La mia bolla su Allafinearrivamamma

Adoro Anna
la sua sensibilità, la sua fragilità che non si arrende mai, il suo modo di stare accanto senza pressare, comprimere, ridurre ad equazioni.
Anna ospita bolle sul suo blog, momenti sospesi della vita di noi poliabortive, e lascia che volino senza mai scoppiare.

http://allafinearrivamamma.blogspot.it/2012/06/la-bolla-di-adelia.html



La Bolla di Adelia

Adelia mi ha regalato un'espressione che ho tenuto nel cuore durante i giorni dell'ospedale e del grande 
dolore fisico:
Mi sento una culla vuota, mi sento una bara vuota.

Questa frase mi ha colpito come un proiettile di vetro che poi si è fatta schegge dentro il mio corpo.
Ha racchiuso tutto ciò che sento, tutto ciò che mi sento, tutto l'odio che ora provo per il mio corpo, 
che non culla i miei bambini.
Non si nasce da un corpo, ma dalla coscienza di una madre
questa è Adelia.
Una donna con le braccia aperte e la sua pancia vuota in attesa.
Una donna che accoglie e condivide.
Avevo pianto mentre leggevo la sua storia in ospedale, lei è una conchiglia sulla spiaggia di Nina e la 

trovate qui nel suo blog, perchè con lucida consapevolezza aveva raccontato il suo dolore, come se 
fosse capitato ad un'altra donna, e ora, oggi, che vivo il mio di dolore, e la mia nuova perdita, piango ancora.
Perchè la ritrovo qui, in questo angolo di precarietà e di incertezza, in questo mondo fatto di vuoti, 

di quel "dopo" le beta che non crescono, "dopo" le camere gestazionali vuote, "dopo" quel sangue che 
porta via, "dopo" le assenze e i sogni dei figli mai nati, e i sorrisi dei figli non tuoi, nati quando dovevano 
nascere i tuoi.
E perchè mi ritrovo nella sua forza, nel suo bisogno di combattere nonostante la paura che possa 

riaccadere, il terrore cieco quando il test è positivo, eppure, il bisogno di guardare avanti, senza 
permettersi di tornare a guardare quel buio, nella speranza che quella luce non si spenga mai, 
nella convinzione di diventare un giorno madri di figli su questa terra, già mamme speciali oggi.
La bolla di Adelia
Ciao Anna
Per prima cosa vorrei ringraziarti per questo spazio di confronto e di conforto che ci offri.
Probabilmente qualcuna delle tue lettrici conosce già la mia storia, qualcuna forse no.
Ad ogni modo, se la mia triste esperienza - malgrado il dolore che provo ed il desiderio di mantenerlo
 intimo - può essere in qualche strano modo di aiuto ad altre donne e ad altri uomini, ben venga il 
continuare a parlarne.
Vorrei però cominciare, se mi permetti, con una poesia della mia amatissima Alda Merini, tratta
 da “La terra santa”.

“Pensiero, io non ho più parole.
Ma cosa sei tu in sostanza?
qualcosa che lacrima a volte,
e a volte dà luce.
Pensiero,dove hai le radici?
Nella mia anima folle
o nel mio grembo distrutto?
Sei così ardito vorace,
consumi ogni distanza;
dimmi che io mi ritorca
come ha già fatto Orfeo
guardando la sua Euridice,
e così possa perderti
nell'antro della follia.”

11 volte mi sono fatta culla, e 11 volte mi sono ritrovata bara.

Sono madre di 11 figli, ma nessuno è con me.
Non si può descrivere il dolore, è intimo, lacerante, devastante. Non c’è momento di tregua, non c’è 
nascondiglio. Mai. Da qualche parte nella mente un pensiero ti scopre ancora là, attonita, ferma a
quell’istante che separa la gioia dell’attesa dal vuoto disperato di voci, suoni, immagini.
Ed è esattamente in quell’attimo di limbo che si vorrebbe restare, si vorrebbe non aver ascoltato, 
non aver capito, non essere ancora entrate nella stanza, sdraiate sul lettino. Un attimo prima, ancora 
con le mutandine addosso, il nostro pudore non stracciato, il nostro sogno ancora intatto.
Mi sento una culla vuota, mi sento una bara vuota.
Non ho un bambino da annusare, non ho una tomba su cui piangere.
Non ho neppure una spiegazione.
Come un animale mi sono aggirata furibonda in ogni più remota parte del mio cuore, ho graffiato, 
morso, fatto a pezzi, devastato ogni pezzetto della mia anima.
Come un animale ho deciso che continuerò a provarci ancora e ancora, finchè la morte non si arrenderà
lasciando almeno uno dei miei figli con me, o finchè il mio corpo non si piegherà al passare del tempo.
Magari sarà la prossima volta, chi può dirlo?
E sarà il mio dodicesimo figlio.
Perché io sono già madre di 11 figli.
A volte mi sembra di vederli correre nel corridoio, li sento ridere nella loro stanza.
Apro la porta e non ci sono più.
Li guardo mentre loro guardano me la mattina, sull’autobus, figli di altre madri, luci di altri occhi.
Mi specchio negli occhi dei bambini che vengono a giocare con me al parco, saranno i miei capelli 
a rendermi irresistibile.
Il complimento più bello che ho ricevuto nella mia vita è stato da Hisham, che all’epoca aveva 8 anni
e un futuro negato dalla burocrazia.
“Sei bella come un pagliaccio!”
Così m’ha detto.
Ed io sono stata il pagliaccio più felice del mondo.
Tornare a vivere, trovare un senso che non c’è.
Accogliermi ed accettarmi così come sono non è stato facile. Piano piano, continuando a camminare, 
costringendomi a gesti che per me ormai non significavano più nulla, un passo alla volta, un giorno alla
volta.
I miei figli non si meritano una madre scheggiata, per le rughe non posso farci niente, il tempo è passato. 
Ma ho vissuto anche per loro, ho permesso loro di sorridere attraverso il mio sorriso, di abbracciare 
attraverso le mie braccia, di usare le mie mani.
Io sono loro e loro sono me.
Non siamo soli, mai.

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Adelia