma che devo integrare? Che vuol dire? Inglobare, fagocitare. Lasciarsi inglobare, lasciarsi fagocitare. E subito segue “tolleranza”. Ma che vuol dire? Mi stai sul culo ma mi sento buono e ti sopporto per un po’?
Ma voi le avete viste le nostre città? Io vedo gruppi di persone che vivono separate, ognuno coi suoi negozi di riferimento. A Milano, ad es. , Paolo Sarpi è zona cinese ( anche se adesso i negozi cinesi sono dovunque ), Via Padova e Giambellino sono arabe, Via Soderini è ebrea. La differenza è che io non ho mai visto un ebreo in un supermercato “italiano”. Io lavoro in quella zona e nel supermercato carrefour c’è il reparto kosher. Non ho mai visto però il reparto halal nella zona araba o quello thai in Paolo Sarpi.
Ops… il punto numero 5: io non sono antisemita. Sono antisionista.
Comunque c’è sempre una coda di paglia, uno strisciante ricatto che spinge i popoli a sentirsi in colpa per l’olocausto, dimenticando che si, è innegabile, ma è altrettanto innegabile il massacro che da anni Israele compie in Medio Oriente ( e nel mondo, direi… perché è inevitabile che l’allievo superi il maestro,). Vogliamo contare i morti come si faceva da bambini con le figurine? Tra bombardamenti, embarghi, esecuzioni sommarie, arresti, freddo, fame, malattie.. quanti milioni di morti? O forse non contano, non fanno rumore. ( e comunque lo sterminio ha riguardato anche rom e sinti, comunisti, omosessuali, disabili eccetera eccetera. Ma chi se ne frega, non li commemora nessuno.. )
O qualcuno si è chiesto quanti milioni di morti ha fatto e continua a fare la cara vecchia Europa con le sue follie religiose, con la sua avidità, con le sue pulizie etniche? Qualcuno si è indignato, ha chiesto scusa, si è dissociato? E l’America? Vogliamo parlarne?
Tornando ai giornalisti ed alla libertà di stampa: qualcuno sa chi era Naji al-Ali? Eppure la maggior parte di noi nel 1987 era grandicella, io avevo 19 anni. Era un bambino palestinese, cacciato dalla sua terra nel 1948 a seguito dell’occupazione israeliana. Profugo in Libano, venne anche arrestato per motivi politici. Poi l’incontro con Ghassan Kanafani, grande intellettuale palestinese, e l’opportunità di lavorare per la rivista Al Hurriyah ( la Libertà ). Le sue vignette contro l’occupazione israeliana sono famose, forse le avrete viste. C’è sempre un bambino nei suoi disegni, sempre di spalle perché mostrerà il suo volto solo quando la Palestina sarà libera. Naji al-Ali venne ucciso nella sede del giornale a Londra, giustiziato con un colpo alla tempia da un palestinese che lavorava per il Mossad. Era il 1987 e non ricordo nessuna manifestazione di sdegno, nessuna raccolta fondi, nessuna riunione di capi di stato. La Thatcher cacciò via 3 diplomatici israeliani e chiuse la sede del Mossad a Londra. Non per l’omicidio, ma perché si rifiutarono di fornire informazioni al governo inglese circa i 2 doppi agenti segreti infiltrati nel paese ed al deposito di armi trovate in casa di uno di questi.
E non ricordo nemmeno la metà dello sdegno e delle manifestazioni di solidarietà di questi giorni.
Nessuno ha chiesto agli intoccabili sionisti di fare pubblica ammenda e dissociarsi da quanto accaduto.
Solo ne 2014 sono stati uccisi 118 giornalisti, e la cifra son certa sia approssimata per difetto. Solo 17 per catastrofi naturali o incidenti.
119 sono stati rapiti. 178 sono stati imprigionati.
Dove siete, vari #jesuis….. ?
Io credo che la consapevolezza implichi il rispetto.
Credo che i morti siano tutti uguali, ma che i bambini che muoiono di freddo e fame e guerra e malattie siano morti più gravi.
E se proprio devo essere qualcosa preceduto da un hashtag, #iosonoHandala, un bimbo con gli aculei in testa ed i piedi scalzi, ostinatamente di spalle per protestare contro un mondo ingiusto.